Grande successo al Verdi per il Barbiere di Siviglia di L.T.L Opera Studio

PISA- Eleganza melodica, strumentazione elettrizzante, ritmi frizzanti:  potrebbe trattarsi di  certa musica commerciale anni  70-80 ma anche di Rossini.  Il Figaro andato in scena lo scorso weekend al teatro Verdi di Pisa ha mostrato come l’esuberanza dei giovani artisti selezionati nel progetto L.T.L. Opera Studio sia riuscita nell’impresa di contaminare efficacemente  la partitura rossiniana con certa gestualità pop.

La prima serenata sotto il balcone di Rosina
La prima serenata sotto il balcone di Rosina

 L’idea è semplice e funziona. Immaginate il conte d’Almaviva che entra in scena annunciando “pace e gioia” vestito come il tastierista degli Yes:  parrucca bionda e una lunga veste bianca su cui spicca un medaglione in salsa new-age.  Il risultato è una esilarante citazione-parodia  uscita da una irresistibile fiera vintage.  Ma non finisce qui: i musicanti al servizio del conte agitano chitarre elettriche di cartapesta mentre Figaro, interpretato da  Carlo Checchi, saltella, corre, pedala, non sta fermo un attimo e si dimena  come un improbabile John Travolta, tentando persino il monnwalk  à la Michael Jackson.  Insomma  la contaminazione ideata dal regista Alessio Pizzech,  è stata riuscitissima e si è rivelata  uno degli elementi di maggior successo della rappresentazione.  Molto apprezzata anche l’Orchestra Giovanile Italiana nella quale confluiscono studenti della scuola di Fiesole: l’istituzione che da trenta anni contribuisce in maniera determinante alla vita musicale italiana.  Convincente, incisiva e timbricamente smagliante  è stata la direzione di Nicola Paszkowsky.  Bello il colore dei fiati, bravi i corni e bravi i clarinetti.

don Bartolo e don Basilio

Nella rappresentazione di domenica 22 Febbraio – quella cui ha assistito chi scrive –  sono stati calorosamente applaudite soprattutto due voci maschili:  il don Bartolo di Davide Franceschini e il don Basilio di Eugenio di Lieto,  entrambi dotati di senso della scena, bel timbro e talentuosa musicalità. A  Becahra Mouffarrej era affidata la parte del conte d’Almaviva, vero tour de force dell’intera partitura,  che il giovane tenore ha cercato di risolvere puntando su un colore chiaro e limpido che piaceva molto nei recitativi.  Delle due serenate che il conte rivolge al balcone di Rosina, la seconda è forse quella venuta meglio.

Teatro pieno e successo per questa nuova produzione nell’ambito dell’Opera Studio: una formula che da diversi anni si rivela brillante e che in questa occasione  è riuscita a coniugare egregiamente due missioni: piacere al pubblico e formare i giovani che domani faranno vivere l’Opera.

Sergio Giudici

 

 

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