GPS e telecamere, il grande fratello a Palazzo Gambacorti

PISA – Proseguono i lavori per “la messa in sicurezza” di Palazzo Gambacorti e Palazzo Mosca con piccoli interventi di
restauro, prossima esternalizzazione del portierato, installazione delle telecamere all’ingresso, interventi richiesti dal Sindaco e finanziati con apposito capitolo di bilancio.

Abbiamo già detto e scritto che l’inaccessibilità della sala consiliare per i cittadini, previa loro schedatura all’ingresso , sta alla partecipazione democratica come una dittatura al rispetto dei diritti umani.

Ai fautori dei daspo urbani e delle telecamere ricordiamo che gli impianti potranno essere installati solo previa autorizzazione dei sindacati o, in caso di loro diniego, si rende necessario un passaggio alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del
lavoro. Da parte del sindacato generale di base nessun assenso a questo inutile dispendio di soldi, quindi o si rispetteranno le normative vigenti (che il jobs act ha comunque addomesticato per dare piu’ potere ai datori di lavoro e indebolire il potere di veto del sindacato) o non esiteremo a rivolgerci alla direzione del lavoro denunciando il comportamento antisindacale della
amministrazione Filippeschi.

Sia ben chiaro che al lavoratore, o lavoratrice che sia , dovrà essere concessa l’ adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196.
Ma le telecamere a Palazzo non sono il solo strumento di controllo, alla Pm si parla di GPS per localizzare l’agente in caso di pericolo. Anche in questo caso il controllo è giustificato in nome della sicurezza, la solita motivazione con la quale si sospendono le agibilità democratiche e nel passato sono state introdotte le legislazioni di emergenza.
Sia ben chiaro che noi non abbiamo alcuna simpatia per chi rivendica zero controlli per agire impunemente violando le regole della pubblica amministrazione. Per chiarirci non siamo a difendere l’eventuale furbetto del cartellino, siano tuttavia convinti
che un sistema maniacale di controllo non serva né al rispetto di regole e principi, né aumenti la qualità dei servizi. Nel caso poi dei dispositivi GPS, in alcune aziende pubbliche ricordiamo l’uso che ne è stato fatto, ossia controllare ogni singolo movimento del lavoratore per introdurre una misurazione del lavoro senza pause e tempi morti, accrescendo lo
stress, lo sfruttamento e l’alienazione della forza lavoro. Già nel passato il garante per la protezione dei dati personali ha bloccato numerose aziende per l’utilizzo da loro fatto sull’uso
del gps, uso autorizzato anche dai sindacati Con la circolare n. 2/2016, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha ribadito che il sistema GPS montato su auto e dispositivi aziendali, non è uno strumento necessario al lavoratore per rendere la prestazione, rappresentano solo un elemento “aggiunto” agli strumenti di lavoro e, pertanto, per la loro istallazione è necessario un accordo sindacale.

Di conseguenza , un accordo aziendale su gps (precisando nei minimi particolari l’uso che se ne vuole fare) e telecamere si rende necessario prima della loro installazione ma fin da ora si sappia che il sindacato generale di base non intende avallare questi sistemi di controllo perché il loro utilizzo ormai è funzionale ad accrescere l’invasivo controllo antidemocratico e lo sfruttamento dei lavoratori. Possiamo capire che il gps possa rappresentare un aiuto a tutela della sicurezza degli agenti di Polizia Municipale ma resta il fatto che la sua introduzione potrebbe presto servire a ben altro scopo. Chiamateci utopisti ma pensiamo che la tecnologia dovrebbe aiutarci a lavorare meglio e meno, al contrario serve per
accrescere i profitti e renderci sempre piu’ schiavi. E visto che non ne possiamo fare a meno, cerchiamo almeno di non esserne complici.

Fonte: Sindacato generale di base Pisa

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