Inaugurato a Taranto il nono centro di Risonanza Magnetica della rete MIOT guidata dalla Fondazione Monasterio di Pisa

TARANTO – É stato inaugurato questa mattina a Taranto il primo centro di Risonanza Magnetica in Puglia della rete MIOT (Myocardial Iron Overload in Thalassemia) per la diagnosi e la cura dei soggetti affetti da Anemia Mediterranea.

UN CENTRO MIOT E’ PRESENTE ANCHE NELLA NOSTRA CITTÀ. Il centro di Taranto va ad aggiungersi agli attuali 8 centri di Risonanza Magnetica in Italia che costituiscono la rete MIOT guidata dalla Fondazione Toscana Gabriele Monasterio di Pisa: Ancona, Campobasso, Catania, Ferrara, Lamezia Terme, Palermo, Pisa e Roma. Questi centri garantiscono una disponibilità per più di 1000 esami per anno. Alla rete, cui possono fare riferimento i circa 6000 italiani affetti da Anemia Mediterranea, afferiscono 69 centri per la talassemia, di cui 9 in Puglia, compreso il centro di Microcitemia di Taranto sotto la responsabilità del dott. Angelo Peluso. Tali centri hanno deciso di condividere le proprie valutazioni clinico-strumentali in un data base centralizzato via web, che ad oggi viene riconosciuto come uno dei più ampi e strutturati a livello mondiale per la talassemia. Tutta l’operazione è avvenuta sotto il controllo etico della Fondazione Italiana Giambrone per la guarigione della Talassemia, ente Morale Onlus di associazione dei pazienti e della SITE (Società Italiana di Talassemia ed Emoglobinopatie). Il MIOT network è supportato in modo no-profit da ApoPharma Inc e da Chiesi Farmaceutici S.P.A. che hanno sostenuto l’apertura del centro di Taranto.

L’INAUGURAZIONE A TARANTO . Il centro si trova presso la struttura Complessa di Radiologia dell’Ospedale SS. Annunziata e consentirà ai circa 700 pazienti talassemici residenti in Puglia, di cui 190 nella sola provincia di Taranto, di usufruire di un programma di diagnosi e di cura personalizzato senza doversi recare in strutture specializzate in altre regioni. Il potenziale risparmio del contenimento progressivo della spesa per i pazienti fuori regione è stimato in circa 400.000 euro/anno a cui vanno aggiunti i costi indiretti per le spese di viaggio ed i giorni lavorativi persi. Per la maggior parte dei pazienti affetti da Anemia Mediterranea sono necessarie continue trasfusioni di sangue che hanno come effetto collaterale l’accumulo di ferro nel cuore e in altri organi come il fegato ed il pancreas con conseguenti complicanze quali anche problemi cardiaci (prima causa di morte delle persone affette da questa patologia). Fino a pochi anni fa la quantità del ferro nel cuore non poteva essere quantificata e quindi i farmaci specifici per la chelazione del ferro venivano somministrati sulla base di parametri indiretti quali la ferritina sierica, dimostratasi oggi non correlare con l’accumulo di ferro nel cuore. La rete scientifica sanitaria MIOT, fondata nel 2006, a cui ora ha aderito anche il SS. Annunziata di Taranto, ha invece sviluppato una tecnica di diagnosi (T2* multislice multiecho) – condivisa dai centri appartenenti al network – che attraverso la Risonanza Magnetica cardiaca è in grado di quantificare in modo non invasivo l’accumulo di ferro con la diretta conseguenza di poter curare in modo personalizzato i pazienti attraverso i farmaci chelanti del ferro. Uno studio recentemente pubblicato sul British Journal Haematology, grazie allo sforzo cooperativo del MIOT network, ha dimostrato che anche in età pediatrica ci può essere un accumulo di ferro cardiaco ed epatico in una significativa percentuale di pazienti ed è possibile effettuare questo genere di esame sui piccoli pazienti con la conseguenza di poter personalizzare la cura anche su di loro per prevenire le complicanze a lungo termine.

LA TECNICA. L’Unità Complessa di RM della Fondazione Toscana Gabriele Monasterio ha dapprima sviluppato la tecnica “multislice multiecho” che permette la quantificazione non invasiva dell’accumulo di ferro cardiaco su tutto il ventricolo sinistro con un approccio segmentale più sensibile nell’identificare stati di accumulo precoce a livello cardiaco ed ha quindi poi verificato la trasferibilità dell’approccio ai centri di Risonanza Magnetica della rete, attraverso un rigoroso processo di validazione su volontari sani e pazienti ed attraverso un periodico controllo di qualità dei centri attivati.

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