Il giorno dopo: quale futuro per il Pisa?

PISA – Cala il sipario sulla stagione dell ‘Ac Pisa 1909, sconfitta rocambolesca, forse immeritata, ma probabilmente pronosticabile in quel di Frosinone. Ci sarebbe da cominciare subito a pensare ad un rilancio delle ambizioni nerazzurre, per non disperdere il poco entusiasmo rimasto in città, la sensazione però è quella di navigare sempre più a vista nel tempestoso mare della Lega Pro.

di Marco Scialpi

Fine dei giochi: il Pisa esce sconfitto di misura dal “Matusa” di Frosinone, dopo aver giocato una partita gagliarda, cercando di controbattere colpo su colpo le offensive dei forti avversari, compagine costruita con un budget enormemente superiore rispetto a quello della società di Piazza della Stazione.

Il gol di Kosnic aveva illuso un po’ tutti della fattibilità dell’impresa, ma il siluro di Paganini sotto l’incrocio ci ha prontamente riportati sulla terra. Il calcio è una ruota che gira: l’anno scorso gioimmo con il gol negli ultimi minuti di Favasuli a Perugia, con quell’ ormai storico “Ciccio ti amo!”, mentre ieri siamo stati beffati quasi alla stessa maniera, con il classico gol della vita da distanza siderale, una conclusione che probabilmente, riprovata altre mille volte, finirebbe diretta in curva.

Quello che fa discutere però è il futuro del nostro amato Pisa, ed ora, a bocce ferme, senza il rischio di essere accusati di voler destabilizzare l’ ambiente, è giusto fare delle considerazioni:

la rosa nerazzurra è composta da ben sedici giocatori in prestito e da svariati elementi in scadenza di contratto. Sarà impossibile trattenere molti dei giovani, Goldaniga e Provedel sembrano avere la strada spianata verso il doppio salto in Serie A, mentre altri come Sampietro, Rozzio, Kosnic e Martella, andranno a completare il loro processo di crescita con un’esperienza in Serie B.

Con molta probabilità, il 30 giugno, si svincoleranno anche i senatori della squadra, quasi impossibile la permanenza di Mingazzini, mentre forse c’è qualche possibilità in più per Sabato e per il Capitano Ciccio Favasuli, elemento fondamentale nello spogliatoio ed ormai bandiera da oltre cento presenze rossocrociate. L’ esperto Maurizio Pugliesi, encomiabile chioccia di Sepe e Provedel negli ultimi anni, dovrebbe appendere gli scarpini al chiodo per entrare nei quadri tecnici.

Di fatto rimarrebbero solo Arma, Napoli, Giovinco e Caputo, che andrebbero in scadenza il prossimo anno, accompagnati dall’attuale Mister Leonardo Menichini, anch’egli vincolato da un accordo biennale con il Pisa.

Da segnalare anche i rientri dai prestiti di Cardarelli, Lucarelli e Strizzolo e le comproprietà da risolvere di Forte, Perez e Pellegrini, specialmente per i primi due, è immaginabile che possa servire un esborso economico importante per averli in squadra.

Complicato, difficile, quasi impossibile costruire una identità precisa di squadra ed un gruppo, se ogni anno si smantella tutto l’organico e si riparte da capo con prestiti a iosa e qualche onesto “over”. Le grandi vittorie arrivano da collettivi che si cementano nel corso degli anni, il Perugia ha vinto il campionato cambiando pochissimo, inserendo pochi tasselli in un ingranaggio già ben oliato.

Proprio la società biancorossa deve servire come esempio, il Presidente Santopadre, a caldo, dopo la cocente delusione dei Play Off dello scorso anno, garantì che si sarebbe ripartiti subito, se possibile, in maniera ancora più aggressiva, per cercare di vincere il campionato senza passare dalla lotteria degli spareggi promozione, tutti sappiamo com’è andata a finire.

A Pisa non abbiamo quasi niente da cui ripartire, tre – quattro giocatori di proprietà, l’allenatore (dalle parole di ieri nemmeno troppo sicuro di rimanere) e poco altro.

Sicuramente, di questa stagione, rimarranno negli occhi splendide partite come quelle in casa contro Perugia e Lecce, o le goleade con Prato e Nocerina, ma ci sono altre immagini, che fanno male: la ormai celeberrima maglia con il nastro adesivo di Rozzio, il terreno di gioco dell’Arena, un tempo orgoglio, uno dei migliori dell’intera penisola, tanto da ospitare la Nazionale maggiore, nemmeno cinque anni fa, ridotto come il peggior campo di periferia, roba che nemmeno negli amatori.

Il Presidente Battini afferma di aver salvato il campionato con il colpo di coda dell’esonero di Cozza, ma è bene fare presente che in un contesto “normale”, con il regolamento in vigore fino all’anno scorso, i nerazzurri sarebbero rimasti fuori dagli spareggi promozione, fallendo di fatto quello che era l’obiettivo minimo. Siamo giunti ai Play Off di rincorsa e lo abbiamo pagato, già a L’Aquila ci aveva accompagnato la buona sorte, con gli abruzzesi che avevano fallito quattro-cinque palle gol nitide, ieri invece, nonostante i nostri ragazzi abbiano combattuto come leoni, in alcuni frangenti, si è fatto evidente il gap tecnico tra un sodalizio costruito per vincere, ed uno per tentare un terno al lotto. Tutte le ciambelle non escono col buco, ed è così che anche quest’anno la scommessa di cercare di salire con i giovani in prestito, con i contributi della lega e con i premi di valorizzazione delle rispettive squadre, è stata persa.

Pisa meriterebbe qualcosa di più dell’essere una tappa di passaggio per la valorizzazione a favore di terzi di un giovane calciatore. Pisa ha fatto la Serie A ed è universalmente riconosciuta come patria di una delle tifoserie più importanti e belle d’Italia, quindi vorrebbe un trattamento diverso, o perlomeno chiarezza sui programmi, senza arrancare nel buio, alla ricerca del miracolo o dell’occasione sul mercato.

Emblematiche le parole di Lucchesi ieri nel post partita, il quale ha praticamente dato l’addio, affermando di aver sempre dovuto lavorare con un budget ristrettissimo, superiore solo a poche squadre nel nostro girone. Ha fatto miracoli, ma più di così era difficile poter ottenere. Dopo tre anni con il freno a mano tirato, ora probabilmente andrà a fare le fortune di qualche squadra di categoria superiore. Una grande occasione persa.

L’entusiasmo sta morendo, sono lontani i tempi degli esodi in trasferta dei sold out in casa per un semplice Pisa – Pavia di fine campionato, prima che la fiammella si spenga e che trionfi il disinteresse, bisogna dare una svolta a questa situazione, e per farlo sono necessarie tre cose: programmazione, investimenti, rapporti con città e tifoseria.

20140519-184129.jpg

By