Il Centro nuovo modello di sviluppo a sostegno del Municipio dei Beni Conuni di Pisa

PISA – A Pisa un meraviglioso gruppo di cittadine e cittadini di tutte le età, da anni ha deciso di sopperire alle deficienze dei politici locali verso il bene comune. Animato dalla volontà di apportare rimedi immediati alla disgregazione sociale che affligge Pisa, il gruppo non si è limitato alla denuncia, ma ha intrapreso iniziative concrete che però non sono state gradite ai poteri locali.

Fra queste l’occupazione di edifici inutilizzati, spazi lasciati a marcire, a dispetto dei gravi bisogni sociali della città, solo perché la nostra legge ha in maggiore considerazione la proprietà privata delle persone. Ma don Lorenzo Milani Milani ci ha insegnato che quando la legge è strumento di sopruso al servizio dei forti abbiamo l’obbligo di disobbedirla per farla cambiare.

La prima azione di recupero avvenne nell’ottobre del 2012 con l’occupazione di una vecchia costruzione. Si trattava di un ex-colorificio di 14mila metri quadri di proprietà della multinazionale J-Colors dismesso da vari anni e dimenticato da tutti. Dall’azienda, che lo aveva abbandonato con gli uffici ancora pieni di documenti come dei fuggitivi, e dalle autorità pubbliche che non si erano neanche preoccupate di verificare se oltre ai documenti fossero state lasciate allo sbaraglio sostanze chimiche pericolose.

Centinaia di persone misero a disposizione il proprio tempo e i propri denari per creare spazi di incontro, sale lettura, classi di apprendimento della lingua italiana per immigrati, palestre, piccole attività lavorative per disoccupati. Tanto da fargli meritare il nome di Municipio dei beni comuni. Ma purtroppo per poco perché il proprietario della J-Colors, tale Carlo Junghanns, rivendicò i suoi diritti di proprietario e appellandosi alla legge, ottenne che giudici pagati da noi ordinassero a poliziotti, anch’essi pagati da noi, di sgomberare l’edificio per farlo tornare a marcire.

L’operazione è stata condotta il 26 ottobre 2013, senza che l’autorità comunale muovesse un dito per evitarla. Ma il Municipio non intende demordere perché oltre a rappresentare una perdita per la città, lo sgombero è una sconfitta per il nostro progresso civile e per la nostra stessa legalità costituzionale che all’articolo 43 recita, testuali parole, “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.” Come asserito da illustri giuristi come Paolo Maddalena, un edificio inutilizzato non svolge funzione sociale e in un momento in cui stiamo subendo danni sociali, economici e ambientali gravissimi per avere permesso all’interesse privato di spadroneggiare, dichiariamo tutta la nostra solidarietà col Municipio dei beni comuni, convinti che solidarietà, comunità e beni comuni, sono i pilastri portanti di una nuova società e una nuova economia finalmente capaci di dignità e sostenibilità.

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