Giuseppe Niosi (Cobas Scuola): “No alle classi pollaio e sì all’aumento degli organici”

PISA – Continua il nostro viaggio sulla situazione della scuola e le sue prospettive nell’immediato futuro. A tal proposito Pisanews ha contattato per fare il punto della situazione il Prof. Giuseppe Niosi, insegnante di educazione fisica al Liceo Artistico “F. Russoli” di Pisa ed appartenente all’esecutivo provinciale del sindacato Cobas Scuola. Niosi vanta anche un passato in qualità di preparatore atletico nel Pisa Sporting Club dal 1983 al 1989 ai tempi della gestione Romeo Anconetani.

di Maurizio Ficeli

D. A livello di sindacato come vedete la situazione della scuola in questo momento di Covid-19?

R. “Per quanto riguarda la situazione della scuola di oggi, il discorso va affrontato su più fronti, in primo luogo, con l’attività didattica sospesa per le note ragioni di emergenza sanitaria, la scuola si è dovuta chiaramente adeguare e questo i docenti lo hanno fatto “rimodellandosi” in tempi brevissimi ed in maniera volontaria ed esemplare, fino al D-Lgs 22 dove è stata assicurata. Il problema non ha riguardato solo i docenti ma anche tutto il personale Ata nelle funzioni di amministrativi e collaboratori e questa è stata una cosa fondamentale perché per i Cobas la scuola non è solo il personale docente, ma tutto il personale in essa operante. Comunque, tutte le componenti hanno fatto in modo che l’offerta formativa continuasse ad essere funzionale alla preparazione degli studenti al di là dei limiti e delle problematiche legate all’emergenza“. 

D. Come Cobas come vi state muovendo per affrontare certe problematiche? 

R.”Noi Cobas abbiamo dato particolare attenzione anche a situazioni di difficoltà, come l’istruzione in carcere o per gli ultimi della fascia sociale, cosa direi trascurata quasi del tutto dal ministero e da parte di alcune istituzioni scolastiche. Mi spiego, la didattica a distanza nelle carceri non è arrivata. Nel nostro territorio provinciale abbiamo due istituti carcerari, Pisa e Volterra, dove sono state interrotte tutte le comunicazioni sociali; per fare DAD mancano la disponibilità di materiale e la possibilità di distanziamento sociale nelle aule, cosa che deve essere prevista anche per le attività ordinarie. La DAD oltretutto è il minore dei problemi dei detenuti, la cui vita è messa a rischio ogni giorno dalla situazione in cui si trovano, sovraffollati, esposti al virus più di altri e con possibilità di cura molto scarse. Il Ministero ha stanziato dei fondi ma non sono sufficienti a raggiungere alcune fasce di popolazione che non potranno così ricevere quell’istruzione di cui hanno diritto e mi riferisco, per parlare di Pisa, ad alcuni istituti comprensivi frequentati da studenti rom, immigrati ed extracomunitari con situazioni di disagio socio-economico perché sprovvisti di materiali, computer e connessione. Di conseguenza non stanno seguendo le lezioni perché non siamo riusciti, come scuola, a raggiungere tutti“. 

D. Qual è la vostra posizione sulla organizzazione della didattica a distanza? 

R. “Una cosa essenziale che abbiamo segnalato è il fatto il ministero ci ha detto di fare didattica a distanza, ma attraverso canali che sono di aziende esterne allo stato: mi riferisco alle due che hanno il monopolio delle piattaforme didattiche e che oltretutto hanno regimi fiscali particolari. È vero che le hanno messe a disposizione gratuitamente ma resta il fatto che si appropriano di informazioni di profilazione che potranno usare in seguito. E la questione diventa ancora più grave se si pensa che c’è in gioco la privacy di minori. Risulta inoltre incomprensibile come mai il Ministero abbia deciso di consegnare di fatto un bene pubblico come la scuola nelle mani di aziende private con tutte le ovvie conseguenze anche simboliche di una tale opzione, piuttosto che spendere il necessario per dotarsi di una piattaforma ministeriale sicura e unica per tutte le scuole dello stato“. 

D. Poi c’è la questione degli esami di maturità, qual è il vostro pensiero? 

R. “C‘è una situazione molto calda già sollevata da alcuni docenti pisani che hanno indirizzato una lettera aperta alla Ministra della Pubblica istruzione Azzolina per ciò che riguarda gli esami in presenza nelle scuole superiori e che sta appunto scaldando gli animi non solo dei docenti, ma anche delle famiglie e di alcuni politici alla luce della posizione presa dalla ministra stessa. L’esame in presenza metterà in difficoltà non solo dal punto di vista pratico, vale a dire riguardo alla predisposizione degli ambienti, ma sarà difficile garantire condizioni di massima sicurezza per studenti e commissari ed il rispetto delle norme date dalle autorità sanitarie competenti. C’è inoltre tanta paura da parte del corpo docente che è composto in buona parte da Over 55 che, come dice lo stesso Inps, prima di tornare a scuola, dovrebbero fare almeno dei controlli anticorpali Covid-19

D. Come giudicate la questione dei crediti? 

R. “Al momento attuale stiamo parlando del niente, perché non è uscita l’ordinanza. I docenti con il documento del 15 maggio sintetizzano il percorso scolastico della classe e dei singoli studenti attraverso una relazione, ma ad oggi, non avendo indicazioni precise, non sappiamo come saranno attribuiti i crediti, se saranno 40 o 60. Comunque, potrebbero non rispettare la vera realtà del percorso fatto“. 

D. Parliamo di classi ed organici. Che informazioni avete? 

R.”Non abbiamo ancora notizie dall’amministrazione centrale e non ci è stata data ancora alcuna informativa riguardante la costituzione degli organici per il prossimo anno scolastico 2020/21. Abbiamo una certezza che è quella della legge finanziaria 2020, in vigore attualmente, dove viene stabilita una rimodulazione della composizione delle classi con una riduzione notevole del numero degli studenti per classe “. 

D. Quindi siete sulla stessa posizione della ministra che vuole la scomposizione delle classi? 

R.”Come Cobas abbiamo sempre avuto una posizione chiara e forte assolutamente favorevole all’abolizione delle classi “pollaio”, anche perché abbiamo sempre sostenuto che una didattica vera è difficile da attuare con 27/30 studenti per classe. Chiediamo in maniera ferma la riduzione del numero degli alunni in ogni classe perché questo a nostro avviso darebbe più garanzie per una istruzione adeguata e forse in maggiore sicurezza, dati i tempi. Chiediamo inoltre un vero piano di assunzioni del personale docente e ATA“. 

DAndiamo nel dettaglio, cominciando dagli ATA…

R. “Nella provincia di Pisa c’è stata una riduzione degli organici ATA di circa il 17%, cosa che ha comportato grandi sforzi ed impegno assoluto da parte di amministrativi e collaboratori scolastici perché tutto funzionasse bene pur essendo sottodimensionati rispetto alle necessità. I Cobas chiedono un’assunzione consistente di personale ATA e direttori amministrativi, oltre alla stabilizzazione di tutto il personale precario che sta attualmente lavorando nella scuola.“.

D. Mentre per il personale docente? 

R.”Serve la stabilizzazione del personale precario: si tratta di 150.000 docenti a livello nazionale con contratti che nel migliore dei casi partono da fine settembre e terminano al 30 giugno. Chiediamo la riformulazione del concorso straordinario, bandito per i docenti, per soli titoli. Devono essere stabilizzati tutti gli insegnanti con 2 o 3 anni di anzianità a partire da settembre 2020. Questo permetterebbe di iniziare il prossimo anno scolastico nel migliore dei modi“. 

D. Previsioni per il futuro scolastico? 

R.”Francamente non sappiamo se sarà un anno scolastico in presenza o a distanza o mista, per noi è importante che sia in sicurezza, ma ribadiamo che l’unica vera didattica è quella a scuola.”

D. Dalla scuola al calcio: un passato come preparatore atletico del Pisa Sporting Club nel periodo della presidenza Anconetani, che ricordi porta con sé di quel periodo? 

R.”I ricordi di un bel momento dove il calcio a Pisa ed in generale era “il calcio vero”. Per carità, non che quello attuale non lo sia, ma quello che ho vissuto nel periodo di Anconetani era calcio pieno di passione di presenze e di amore per lo sport. Sì è vero, il calcio è sempre stato movimento economico ed un discorso di interessi, ma Romeo Anconetani è riuscito a portare avanti il calcio nella nostra città al di là di tutto. In quel periodo ho avuto la fortuna di conoscere persone splendide pur venendo da un ambiente diverso come l’hockey su prato “. Comunque, il cuore che batte dentro di me è nerazzurro. 60 anni di vita pisana ti fanno indubbiamente stare vicino ai colori della tua città!


D. A suo avviso si deve ritornare a giocare?

 
R. “Riguardo ad una ripresa del gioco del calcio è un po’ difficile fare previsioni perché l’aspetto economico è prevalente, ci sono troppi interessi. È indispensabile rimettersi alle decisioni di chi ha competenze, in primis gli organismi sanitari che ci potranno dire, come del resto vale anche per la scuola, se possiamo continuare il campionato. Se fosse possibile finire il campionato sarebbe meglio, ma questo lo devono dire gli specialisti competenti non i tecnici, pur per quanto capaci, e nemmeno i presidenti, seppur bravi nel loro lavoro“.

By