“Qui! Group” è fallita. Anche a Pisa pagamenti fino a 8.000 non arrivati

PISA – “Purtroppo i timori si sono tramutati in realtà ed il 6 settembre scorso il tribunale di Genova ha dichiarato fallita la “Qui! Group”, una delle principali società che emettono ticket restaurant, con evidente ripercussioni per quei bar e ristoranti che avevano la convenzione per l’erogazione del servizio sostitutivo di mensa e che quindi vedono a forte rischio i propri crediti.

Nella provincia di Pisa ci sono attività che attendono ancora pagamenti per 6-8.000 euro”. A parlare è Adriano Rapaioli, coordinatore Fiepet Toscana Nord, l’associazione dei pubblici esercizi Confesercenti, sulla vicenda che ha visto fallire una delle più importanti società italiane per l’erogazione dei buoni pasto.

“Siamo vicini ai dipendenti di Qui! Group ma anche agli esercenti che vantano un credito nei confronti della società –  spiega Adriano Rapaioli – e che con il fallimento rischiano di veder svanire ogni possibilità il risarcimento. Il tribunale di Genova ha fissato per il 21 ge 2019 che l’adunanza dei creditori per l’esame dello stato del passivo e quindi fino a tale data è possibile inviare istanza per l’insinuazione nel fallimento; anche dopo tale data possono comunque essere presentate istanze seppur tardive. Per questo chiediamo a coloro che vantano crediti con questa società di rivolgersi alle nostre sedi per predisporre gli atti necessari”. La procura genovese aveva chiesto il fallimento di per un dissesto finanziario che ammonterebbe a 32 milioni di euro, richiesta poi accordata dal tribunale. Ancora Rapaioli: “I problemi con questa società c’erano già da tempo con esercenti che man mano avevano rotto i rapporti, vista l’attesa di pagamenti arretrati da mesi per importi sempre più alti. Con la nostra dirigenza nazionale – conclude il coordinatore Fiepet – avevamo chiesto al ministro Luigi Di Maio di aprire un tavolo di crisi per risolvere il problema, che coinvolge migliaia di imprese ed è stato causato da un appalto pubblico. Adesso però siamo alla fase successiva, quella del fallimento e quindi bisogna comunque trovare una soluzione per la salvaguardia dei crediti vantati dai pubblici esercizi, che permetta loro di recuperarli “.

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