I giocatori che hanno fatto la storia del Pisa: “Diego Gabriel Raimondi: spirito argentino, cuore pisano”

PISA – Torna, come ogni settimana, la rubrica che va a raccontare la storia di quei calciatori che in tempi più o meno recenti, hanno lasciato un segno a Pisa. Oggi parliamo di uno dei tanti argentini che sono riusciti a farsi voler bene dalla nostra città: personaggio ruvido ed arcigno in campo, di una generosità e disponibilità unica nella vita: Gabriel Raimondi.

di Marco  Scialpi

Diego Gabriel Raimondi (foto iltirreno.gelocal.it)
Diego Gabriel Raimondi (foto iltirreno.gelocal.it)

“Gabriel è il capitano per eccellenza. Parlo della sua personalità e della sua umanità. La sua voglia, la sua determinazione, sono lo spot migliore per il Pisa” (Giampiero Ventura).

Amore a prima vista, è questo che identifica il rapporto che si è venuto a creare tra Gabriel Raimondi e la piazza di Pisa. Nato a Buenos Aires nel 1977, sbarca sotto la Torre nell’estate 2006, dopo aver militato nelle serie minori italiane, con le maglie di Casarano e Gallipoli.

Roccioso difensore centrale, dotato di una grandissima personalità, riesce subito ad imporsi come titolare della formazione di Mister Braglia, anche se in un ruolo per lui inedito: esterno sinistro del 3-4-3 dell’attuale allenatore della Juve Stabia.

Ci vogliono pochissime partite perchè riesca a farsi volere bene da compagni e tifosi. Probabilmente però, la scintilla definitiva scocca, quando a Monza, in un grigio pomeriggio di novembre, rimane stoicamente in campo, facendosi medicare una brutta ferita alla testa con tredici punti di sutura, applicati sul momento. Sarà uno zero a zero pieno di polemiche per un autogol innescato da Palumbo, che viene ingiustamente non convalidato ai nerazzurri.

La consapevolezza però è quella di aver trovato un nuovo idolo, uno che incarna lo spirito di lotta e sacrificio che ha sempre contraddistinto la gente di Pisa. La domenica dopo, nel vittorioso match casalingo con l’Ivrea, la Curva Nord gli dedicherà uno striscione, per ringraziarlo di questo gesto quasi eroico, un onore storicamente riservato a pochi eletti.

All’ultima giornata, dopo la sconfitta in extremis a Venezia, trascina i compagni delusi ed affranti sotto il settore ospiti, gremito da cinquemila pisani, facendo capire che niente è perduto e che il bello ancora sarebbe dovuto arrivare.

La stagione infatti si rivela trionfale ed il 17 giugno 2007. finalmente, dopo tredici anni, il Pisa torna in Serie B, dopo aver battuto il Monza. Gabriel segna due volte, sempre in casa, contro Pistoiese e Massese, dando un grandissimo contributo alla causa nerazzurra.

Confermato per la nuova stagione nella serie cadetta, viene proclamato capitano per acclamazione. Appropriatosi della maglia numero 5, forma con Trevor Trevisan una delle migliori coppie difensive dell’intera categoria.

Raimondi gioca sempre a testa alta, dimostrando una sicurezza invidiabile, caricandosi la squadra sulle spalle nei momenti di difficoltà. Oltre alle doti di arcigno stopper, dimostra di saperci fare anche in fase offensiva, infatti, a Mantova, pennella sul piede di Castillo un fantastico lancio, che viene trasformato in gol proprio dall’ indimenticato Nacho.

Poche settimane dopo trova anche il primo gol in Serie B, all’Arena arriva il Piacenza, che viene regolato per 3 a 1. Una marcatura porta la firma proprio dell’argentino, che scambia con Cerci ed entrato in area avversaria, lascia partire un diagonale che non lascia scampo al malcapitato Cassano.

Si ripeterà al ritorno, segnando di testa il provvisorio vantaggio del Pisa al “Garilli”, prima che una tripletta di Dedic annichilisse una formazione imbottita di riserve, che alla fine dei novanta minuti verrà sconfitta per 4 a 2.

Il finale di stagione è tormentato da una fastidiosa pubalgia, che si farà sentire anche l’anno dopo e quindi viene costretto a giocare con il freno a mano tirato.

Il passaggio di proprietà da Covarelli a Pomponi, fa si che la squadra venga profondamente modificata, ma Raimondi è uno dei punti fermi da cui ripartire, soffre di problemi fisici ed il suo apporto è limitato. Improvvisamente a metà del girone d’andata, nonostante si fosse ufficialmente ristabilito dagli acciacchi che lo avevano tormentato, non viene più impiegato. L’arcano è presto svelato, a gennaio si trasferisce a Perugia, proprio alla corte di Covarelli, entrando in uno strano intreccio di capitali e di calciatori, che ancora, a distanza di anni, dà da pensare.

Viene strappato via da quella che ormai considera la propria terra adottiva, infatti aveva dichiarato più volte di voler chiudere la carriera a Pisa e di voler rimanere a vivere all’ombra della Torre. Rimane un senso d’amarezza e di delusione per una fantastica avventura interrotta bruscamente e senza un vero perchè.

La sua carriera prosegue con le maglie del Perugia, appunto, e con quella del Cosenza, prima di tornare, nel gennaio 2011, a casa. Torna al Pisa, che nel frattempo aveva cambiato nome, presidente e società ed era appena tornato in Serie C1, dopo essere ripartito dai dilettanti.

Lo smalto e la brillantezza non sono più quelli dei tempi migliori, ma la personalità è la stessa, ed insieme ad altri elementi di spiccato carisma come Carparelli, Anselmi, Favasuli, Passiglia e Calori, trascina il neonato Ac Pisa 1909 alla salvezza.

La stagione 2011/12 è l’ultima di Gabriel Raimondi con la maglia nerazzurra. Dopo un campionato a corrente alternata, come del resto tutta la squadra, che riesce a rialzare la testa solo dopo l’arrivo di Pane, che sostituisce l’esonerato Pagliari, non viene confermato. La sensazione è che, nello spogliatoio ed in campo, avrebbe ancora potuto dare tanto, ma la società, volendo svecchiare ed abbassare il monte ingaggi, decide di privarsi di quella che è ormai a tutti gli effetti una bandiera.

Trova ingaggio nel Pontedera, ma dopo sole quattro presenze, rescinde il contratto e vola in Cile per fare da braccio destro a Christian Lionel Diaz, chiamato sulla panchina del Club Deportes Iquique.

Ritiratosi dal calcio giocato, non ha mai smesso di essere presente nel cuore di tutti i tifosi nerazzurri, identificato come il condottiero di una città continuamente affamata di calcio e di vittorie.

Gli Argentini, a Pisa, hanno sempre trovato terreno fertile e sono riusciti sempre a lasciare un segno indelebile. Così hanno fatto, in epoche diverse, i vari: Castillo, Zavagno, Simeone e Chamot.

Con l’uscita di scena di Raimondi, è stata ammainata l’ultima vera bandiera nerazzurra, in questo momento di disillusione e disaffezione della tifoseria, sarebbe necessario che i componenti del Pisa mutuassero dall’ex capitano almeno un po’ del suo grande carisma e della sua voglia di lottare.

Appartiene alla ristretta cerchia degli “ultracentenari”, infatti ha difeso i colori della nostra città in ben 101 occasioni, segnando anche cinque gol.

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