La crisi non risparmia il settore degli ambulanti su aree pubbliche

PISA – La crisi non risparmia il settore degli ambulanti su aree pubbliche. Tariffe, mercatini, abusivismo commerciale sono questi i mali principali che affliggono gli operatori del settore.

Nell’ultimo anno sono 81 le attività del settore che hanno chiuso a Pisa e provincia, con un calo percentuale del -3,6%. Franco Palermo, presidente della Fiva Confcommercio Pisa lancia un grido di allarme:

“Le tariffe per suolo pubblico e nettezza urbana sono nel frattempo aumentate e di fronte ad uno scenario di grande difficoltà come quello attuale, si rischia di dare il colpo di grazia a molte attività regolari ambulanti. Attività che rappresentano un significativo bacino di occupati e che sostengono famiglie intere, che proprio in virtù di questo lavoro non finiscono per ingrossare la fila dei disoccupati. A farla da padroni sui mercati sono quelli che vendono merce usata o ad un euro, che alterano il regolare andamento del settore. C’è la sempre più incisiva concorrenza sleale degli pseudo mercatini artigianali, diffusi ormai ovunque, che non portano un soldo alla collettività e che sottraggono ulteriori preziose risorse. Su questo lavoreremo nei prossimi mesi, convinti che solo gli iscritti all’albo degli artigiani debbano essere autorizzati a partecipare a mercati di questo genere.

Registriamo situazioni drammatiche sul fronte dell’abusivismo commerciale e del rispetto delle regole. Al mercato di via Paparelli regna da anni una situazione di semi-anarchia, i controlli sono scarsi e poco incisivi e chiunque si sente in diritto di fare il proprio comodo. Dal collega che monta il banco oltre i limiti previsti dal regolamento, ai venditori abusivi che presidiano costantemente il mercato e smerciano ogni genere di prodotto contraffatto. Per questo, siamo noi venditori regolari i primi ad invocare il rispetto delle regole da parte di tutti, senza eccezioni.

Purtroppo dobbiamo constatare che nessuno garantisce i tredici banchi regolari in piazza Belvedere dalla miriade di tappetini stesi davanti dagli abusivi di merce contraffatta. Così come nessuno controlla la regolarità dei banchi etnici in via Contessa Matilde, proliferati a dismisura nell’indifferenza più generale. Non chiediamo l’impossibile: solo di poter continuare a lavorare serenamente senza dover essere costretti, alla fine di tutto, a riconsegnare al comune le nostre licenze”.

Fonte: Fiva Confcommercio

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