Il ruggito della Curva Nord: il dodicesimo uomo in campo

PISA – Vittoria per uno a zero contro il fortissimo Lecce di Lerda che di fatto dà l’addio alle speranze di promozione diretta in serie B. Un Pisa tutto corsa e grinta è riuscito a gettare il cuore oltre l’ostacolo, fondamentale l’apporto della Curva e di tutto lo stadio, finalmente rumoroso e colorato come ai bei tempi.

di Marco Scialpi

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Era dalla partita d’andata con il Pontedera che la Curva Nord non arrivava al tutto esaurito (o quasi), quest’anno molti momenti di vuoto e di apatia, dove sono risaltati all’occhio gradoni vuoti, riempiti solo da un senso di grande tristezza, ed il solito gruppetto di tifosi a cantare ed incitare la squadra, che sia stato sole, vento, pioggia o grandine.

Oggi finalmente l’Arena è tornata ad offrire un buon colpo d’occhio, come ci aveva abituato frequentemente fino a pochi anni fa. Nonostante le condizioni atmosferiche non fossero delle migliori, sin dalla prima mattina, infatti, su Pisa e provincia ha piovuto copiosamente, favoriti anche dai biglietti scontati, i tifosi non hanno voluto far mancare il loro incitamento ai propri beniamini. Subendo anche il fascino di una sfida che aveva molto poco a che fare con la terza serie, Pisa e Lecce meritano altri palcoscenici, ricordiamoci che solo pochi anni fa, nel 2008, si contendevano la Serie A.

Il pubblico è stato encomiabile, ha lasciato da parte mugugni e fischi, giustificati da una stagione con più bassi che alti, ed ha preso per mano l’undici messo in campo da Mister Menichini, che è riuscito a trovare energie e risorse inaspettate ed impensabili alla vigilia. E’ stato così che di colpo Favasuli è tornato a livelli altissimi, Sampietro ha vestito i panni di impeccabile regista e Parfait è diventato uomo a tutto campo, non esitando a proporsi anche in fase offensiva.

La riscossa è partita proprio dal settore “popolare” dell’Arena, che con cori ininterrotti per tutta la partita, ha fatto capire di che cosa è capace la città di Pisa e la sua gente: intristita, disillusa, frustrata da tre cambi di allenatore, da una stagione a corrente alternata e da un rapporto ormai logoro con la società, oggi ha saputo compattarsi, fare quadrato, mettendosi tutto alle spalle e sostenendo con un tifo infernale i propri giocatori, facendo trasparire tutta la sua fame di vittorie.

Giocare a Pisa vuol dire questo, avere dalla propria parte un muro di persone pronte a sostenerti, a farti sentire un calciatore vero, un membro di una grande famiglia, perchè la città vive di calcio sette giorni su sette. Peccato che questo messaggio non sempre sia stato recepito da chi ha vestito le casacche della società di Piazza della Stazione.

Basta poco, una piccola scintilla per creare entusiasmo all’interno del popolo pisano, un popolo che ha bisogno di sognare e di tornare grande, ritrovando la dimensione a lui consona, ovvero perlomeno la Serie B. I numeri di oggi parlano chiaro, seimila persone circa per una partita di Lega Pro, molte di più di quelle che si vedono in tanti stadi di Serie A e B.

Purtroppo, i vertici della società nerazzurra, pur protagonisti di iniziative lodevolissime, come quella di oggi per “Sport for children”, non sono mai riusciti a creare un sentimento di empatia con i propri sostenitori, specie con la frangia più “calda”, in particolare brucia ancora la mancanza di una netta presa di posizione dopo i fatti di Pisa – Pontedera del girone d’andata, che sono costati pesanti sanzioni a chi era andato solamente a rivendicare un diritto dei cittadini, prima ancora che dei supporters pisani.

Questi play off acquisiti potrebbero essere un nuovo inizio, magari per tendere finalmente la mano a chi ogni settimana fa sacrifici e chilometri per far si che la nostra piazza venga universalmente riconosciuta come una delle più belle ed importanti a livello di tifoseria in Italia.

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