Il rapporto sulla povertà della Caritas di Pisa

PISA – “Una società civile non può non farsi carico dei problemi dei più bisognosi“, questo in sostanza è il messaggio chiaro e forte lanciato nel corso della presentazione agli organi di Informazione del “XIV Rapporto Povertà 2019“, redatto dalla Caritas Diocesana, un quaderno ricco di dati, osservazioni e numeri che nei prossimi giorni sarà consegnato ad Istituzioni ed Associazioni al fine di renderle edotte sullo stato di necessità esistente nell’ambito della nostra Diocesi.


di Giovanni Manenti

L’intervista a Don Emanuele Morelli
Intervista a Monsignor Benotto

Numeri importanti, poiché il primo dato che traspare è come si stia progressivamente riducendo la forbice tra italiani e stranieri che si rivolgono ai Centri d’Ascolto della Caritas che, se rimasti sostanzialmente immutati tra il 2017 ed il 2018 (nell’ordine di 1.568) vede la percentuale degli italiani salire dal 35,8 al 38,5%, con conseguente paritetica riduzione di quella straniera, che passa dal 64,2 al 61,5%, una tendenza che non si è fermata anche nel corso del primo semestre 2019, con la quota dei nati nel nostro Paese a superare per la prima volta la soglia del 40%.

Altri dati significativi rivelano come oltre il 60% degli immigrati che si rivolgono alla Caritas sia in Italia da oltre 9 anni, così sfatando il mito dei nuovi arrivi, ed altrettanto rilevante è il fatto che per alcuni vi sia oramai una povertà cronica e quindi irreversibile, visto che per oltre il 30% di essi la stessa persiste da oltre 6 anni, la cui prima causa, chiaramente, deriva dalla mancanza di un lavoro stabile (quota del 60%) o non sufficientemente remunerativo (25%), non compensata dall’avere comunque un’abitazione stabile, visto che oltre la metà dei richiedenti aiuto dispone di una propria residenza, ancorché per il 61,3% in affitto.

Nello specifico, per quel che riguarda Pisa, la zona con il più alto indice di povertà (con il 12,2 per mille) è costituita dal Ctp5, che riflette la parte della città che va da Pratale a Cisanello passando da Porta a Piagge, cui fa riscontro, in positivo, il quartiere di Porta a Lucca, con una quota (6,25 per mille) pari alla metà, anche se non va sottovalutata l’incidenza in senso negativo delle periferie, visto che la seconda area con il maggior indice di povertà è quella rappresentata dal Ctp3 (Putignano, Riglione, Oratoio, Coltano, Ospedaletto e Sant’Ermete) con una quota pari all’11 per mille – in calo rispetto al 16,5 dell’anno precedente in forza degli interventi eseguiti per il superamento degli insediamenti non autorizzati – ed il Ctp2 (da Porta a Mare a San Piero a Grado, includendo il quartiere del Cep) che si posiziona appena sopra il 10 per mille.

A Pisa è straniera una quota pari al 14,1% della popolazione residente, un dato largamente superiore alla media (10,1%) della nostra Provincia, sul quale però incide fortemente quanto si verifica nel Ctp4, ovvero la zona che ingloba l’area della Stazione, ove è straniero oltre un residente su cinque (20,7%), mentre tutte le altre Circoscrizioni vedono una presenza straniera inferiore alla media comunale, e la maggiore incidenza di stranieri per singolo quartiere – nel mentre come numero complessivo a guidare la fila è Cisanello – è rappresentata da Porta Fiorentina in cui supera addirittura la quota del 30%, con la vicina La Cella ad attestarsi al 26,4% ed Ospedaletto a raggiungere il 24,6%, superando la soglia del 20% anche a Coltano, Gagno e Sant’Antonio.

A questa situazione di completa emergenza, la Caritas cerca di sopperire attraverso la somministrazione di pasti presso le proprie mense per una quota pari a circa 32mila su base annua, per poi erogare Prestiti attraverso il cosiddetto “Microcredito” per un ammontare di 542mila €uro annui e sostenere famiglie in particolare difficoltà, ma tutto ciò è sempre troppo poco per combattere un fenomeno che non accenna a diminuire …
E’ questo, pertanto, il commento del Direttore della Caritas Diocesana, Don Emanuele Morelli sui rilevamenti forniti: “il primo passo per cercare un’inversione di tendenza è quello di poter passare dall’assistenza alla promozione, intendendo per questo il riconsegnare la persona ad una propria dignità e per far questo, sia come Carotas Diocesana, ma sopratutto come Politiche Sociali delle Istituzioni occorre pensare a misure che aiutino il singolo a riconquistare questa sua dignità“.

I nostri dati confermano“, prosegue il Direttore della Caritas, “come le periferie continuino ad essere sempre più tali senza riuscire a trasformarsi in quartieri, dove viceversa vi è una vita sociale fatta di aggregazione, incontro, scambio, confronto e si possono costruire progetti, per cui è fondamentale tornare a questo tipo di realtà che rappresenta una sfida per una Società civile e per le Istituzioni, ma anche per le Parrocchie che vi sono collocate affinché diventino sempre più luoghi di aggregazione sociale dove la gente si incontra, discute dei propri problemi, sogna e costruisce una città a misura d’uomo“.

Il quaderno che racchiude tutti questi dati ed informazioni“, conclude Don Morelli, “rappresenta una strenna natalizia un po’ particolare che nei prossimi giorni andremo personalmente a consegnare alle istituzioni della nostra città, poiché questo rapporto deve essere un qualcosa che, oltre a far riflettere, deve far agire in un’ottica di cambiare i nostri atteggiamenti al fianco di coloro che hanno più bisogno affinché non ne abbiano più in un prossimo futuro, così da poter contare sulle loro forze, il che mi permette di augurare per il prossimo anno che sta per iniziare che vi possa finalmente essere una Società civile degna di questo nome, affinché, oltre a tutti i volontari, le Associazioni ed i Servizi già esistenti, riesca a raccontare il livello di prossimità, vale a dire la cura delle relazioni e dell’incontro per poter crescere tutti assieme in un percorso unitario“.


Presente all’incontro anche Sua Eccellenza Giovanni Paolo Benotto, Arcivescovo di Pisa, il cui messaggio sull’argomento evidenzia come: “non vi siano ricette che io ritengo possano risolvere, come con una bacchetta magica, i problemi che sono sul tappeto, però il primo aspetto da affrontare è quello di conoscere con maggiore attenzione ed approfondimento non solo la povertà ma anche altri fenomeni di carattere sociale che generano, accompagnano od appesantiscono questo triste fenomeno e si tratta di tematiche che debbono essere tenute presenti, poiché la povertà non si valuta solo sulla base dell’ammontare o meno dei soldi a disposizione, ma è uno stato di vita dove una persona si ritrova sola o, peggio ancora, frantumata nelle sue realtà più profonde e rischia di trovarsi avviluppata in un modo di vivere che non offre spazi di soluzione, il tutto affinché la conoscenza di queste realtà possa permettere di porre in atto politiche adeguate, senza fermarsi a degli standard stereotipati, poiché vi è da rispondere con metodi nuovi ad esigenze nuove e sono fermamente convinto che su questo punto tutti possano dare una mano per permettere di raggiungere quello che non è altro che un bene comune” …
La generosità e la solidarietà“, conclude l’Arcivescovo, “non sono un frutto naturale del DNA, bensì realtà che vanno educate,accompagnate e fatte crescere e se non vi è in atto un processo che spinga alla gratuità sarà ben difficile sperare nella solidarietà, dovendo prendere coscienza che anche certi linguaggi hanno il loro peso specifico e quando si istilla l’odio non si raccoglie certamente amore, come recita il passo biblico “chi semina vento raccoglie tempesta” …

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