In Italia scatta la guerra alle criptovalute

PISA – Sono strumenti che negli ultimi mesi hanno avuto una crescita enorme sui mercati di tutto il mondo; valute virtuali, ovvero monete smaterializzate e decentralizzate che si basano su protocolli digitali e che vengono diffuse con il sistema di crittografia per convalidare le transazioni. 

Praticamente un metodo per far circolare soldi che sfugge a qualsiasi regolamentazione, tanto di banche centrali quanto di governi od altri enti intermediari. Per gli utenti un’occasione da cogliere al volo, il sogno di una moneta libera; per le istituzioni e i poteri cosiddetti forti, un potenziale pericolo da tenere a bada.  
Sta di fatto che un po’ tutti i paesi stanno viaggiando nella stessa direzione seguendo una linea di pensiero comune: cercare di regolamentare, finalmente, in modo efficace e chiaro il fenomeno delle monete virtuali. A lanciare il monito nelle scorse ore è stata anche la Banca di Italia per voce del suo governatore Ignazio Visco il quale ha voluto evidenziare come si stia assistendo ad una diffusione non controllata di criptoattività, fattore che potrebbe potenzialmente generare uno sviluppo dell’intermediazione bancaria che se non adeguatamente controllato, può anche costituire un fattore di rischio.
In sostanza le criptovalute potrebbero essere anche pericolose soprattutto in questo momento in cui si assiste ad una loro proliferazione per scopi disparati; la loro natura non è più soltanto quella originale che ne ha segnato la nascita, quindi di strumento per scambiarsi pagamenti legati a cessioni di bene e servizi (praticamente una moneta alternativa). Oggi sono sempre più coloro i quali si rivolgono alle criptovalute ad uso investimento, fattore che può essere portato a termine in modo piuttosto semplice come si può leggere sul sito Criptovalute24.com.
Nel concreto quindi le banche centrali di mezzo mondo stanno iniziando a muoversi per regolamentare questo fenomeno; succede ad esempio anche negli Stati Uniti dove si cerca di imporre un regime più garantista al mondo delle criptovalute. Qui la Sec, ovvero la Securities and Exchange Commission che è l’ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, nelle ultime ore ha agito contro la Titanium Blockchain Infrastructure Services rea di aver dato il via ad una falsa offerta iniziale di monete che ha raccolto oltre 21 milioni di dollari negli Usa.
Il problema è più che altro la scarsa regolamentazione del comparto criptovalute, una mancanza di consapevolezza da parte degli investitori accompagnata, spesso e volentieri, da un entusiasmo eccessivo con il quale ci si lancia nel business trainati  da recensioni e messaggi promozionali non sempre corrispondenti al vero. Questo perché le nuove tecnologie ampliano la possibilità di scelta ma, al contempo, moltiplicano i rischi.

 

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