Incendio Monti Pisani. Franceschi conferma le sue responsabilità, ma contesta il dolo

PISA – Un quadro accusatorio particolarmente significativo e rilevante, tale da giustificare la misura cautelare emessa dal Giudice a carico di Giacomo Franceschi, unico indagato per l’incendio dei Monti Pisani dello scorso fine settembre, è quello presentato questa mattina agli Organi di Informazione da parte del Dr. Alessandro Crini, Procuratore della Repubblica di Pisa.

di Giovanni Manenti
Dopo aver sottolineato come l’esito delle indagini sia stato agevolato dalla collaborazione tra l’Arma dei Carabinieri ed il Corpo Forestale attraverso l’incrocio delle rispettive competenze, facendo sì che la vicenda abbia mantenuto in questo lasso di tempo la propria rilevanza dal punto di vista investigativo, il Dr. Crini ha riferito come questo tipo di lavoro abbia sortito l’effetto di avere una persona raggiunta da un quadro indiziario grave che trova poi riscontro nell’ordinanza emessa dal Giudice.
La nostra attività investigativa“, prosegue il Procuratore, “è iniziata cercando di inquadrare il fenomeno anche avendo riferimento ad altri episodi che erano successi nei giorni precedenti, in particolare il 15 settembre – anche se per questo fatto non vi sono al momento rilievi mossi a carico dell’indagato – ritenendovi possano esservi dei collegamenti, ed in questo approfondimento rileviamo un certo numero di persone meritevoli di essere poste sotto attenzione lavorando su direttrici sperimentate dalla statistica, ovvero su esperienze precedenti che includono settori in qualche modo collegati o collegabili alla montagna in generale ed ai Monti Pisani in particolare“.
La persona che poi è stata oggetto di fermo ed iscritta nel registro degli indagati“, continua il Dr. Crini, “rientrava sin da subito in questo gruppo di soggetti, ed ulteriori indagini hanno consentito di appurare come lo stesso si trovasse in zona anche il giorno 15 e le sue dichiarazioni al riguardo ci sono sembrate poco convincenti, facendo sì che l’area di sospetto a suo carico si concentrasse fino al punto in cui siamo arrivati a poter far presente al Franceschi l’emergere di un dato tecnico quanto mai rilevante, ovvero che la sera del 24 settembre, in un orario ben diverso da quello del 15, avvenuto in pieno giorno, egli si trovasse, altresì in condizioni meteorologiche non proprio ottimali, proprio nel punto che i nostri accertamenti hanno dimostrato essere stato appiccato l’incendio“.
A quel punto, alle nostre contestazioni“, specifica il Procuratore, “il Franceschi ha dichiarato come si trovasse sul posto a quell’ora insolita per controllare che la pista forestale non fosse ostruita da dei rami caduti a seguito dell’incendio di una decina di giorni prima, una ricostruzione apparsa poco plausibile o quantomeno singolare, per poi asserire di essere soggetto a delle alterazioni di umore che lo portano a cercare distrazioni, e, nella circostanza specifica, ad usare un accendino per bruciacchiare alcuni fili della tuta da lui indossata per la propria attività di soccorritore, cui è seguito un’incauta accensione di un pezzo di carta che aveva in tasca, da lui gettato via e da cui, con ogni probabilità si è poi innescato l’incendio, e quindi tornare alla macchina e fare rientro a casa per prendere i farmaci ansiolitici di cui necessita“.
Queste sue dichiarazioni“, conclude il Dr. Crini, “non ci hanno convinto per una serie di fattori, in primis il fatto del ritardo in cui ha poi dato l’allarme, allorché iniziava a vedersi una luce rossa che alcuni del luogo ritenevano fossero le luci di una macchina in sosta, cosa avvenuta alle ore 22,05 rispetto alle prime avvisaglie delle 21,45, per poi soffermarci sul fatto che, scendendo per tornare alla macchina abbia fatto la strada più breve, mentre, al contrario, per salire ha scelto un percorso molto più tortuoso, rafforzando la nostra decisione partecipata al Pubblico Ministero per la misura cautelare, poi avvalorata dal Giudice in quanto vi è ammissione di un fatto colposo, ed i capi di accusa a carico del Franceschi, che poi saranno discussi qualora si arrivi a processo, restano quelli di incendio doloso aggravato e disastro ambientale“.
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