La Costituzione richiede coesione. Il punto di Paolo Fontanelli

PISA – Il lavoro parlamentare di questa settimana è tutto concentrato sulla legge di stabilità.

La commissione bilancio deve concludere i lavori entro mercoledì per consentire la discussione e il voto in aula nel fine settimana. Ma ovviamente il movimento politico è concentrato sul referendum. Si moltiplicano e s’inaspriscono gli interventi in tv e in ogni dove, con una tendenza sempre più marcata a ignorare il merito del problema lasciando campo libero alla propaganda più semplificata e, quasi sempre, mistificatoria. La mia impressione, l’ho già detto, è che comunque finisca, che vinca il “Sì” o il “No”, ci troveremo con un Paese spaccato e problemi dell’Italia saranno ancora tutti lì, sul tavolo, in attesa di soluzioni di medio e lungo periodo. Ma in particolare trovo comunque nocive una serie di argomentazioni che sviliscono e, in un certo senso, denigrano le istituzioni parlamentari. Dire che l’Italia è bloccata a causa del bicameralismo, oggi, è ridicolo. Basta guardare i dati diffusi in occasione del 1000 giorni di governo del premier Renzi, in cui si rivendicano i risultati del lavoro svolto, per constatare che in questa legislatura sono stati approvati 271 provvedimenti legislativi, di cui 221 d’iniziativa governativa. Cioè, in pratica una ogni 6,1 giorni (fonte Sole24ore di domenica). Non mi pare una media tale da giustificare l’idea che il Paese è fermo a causa del bicameralismo. Il Paese è fermo per la crisi e per la stagnazione economica, e forse potremmo dire anche per l’inadeguatezza delle scelte politiche e di governo, ma non per il ping pong fra Camera e Senato. Anche l’affermazione che quello italiano è il Parlamento più costoso del mondo è falsa e dannosa. Basta confrontare con attenzione le voci del bilanci tra i principali parlamenti europei per verificare che le cose non stanno così. Infatti solo in Italia le spese per le pensioni dei dipendenti, oltre quelle per i vecchi vitalizi e le pensioni di deputati e senatori, sono sui bilanci della Camera e del Senato. Se, come in Francia, in Germania o in GB, si toglie quella voce dai bilanci le spese degli organi parlamentari italiani sono uguali o inferiori. Questo per dire che certe interessate semplificazioni non servono certamente al recupero di credibilità delle istituzioni.

Per quanto mi riguarda ho partecipato alla riunione del coordinamento nazionale di SinistraDem aperta dalla relazione di Gianni Cuperlo. C’è stata una discussione molto articolata che, nella libertà di scelta di ciascuno, ha trovato un punto di sintesi nel documento allegato, intitolato “Dopo il 4 dicembre c’è il 5!”. Anche sulla base di quella discussione, e alla luce di una insufficiente risposta alle questioni poste dalla sinistra del PD, ho deciso di sottoscrivere l’appello per “Il No di chi vuol bene all’Italia”. E poi ho trovato pieno conforto nella rilettura dei “Manifesto dei valori del PD”, varato alla sua fondazione. Consiglio di rileggerlo, soprattutto il terzo punto.

Tra l’altro ho trovato interessante la riflessione che faceva ieri Antonio Polito sul Corriere in cui si chiedeva, di fronte ai sorprendenti esiti favorevoli al No nei sondaggi, quali siano le ragioni di questo diffuso sentimento volto a “difendere la Costituzione”. Forse perché, dice, la Costituzione è percepita come il principale fattore di coesione nazionale. Se è così dividere il Paese sulla revisione della Carta si rivela un’operazione davvero preoccupante.

Paolo Fontanelli

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