Ippica in crisi rischia il collasso per i tagli e le mancate riforme

PISA – E’ stato un 2012 negativo per l’ippica italiana, anche se dalle nostre parti, come testimonia il rapporto presentato dal Prof. Marco Allegrini, ordinario di Economia Aziendale all’Universita’ di Pisa.

L’Alfea pur nella sua trasprenza presenta pero bilanci in rosso per i tagli. Nel 2012 il taglio dei corrispettivi governativi ha pesato per oltre 2 milioni di euro, su un bilancio che nel 2011 era di 6 milioni di euro e che nel 2012 è passato a 3,6 milioni di euro. Dal canto suo Alfea, grazie ad una gestione oculata e alla scelta dell’autofinanziamento, vive una situazione economica di equilibrio, che però non l’ha messa al riparo da alcuni provvedimenti quali la riduzione del 20% circa di ore lavorative, il ricorso, per la prima volta nella sua storia, ai contratti di solidarietà e all’utilizzo di una parte delle risorse finanziarie accantonate negli anni passati e che garantiscono ancora una grande solidità finanziaria.

Calano i montepremi per la conseguenza degli spettatori che diminuiscono e gioco forza con meno spettatori ci sono meno giocate. Anche il montepremi messo in palio è diminuito dai 3,4 milioni del 2011 ai 2,5 milioni del 2012. I tagli, insieme alla diminuzione delle giornate causate dallo sciopero di 40 giorni della categorie ippiche, che lamentano fortissimi ritardi al pagamento dei premi ai cavalli vincitori, hanno pesato sul volume delle scommesse totali generate, passate dai 44 milioni del 2011 ai 26,5 milioni del 2012. Anche gli spettatori paganti sono calati a 452 in media per giornata (589 nel 2011). I cavalli partenti sono stati 2.697 (3.790 nel 2011)

La situazione è generalizzata. Pisa rimane al top in Italia – Numeri che fanno rabbrividire, ma se li confrontiamo a livello nazionale scopriamo che nel resto d’Italia le cose non sono andate meglio. E così Pisa è seconda solo a Roma Galoppo per scommesse generate per giornata (644mila euro), nonostante la grande sproporzione di montepremi messo in palio.

Pisa e l’industria dell’ippica – «Ci sono evidenti diseguaglianze nella distribuzione delle risorse. In un anno non è cambiato nulla, serve una riforma» – è duro il Presidente dell’Alfea, Cosimo Bracci Torsi, nel commentare il momento attraversato dalla sua società e da tutto il comparto che ruota intorno alle corse dei cavalli. «A Barbaricina ci sono 1200 box che una volta erano pieni, mentre ora i cavalli sono meno della metà». Il mondo dell’ippica è infatti una vera e propria industria per Pisa: ai lavoratori impiegati dall’ippodromo, si aggiunge un grosso indotto (fantini, allenatori, proprietari, veterinari, maniscalchi, fornitori) alimentato dai 4,7 milioni di euro dei montepremi vinti dai cavalli pisani sia in patria sia in giro per il mondo

Ma finchè il settore rimarrà paralizzato dall’immobilismo della politica il declino continuerà, anche per le società più sane. quindi urge una riforma in tempi brevi sull’ippica. Attualmente tutta l’ippica è gestita a livello centrale con il Ministero delle Politiche Agricole che raccoglie le scommesse e poi redistribuisce a ippodromi e ai cavalli vincenti. Una riforma che porti una maggiore autonomia, o comunque una redistribuzione sulla base del merito, potrebbe invece salvare gli ippodromi virtuosi come quello pisano.

20131118-114038.jpg

By