Imprese: l’alta tecnologia pisana tiene

PISA – Diversificazione degli sbocchi commerciali, presenza sui mercati esteri, investimenti in innovazione e su personale qualificato: questi i fattori che nel 2012 hanno permesso alle imprese dell’alta tecnologia pisane di mantenere i fatturati (solo un -0,6%) e accrescere l’occupazione (+1,2%) e che, in prospettiva, fanno veder rosa anche per il 2013 (+1,6% le previsioni del fatturato). Positive anche le performance reddituali: il 17% delle imprese afferenti all’alta tecnologia segna un aumento dei margini rispetto al 2011 ed il 24% registra addirittura un utile. Si tratta di un universo che le diverse tornate di indagine dell’Osservatorio regionale sulle imprese High-tech hanno quantificato in 253 tra unità locali ed imprese, 4.726 addetti (la seconda provincia della Toscana dopo Firenze) e con un fatturato stimato che si attesta sui 733milioni di euro: il 6,1% di quello regionale. A livello settoriale l’ICT rappresenta ancora il primo ambito tecnologico pisano con il maggior numero di unità locali (126) e addetti (1.537). Questo in estrema sintesi il quadro dell’alta tecnologia in provincia di Pisa che emerge dall’analisi condotta dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di Commercio di Pisa sui dati dell’Osservatorio sulle Imprese High-Tech della Toscana.

Occupazione e fatturato. L’indagine 2013 si è concentrata, in provincia di Pisa, su un campione di 165 unità locali di cui 108 sono risultate ad alta tecnologia e, di queste, 91 sono state classificate nella categoria dotata di maggiore intensità tecnologica e di una maggiore propensione all’attività innovativa, le cosiddette “gold”. 57 imprese, pur appartenendo a settori comunemente considerati ad elevato contenuto tecnologico, non posseggono i requisiti per essere considerate ad alta tecnologia. L’indagine evidenzia, per il 2012, una netta divaricazione della dinamica degli addetti che vede crescere quelli delle aziende ad alta tecnologia (+1,2%) e diminuire quelli delle imprese non facenti parte di questo gruppo (-1,8%). Considerando le mansioni e le qualifiche possedute, crescono sia le risorse umane dedicate alle attività di R&S (+1,2%) che quelle in possesso di Laurea in materie tecnico-scientifiche (+0,6%). Considerando i risultati di altre rilevazioni svolte in provincia di Pisa, la diminuzione dello 0,6% segnata dal fatturato fa sembrare il settore dell’alta tecnologia come un’“isola felice”. Più complessa, invece, la situazione delle aziende non afferenti all’alta tecnologia che nel 2012 registrano una contrazione dell’1,9%. Le previsioni per il 2013 evidenziano un miglioramento rispetto al 2012 con una crescita complessiva dell’1,6% al cui interno spicca il +1,9% delle unità “gold”. Le imprese non afferenti all’alta tecnologia segnano invece un’ulteriore contrazione: -0,8%.

Mercati e prodotti. Le imprese dell’alta tecnologia mostrano una discreta propensione all’internazionalizzazione: il 36% esporta una quota di fatturato che, in media, tocca il 34%. Interessante anche la distribuzione per i mercati esteri destinazione, una distribuzione che vede l’Europa prevalere in termini di quote di imprese che ci si interfacciano (il 25% dell’high-tech) ed il Resto del mondo primeggiare per livello di fatturato prodotto: il 28% del totale. Le imprese del campione segnalano un’elevata differenziazione dei mercati di sbocco del prodotto/servizio offerto che ha permesso una tenuta dei fatturati: servizi di comunicazione/informazione per il 25% delle aziende, prodotti manifatturieri vari per il 20%, altri servizi non diversamente qualificati il 14%, prodotti sanitari per il 10%, beni e servizi per la PA e la difesa l’8%.

Attività di ricerca. L’attività di ricerca di base svolta nell’ultimo triennio ha portato un terzo delle imprese High-tech pisane ad introdurre nuovi prodotti che, mediamente, hanno pesato per il 31% sul fatturato complessivamente realizzato. Si tratta per lo più di prodotti/servizi di nicchia molto vicini alla frontiera tecnologica del settore rispetto ai principali concorrenti. Lo svolgimento di attività di ricerca di base sperimentale interessa, nell’ultimo triennio, la quasi totalità delle aziende high-tech (l’81%) mentre ad una certa distanza troviamo le azioni intraprese con Enti Pubblici di Ricerca (39%) e con progetti di livello europeo (il 33%), ovvero programmi pubblici nazionali o regionali per il finanziamento di azioni innovative (il 23%). Importante anche lo sforzo per mantenersi sulla frontiera tecnologica: nel comparto High-tech, la quota di addetti occupati in R&S tocca il 46%, i laureati in discipline tecnico scientifiche il 53% e la quota della spesa in R&S sul fatturato sostenuta nell’ultimo triennio è pari al 10%. I ricercatori addetti alla R&S sono il 17%.

Investimenti. L’analisi della quota di imprese che dichiarano di voler effettuare attività di investimento nei prossimi tre anni marca le distanze tra le imprese High-tech, che nel 70% li faranno, e non High-tech all’interno delle quali tale percentuale si ferma al 48%. Le differenze, oltre alla quota, riguardano le tipologie di investimento che si vorrebbero compiere. Le imprese High-tech intendono realizzare attività generali di ricerca e sviluppo in house (nel 59% dei casi) ed in collaborazione con soggetti esterni (nel 22%) ovvero in beni immateriali (nel 12%).

IL PUNTO DI VISTA DEL PRESIDENTE PIERFRANCESCO PACINI “Grazie a forti investimenti in ricerca e sviluppo e personale, ad una differenziazione più spinta dell’offerta e all’esplorazione dei mercati esteri, l’alta tecnologia pisana ha mostrato di saper reggere l’urto della crisi. La Camera di Commercio, per supportare lo sviluppo di imprese innovative, da anni non solo partecipa al capitale di rischio aziendale con il fondo rotativo ma agevola anche il cosiddetto “business matching” attraverso il Club delle Imprese Innovative. Per diffondere e promuovere la cultura dell’innovazione proprio in queste settimane la Camera ha lanciato il Premio Eco Innovazione: un’iniziativa rivolta alle Piccole e Medie Imprese che abbiano realizzato interventi innovativi finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica, all’incremento dell’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile e all’uso sostenibile delle risorse.”

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