Investire nel fintech, cinque motivi per crederci

PISA – Il fintech potrebbe essere uno dei comparti finanziari più appetibili per gli investitori di tutto il mondo. Ma per quali motivi? Lo abbiamo chiesto a IlCorsivoQuotidiano, e questi sono 5 trend che ha condiviso con noi

Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale continuerà a dominare il fintech in modi sempre diversi nuovi. Nel 2018 vedremo le imprese utilizzare l’intelligenza artificiale per sviluppare nuove interfacce di commercio, con un crescente numero di aziende che integrerà voce e altri sensi per poter offrire una migliore esperienza ai clienti.

I consumatori stanno intanto diventando sempre più a loro agio con gli assistenti digitali, tanto che molti si dichiarano disponibili ad installarli in casa propria.

Interfacce testuali

Anche se la voce sta divenendo un mezzo di interazione sempre più importante (vedi sopra), il testo è ancora la chiave per la maggior parte dei clienti, ed è qui che il commercio colloquiale potrebbe crescere notevolmente. L’anno scorso Kasisto, la società che ha creato KAI Banking, la piattaforma di intelligenza artificiale conversazionale, ha collaborato con Mastercard per lanciare assistenti virtuali e bot intelligenti sui servizi di messaggistica di tutti i giorni, a partire dal miliardo di utenti che affollano Facebook.

I clienti sono così in grado di accedere ai loro account con un bot virtuale e porre ogni sorta di domande, chiedendo magari l’analisi della spesa, i bilanci e la cronologia degli acquisti. Il risultato finale è un’interazione semplice, naturale e colloquiale con il proprio conto bancario.

La collaborazione è la nuova innovazione

In un contesto in cui la pressione all’innovazione è crescente nelle grandi banche e le start-up si sforzano di adescare nuovi clienti, una collaborazione tra i due mondi potrebbe dar luogo a una vittoria per entrambi.

Non sono pochi i nuovi programmi dei big finanziari che si rivolgono alle start-up innovative e le conducono attraverso un programma base di sei mesi per consentire loro di lavorare a business scalabili. In futuro, il trend non solo potrebbe continuare e consolidarsi, ma potrebbe diventare ancora più forte e incisivo.

Blockchain: non solo criptovalute

La tanto citata tecnologia su cui sono costruite bitcoin e altre criptovalute, la blockchain, non è nient’altro che un registro aperto e distribuito che può registrare pagamenti o altre transazioni tra due parti in modo rapido, verificabile e permanente.

Il potenziale di questa tecnologia è potenzialmente rivoluzionario, ed è quindi improbabile che l’interesse e l’investimento nella blockchain vacillino. Tant’è che molte aziende hanno iniziato a lanciare programmi pilota in una varietà di settori, dai servizi finanziari a quelli di assistenza sanitaria, passando per le spedizioni.

A inizio maggio diverse banche in Asia hanno condotto con successo un test pilota in cui è stata utilizzata la tecnologia blockchain per trasferire fondi transfrontalieri in pochi secondi tra Thailandia e Singapore. Un piccolo biglietto da visita, per il mondo che sarà.

Inclusione finanziaria

Mentre il mondo sembra essere ossessionato dai tradizionali hub fintech – Singapore, Londra e San Francisco – sono in realtà i mercati emergenti i luoghi in cui stanno accadendo le cose più sorprendenti.

In Nigeria, ad esempio, una startup tecnologica come NetPlus ha sviluppato una soluzione per dare fiducia e potere al consumatore, al rivenditore online e al servizio di consegna, fornendo un sistema di pagamento digitale semplice e sicuro. I consumatori possono pre-autorizzare il pagamento quando effettuano l’ordine, il venditore si sente sicuro del pagamento e invia la merce tramite un servizio di consegna che può autorizzare il rilascio del pagamento tramite un’app, alla ricezione. Una soluzione semplice e pulita che crea fiducia sia per venditori che per consumatori, e che potrebbe aiutare a far sviluppare il commercio elettronico in quei luoghi in cui c’è molta “resistenza” psicologica.

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