Il Gran Hotel Bonanno di Pisa fra gli alberghi sanitari protetti. La visita di Giani

PISA – Il Grand Hotel Bonanno di Pisa, che dispone di 83 camere è stato da poco inserito tra gli alberghi sanitari protetti ed ha ricevuto venerdì 27 novembre la visita di Eugenio Giani presidente della Regione Toscana.Era presente a questa seconda fase del sopralluogo anche il direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana Silvia Briani.

Venerdì 27 novembre sono entrati nella struttura i primi tre utenti e gli operatori sanitari hanno illustrato come funziona l’attività.  Sono in carico all’Asl, tra le altre attività, oltre all’assistenza sanitaria agli utenti, le sanificazioni, la fornitura ed il ricambio di biancheria e kit di cortesia e la fornitura dei pasti.

Nell’albergo opera per 12 ore al giorno (dalle 8 alle 20), compresi i festivi, una delle USCA attivate nell’ambito territoriale di Pisa. Si tratta di Unità Speciali di Continuità Assistenziale, composte da un medico e da un infermiere, che hanno lo specifico compito di valutare, su segnalazione del medico di famiglia o del pediatra, i pazienti Covid positivi o sospetti,  che sono a domicilio o nelle strutture territoriali e quindi anche negli alberghi sanitari.

Giani ha ringraziato questi operatori che “svolgono un ruolo importante – ha detto – nella gestione di questa fase della pandemia”.

Ad oggi nel territorio dell’Azienda USL Toscana Nord Ovest ci sono 15 alberghi sanitari, per un totale di 404 posti letto, di cui circa 2/3 ancora disponibili per ospitare nuovi pazienti.

Gli alberghi sanitari sono destinati a soggetti positivi al virus SARS-CoV-2, anche non residenti sul territorio toscano, come ad esempio la popolazione turistica e i migranti, in linea con provvedimenti regionali. Vi possono quindi trovare posto: i pazienti COVID positivi indirizzati all’albergo sanitario in fase di dimissione protetta dall’ospedale, in quanto clinicamente guariti, ma verosimilmente infettanti; gli utenti COVID positivi asintomatici o paucisintomatici, per i quali non risulta appropriato il ricovero in ambiente ospedaliero, ma che dispongono di condizioni socio-abitative tali da non poter permanere a domicilio in sicurezza; i contatti stretti di soggetti COVID positivi, qualora ritenuto opportuno dai servizi competenti, nel caso in cui non sia possibile garantire l’isolamento adeguato al domicilio o sia necessario assicurare un maggior livello di sicurezza e di monitoraggio sanitario rispetto al domicilio privato.

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