Industria manifatturiera pisana, c’è una flessione produttiva inaspettata

PISA – L’indagine sul secondo trimestre 2015 condotta su di un campione di 130 unità locali manifatturiere pisane con oltre 10 addetti segnala una pesante, quanto poco attesa, flessione produttiva.

Oltre il cinque per cento in meno dell’anno scorso. Se infatti le attese imprenditoriali sembravano preludere ad un miglioramento, il dato effettivo è stato una vera e propria doccia gelata. Se Pisa arretra, l’Italia compie invece un passo in avanti grazie alla spinta offerta dal settore auto (+1,4% la produzione tendenziale secondo Istat).

Cresce il fatturato ma gli ordini innestano la retromarcia. A fronte del calo produttivo, cresce invece il fatturato (+2,1%) grazie soprattutto all’elettrometalmeccanica, mentre cuoio e calzature perdono terreno. A smorzare gli entusiasmi sull’andamento del fatturato viene però la crescita dei listini che, nel periodo aprile-giugno, segnalano un +2,0% rispetto all’anno precedente. In altre parole, la crescita del giro d’affari sembra influenzata, almeno in parte, dall’evoluzione dei prezzi. Tra gli indici di domanda perdono terreno gli ordinativi (-1,0%) ed anche quelli provenienti dall’estero, dopo tre trimestri, tornano in terreno negativo (-1,3%).

Cresce l’occupazione ma la CIG e l’utilizzo degli impianti destano preoccupazione. Un dato positivo, del quale si attende conferma in futuro, è quello relativo all’occupazione. Nel periodo aprile-giugno 2015 si registra un +2,3%: un probabile effetto degli incentivi fiscali destinati alla stabilizzazione occupazionale. Sul fronte della cassa integrazione autorizzata al manifatturiero pisano, il secondo trimestre segna un vero e proprio boom, toccando il livello più alto degli ultimi dieci anni: 1,8 milioni di ore. Scendendo nel dettaglio, il risultato è quasi completamente determinato dalla componente straordinaria che, nel periodo aprile-giugno, supera il milione e mezzo di ore a causa dei mezzi di trasporto.

La dimensione conta ancora. Considerando la dimensione aziendale, le difficoltà interessano soprattutto la piccola industria (-4,5% la produzione -3,1% il fatturato) anche se le unità produttive di maggiori dimensioni pur perdendo sul fronte della produzione (-5,9%) segnano una crescita per il fatturato (+7,9%) connessa alla vendita di prodotti realizzati nei trimestri precedenti. Bene, per le realtà più strutturate, anche gli ordinativi (+1,6%).

Nei settori, cicli diversi tra produzione (che cala) e fatturato (che in qualche caso cresce). Tutti i settori, pur con diverse intensità, segnalano una contrazione della produzione. Il peggior risultato delle calzature (-8,3% la produzione) seguito dalla metalmeccanica-mezzi di trasporto ed elettronica che perde il 6,8%. Non bene, tra i settori di specializzazione, il pelli-cuoio (-5,4% la produzione) ed anche le altre manifatture (a Pisa, vi sono ricomprese nel comparto vetro, chimica-farmaceutica-gomma-plastica) arretrano di un -1,2%. Per quanto concerne il fatturato, i settori con i cicli produttivi brevi, come le calzature (-5,8% fatturato) ed il pelli-cuoio (-5,4% fatturato), segnalano una quasi completa aderenza rispetto agli andamenti produttivi. La metalmeccanica-mezzi di trasporto ed elettronica (+8,9% fatturato) e le Altre manifatture (+1,5% fatturato), i cui tempi di produzione sono più lunghi, segnalano invece una crescita.

Le aspettative segnano una battuta d’arresto. Il clima di fiducia, misurato come media di quattro sotto-indicatori relativi alle attese su occupazione, produzione, domanda interna ed estera, registra un peggioramento rispetto al secondo trimestre. Oltre alle prospettive occupazionali, anche quelle sulla domanda interna vedono i pessimisti superare gli ottimisti. Tra i sotto-indici, migliorano invece le attese sulla domanda estera mentre quelle sull’attività produttiva, pur ancora positive, segnano un deterioramento.

IL PUNTO DI VISTA DEL PRESIDENTE VALTER TAMBURINI. “I dati sull’industria pisana che oggi diffondiamo, mettono in luce come la ripresa in atto a livello nazionale sia ancora molto fragile e non diffusa uniformemente sui territori a causa degli sfasamenti ciclici che interessano i diversi settori. Fare previsioni sulla ripresa economica è diventato più che mai un esercizio difficile e pieno di insidie. Tuttavia l’internazionalizzazione è senz’altro una delle leve sulle quali agire. Su questo tema, nonostante i tagli alle risorse disponibili, stiamo lavorando da tempo e su diversi progetti: dalla cantieristica – compartecipando ad iniziative di Toscana Promozione e della Società Navicelli – alla moda – organizzando missioni in Asia – fino al cuoio – sostenendo iniziative promozionali sul mercato brasiliano. Nel solo 2014 abbiamo complessivamente coinvolto in azioni di B2B, fiere e missioni ben 256 imprese e circa 450 aziende partecipano ogni anno a seminari dove vengono presentate le opportunità offerte dai mercati internazionali: numeri che danno il senso dell’impegno della Camera di Commercio sul tema.”

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