I segreti del capodanno pisano. Intervista a Paolo Gianfaldoni che riscoprì questa tradizione

PISA – Lunedì 25 marzo è il giorno del capodanno pisano. A Pisa sarà già 2014. Oggi siamo con Paolo Gianfaldoni, scrittore e storico pisano che riscoprì questa tradizione. Gianfaldoni ci ha concesso un’intervista. Leggiamola insieme.

Un saluto a Paolo Gianfaldoni e grazie di averci concesso un po’ di tempo. Da dove è nata questa riscoperta del capodanno pisano? E’ vero che risultò determinante monsignor Riccardo Barsotti?

Nacque tutto da una ricerca fatta nel 1982. Mi ero occupato di questo perché avevo scritto un libro sulle strade e le piazze della città di Pisa. Cercando tra le numerose carte mi resi conto che si parlava molto spesso del capodanno pisano e da lì ho proceduto a fare ulteriori analisi e ricerche, e Riccardo Barsotti mi diete tutte le informazioni necessarie. E’ qui che scrissi un articolo per Vita Nova, un settimanale cattolico, con tutti i risultati di questa ricerca.

Perché proprio il 25 marzo? 

La tradizione nacque nel XII secolo quando Pisa, come Repubblica Pisana, raggiunse il massimo splendore. La data del 25 marzo fu riconosciuta come primo giorno del nuovo anno solare, che si sarebbe concluso il 24 marzo dell’anno successivo. Questo capodanno cadeva il giorno dell’Annunciazione di N.S. Queste ragioni si erano basate sul fatto di considerare come giorno fisso il 25 dicembre, ovvero il giorno della natività di N.S. Da questo punto in poi vennero calcolati nove mesi indietro che cadevano in quel giorno.

Fino a quando rimase in vigore?

Il calendario pisano rimase in vigore fino al 31 dicembre del 1749, poi Francesco I di Lorena, Granduca di Toscana, ordinò che Pisa si adeguasse al calendario gregoriano.

Qual è il segreto della luce che punta proprio in quel punto della cattedrale?

A mezzogiorno esatto la luce penetra in un punto fisso del duomo, in una finestra di forma tonda che è visibile nella parte alta, in corrispondenza della Cappella di S. Ranieri. Fino al 1750 era considerata il segno dell’inizio del nuovo anno.

Secondo lei la cattedrale è stata progettata con questo intento?

Sì, era una tradizione che esisteva fin dal 1100. Tutto questo era voluto nella costruzione del Duomo, altri studi lo hanno chiarito successivamente.

Lei verificò tutto questo nel 1983. Cosa accadde in quell’occasione?

L’articolo l’avevo scritto nel 1982, l’anno dopo infatti andammo con Aldo Paradossi, un fotografo della agenzia Epos e un cameraman della tv locale in Duomo a verificare se questa tradizione vecchia di 200 anni fosse vera. Quel giorno non c’era nessuno, scoprire che inizialmente la luce attraversava la finestra e che poi diventava un fascio di luce e infine un raggio che puntava effettivamente in quel punto della cattedrale fu una emozione indescrivibile. Da pisani abbiamo avuto tutti quanti un senso di appartenenza rafforzato da quella esperienza.

Quanto ci volle per fare in modo che si tornasse a festeggiare questa ricorrenza?

Dal 1983 ci sono voluti ben tre anni, fino al 1986, quando grazie all’Associazione Amici del Gioco del Ponte, siamo riusciti, con Umberto Moschini, all’epoca generale di Mezzogiorno, a riproporre questo evento pisano. Fu lui che organizzò tutto, e da lì in poi la tradizione è rimasta fino ai giorni nostri.

Grazie mille per il tempo che ci ha concesso.

Grazie a voi, speriamo che venga riconosciuto tutto ufficialmente anche dal Comune di Pisa, perché questo è un momento importante di pisanità e di storia del nostro glorioso passato.

Un momento del capodanno pisano

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