Incendio sul Monte Serra: I risultati dopo i rilievi di Arpat

PISA – In relazione al devastante incendio che ha interessato il Monte Serra dal 24 al 27 settembre 2018, fra le attività svolte da ARPAT al fine di accertare la situazione della qualità dell’aria, il 26 settembre è stato effettuato un prelievo di aria con pompa ad alto volume per la stima delle ricadute di materiale particellare sul quale si adsorbono e vengono veicolati i microinquinanti (diossine, IPA). Campionamento effettuato il più vicino possibile all’incendio, per valutare l’esposizione della popolazione dell’abitato di Calci. 

Contemporaneamente, in due stazioni della rete della qualità dell’aria, posizionate in due punti del vicino centro di Pisa, sono state campionate le polveri del PM10 e del PM2,5, per tutta la settimana (dal 24/09/2018 al 01/10/2018), la ricerca dei microinquinanti sui relativi filtri è ancora in corso.

Sui campioni di aria raccolti è stata ricercata la presenza di Diossine e Furani (PCDD+PCDF) e di Idrocarburi Policiclici Aromatici, (IPA, tra i quali il Benzo[a]Pirene è il più tossico ed è classificato cancerogeno dalla IARC). La scelta di queste due famiglie di inquinanti è stata fatta in quanto parametri tipici dei processi di combustione.

Dall’analisi strumentale effettuata attraverso GC/MS magnetica (spettrometria di massa in alta risoluzione) non è stata rilevata la presenza di Diossine e Furani (PCDD+PCDF), né la presenza di Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA).

L’assenza di Diossine e di IPA nell’aria campionata sembra essere in accordo con le condizioni meteo dei primi giorni dell’incendio, dove era presente un forte vento (anche in quota) che evidentemente ha disperso le ceneri leggere sviluppatesi e con esse anche le sostanze microinquinanti, così come per i macroinquinanti (Particolato, Ossidi di azoto e ossidi di zolfo) come già indicato in un precedente comunicato.

Nota metodologica. Per quanto riguarda l’espressione dei risultati, con particolare riferimento al parametro Diossine, ovvero PCDD+PCDF, essendo questo un “parametro somma” è stato scelta in questo caso, l’espressione della sommatoria come I-TEQ (tossicità equivalente), in termini di Lower Bound (LB) così come definita dall’ISS: si sommano i valori dei congeneri superiori al LOD (Limit Of Detection – limite di rilevabilità), ciascuno moltiplicato per il proprio Fattore di Tossicità, e si attribuisce il valore zero a quei congeneri che risultano assenti (segnale uguale o inferiore al rumore di fondo strumentale), comunque inferiore al proprio LOD.

In assenza totale o quasi, di tutti i congeneri di Diossine e di Furani, come è il nostro caso dell’incendio del Monte Serra, l’utilizzo del LB ci consente di ottenere valori di I-TEQ confrontabili con quelli di letteratura, riportati per le varie matrici aria, acqua, suolo e vegetali.

Nel caso del controllo delle Diossine (e dei Furani) nell’aria campionata presso Calci durante il secondo giorno dell’incendio del Monte Serra, tutti i diciassette congeneri più tossici sono risultati assenti, ovvero i loro segnali erano uguali o inferiori al rumore strumentale. Applicando la modalità di calcolo del LB, come definita dall’Istituto Superiore di Sanità, si ottiene un valore di PCDD+PCDF di 0,008 picogrammi/m3 I-TEQ. Il Benzo[a]Pirene è risultato inferiore al limite di rilevabilità (<0,1 ng/m).

Per i microinquinanti in qualità dell’aria ambiente non sono al momento stati stabiliti valori limite né a livello europeo, né a livello nazionale o regionale.

Per una valutazione dei dati rilevati ci si riferisce normalmente alla pubblicazione APAT “Diossine, furani e PCB” (febbraio 2006) che indica come livelli di fondo per le diossine:

nelle aree rurali, lontane da potenziali sorgenti di emissione, un valore medio di 0,013 picogrammi/m3 I-TEQ;

nelle aree urbane, un valore medio di 0,12 picogrammi/m3 I-TEQ.

1 picogrammo (pg) = 10–12 grammi = 0,000000000001 grammi ossia “un milionesimo di milionesimo” di grammo

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