#IF 2018. “I ragazzi che scalarono il futuro”, il nuovo libro di Maurizio Gazzarri

PISASabato 13 ottobre alle ore 15 al Museo degli Strumenti per il Calcolo-Palazzina A1 a Pisa, in occasione dell’Internet Festival sarà presentato il libro I ragazzi che scalarono il futuro di Maurizio Gazzarri. Coordina Daniele Luti.

Saluti di Nicoletta De Francesco. Intervengono Giovanni Cignoni, Fabio Gadducci. Saranno presenti insieme all’autore Giuseppe Cecchini, Piero Maestrini, Luigi Pistelli, Ettore Ricciardi.

Giorgio Fabbrini ha 24 anni quando la storia ha inizio. Angela ne ha appena 21. Le loro vite incrociano quelle dei protagonisti della sfida che porterà alla prima calcolatrice elettronica italiana. Dietro a una storia unica di innovazione tecnologica, scientifica e culturale, il romanzo racconta le aspettative e gli errori, il coraggio e l’ingegno, l’amicizia e la voglia di futuro di una intera generazione. Pisa, 1954, la lungimiranza degli Enti Locali, l’intelligenza dell’Ateneo, la visione della famiglia Olivetti, l’impegno di giovani laureati, borsisti, studenti e tecnici hanno contribuito a vincere una delle sfide più significative del XX secolo: la costruzione della CEP (Calcolatrice Elettronica Pisana) e dell’ELEA (Elaboratore Elettronico Aritmetico), i primi computer progettati e realizzati in Italia. Alle vicende di Piazza Torricelli, sede dell’Istituto di Fisica, e di Barbaricina, dove si insedia il Laboratorio di Ricerche Elettroniche della società di Ivrea, si intrecciano i maggiori avvenimenti sociali, culturali, politici e di costume di Pisa e dell’Italia della seconda metà degli anni Cinquanta. Il mondo sta cambiando e quel cambiamento passa anche da Pisa.

Maurizio Gazzarri è nato a Volterra nel 1971. Nel 1990 si trasferisce a Pisa, dove si laurea in Scienze dell’Informazione. Si è impegnato e si impegna in politica. Ha collaborato dal 2008 al 2018 con il Sindaco di Pisa, occupandosi, tra molte altre cose, di digitalizzazione dei servizi, comunicazione e partecipazione. Questo è il suo primo romanzo.

Estratto dal romanzoDa un po’ di giorni Giorgio rimuginava: non riusciva a mettere nero su  bianco  quella  seconda  lettera  alla  Olivetti. Da un lato, le parole di Angela risuonavano nella sua testa e il timore di mettere a repentaglio il 
rapporto con lei lo frenava nelle ambizioni. Dall’altro, le novità annunciate dal professor Pieri gli aprivano uno scenario diverso, ma conosceva troppo bene l’ambiente di Ingegneria per pensare che tutto sarebbe filato liscio in quel progetto avveniristico. Temeva che i conservatori e i pessimisti avrebbero prevalso. C’era un bel gruppo di docenti che era abituato al  “tutto  e  subito”  e  che difficilmente avrebbe acconsentito a intraprendere una strada lunga e dagli esiti incerti.
Decise di andare a parlare di nuovo con Pieri: aveva bisogno di chiarirsi le idee definitivamente. Alzò gli occhi sull’orologio della torre civica per capire se fosse l’ora giusta per andare a Ingegneria. Ma la consuetudine fu sconfitta dalla realtà: il Palazzo Pretorio e la sua torre erano ancora in fase di ricostruzione; più cresceva la voglia di guardare al futuro e più i residui della guerra incatenavano al passato. Si mise comunque in cammino e, contando i passi, ritrovò la giusta 
serenità. Giunto nei corridoi degli studi dei professori, mano a mano che si avvicinava a quello di Pieri gli arrivarono sempre più nitide le parole, o meglio le urla, che provenivano dall’interno.

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