La Festa della Liberazione dell’Anpi sezione di Pontedera

PONTEDERA – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dell’ ANPI sezione dj Pontedera sulle celebrazioni della Festa della Liberazione.

“Carissimi Cittadine e Cittadini di Pontedera, un 25 Aprile così particolare, non lo avevamo mai vissuto dalla fine della guerra. Per la prima volta dopo 75 anni il corteo della Liberazione a Milano non si svolgerà così come non si svolgeranno le altre manifestazioni in tutte le città italiane. Ma non per questo l’anniversario della NOSTRA LIBERAZIONE DAL FASCISMO non può e non si deve dimenticare oggi. E’ vero, oggi le piazze resteranno vuote, ma pieni di speranza e di partecipazione ideale saranno le nostre menti perché i VALORI DELLA RESISTENZA HANNO SUPERATO UNA GUERRA CIVILE, MORTI, DISTRUZIONI e non possono essere messi in quarantena, non soffrono i distanziamenti sociali ma vivono perennemente nei cuori di ogni donna ed uomo democratico di questo paese. E allora anche se oggi, facendo ciascuno la propria parte in maniera responsabile, restiamo a casa perché dobbiamo affrontare una drammatica e tragica crisi sanitaria che tanti lutti e dolori ha provocato e sconfiggere questo maledetto virus, nondimeno i nostri valori restano FORTI E VIVI perchè non temono questa tragica epidemia né il tempo li ha cancellati e MAI LI CANCELLERA’. Sono i valori scritti nella nostra Costituzione nata dall’antifascismo: la democrazia, l’uguaglianza, la libertà, la solidarietà, la tutela e la dignità del lavoro. Sono i valori indelebili scritti con un patto di sangue tra uomini liberi intorno a quel monumento che si chiama RESISTENZA. Ebbene oggi più che MAI abbiamo bisogno di sentire quei valori come patrimonio collettivo e condiviso di una nazione che seppur, transitoriamente, ha sospeso le relazioni umane. Oggi è il CORONAVIRUS ma un tempo non molto lontano quel distacco, quella cesura, quelle distanze tra gli uomini furono create dagli stessi uomini prima in Italia con il Fascismo, poi in Germania con il nazismo e successivamente ancora in altri Stati dove per molto tempo è stata sospesa la libertà ed annullata la dignità delle persone.Pensavamo che anche quei virus fossero stati debellati; immaginavamo che la democrazia e i suoi valori, scritti nella Costituzione, fossero imperituri ed eterni ed invece non è così perché la democrazia così come quei valori, vanno fatti propri, vanno spiegati ma soprattutto vanno difesi ogni giorno da ciascuno di noi. E questo è necessario farlo perché ancora oggi il fascismo non ha ammainato le sue bandiere sia in Europa che in Italia. In Europa dove sempre più forti sono i venti gelidi e portatori di valori antidemocratici delle piccole patrie, del PRIMA IO RISPETTO AGLI ALTRI, che si abbeverano alla sorgente del sovranismo e che si nutrono di razzismo, odio sociale, lotta contro l’ultimo ed il diverso perchè senza un NEMICO da combattere sarebbe in discussione la loro stessa esistenza. In Italia dove assistiamo quotidianamente ad episodi di violenza che si manifestano nelle nostre città, con il proliferare di organizzazione dichiaratamente neofasciste che aprono impunemente sedi nei nostri quartieri inquinandone il tessuto democratico in barba alla nostra Costituzione e alle altre leggi in materia, con l’uso di slogan che hanno rappresentato morte e guerra e con la profanazione dei simboli della nostra Repubblica e della nostra memoria collettiva. Per queste ragioni oggi più che mai, nel rispetto doveroso delle leggi di questo Stato che noi rispetteremo sempre, SIAMO QUI perché quei rigurgiti oggi sempre più sguaiatamente presenti nel nostro paese siano contrastati e sconfitti, perché lo STATO DEMOCRATICO E REPUBBLICANO NON SI PIEGA. Siamo qui per il doveroso riconoscimento al coraggio di chi ha eroicamente combattuto contro il fascismo ed è caduto in nome della libertà e della giustizia, Siamo qui perché forte è la necessità di riaffermare con chiarezza e intransigenza, ogni giorno, i valori dell’antifascismo che sono a fondamento della nostra Repubblica e della nostra Costituzione, un prerequisito irrinunciabile della vita democratica del Paese. Senza memoria non c’è futuro.  Sapere da dove veniamo è fondamentale per comprendere dove possiamo e dove vogliamo andare, per decidere verso quale direzione orientarsi, e per reggere virtuosamente al cambiamento bisogna avere chiaro da dove si viene, quali scelte sono state fatte in passato. Lo scenario globale muta a velocità vorticosa, e mai come oggi la critica, la capacità di pensare ed agire in direzione di un altro mondo possibile diviene fondamentale. In tal senso, la prospettiva storica è imprescindibile.  Scriveva giustamente Primo Levi: “Ricordate che quello che è stato, in futuro, con il sonno della ragione e la mancanza di memoria, potrebbe ripetersi e verificarsi nuovamente”. E senza vaglio critico del passato, senza profondità storica, appunto, le conseguenze sono e sarebbero nefaste. Oggi ogni tesi, anche se non argomentata, è ammessa nel dibattito pubblico. I concetti si svaporano. Le certezze si sfaldano. I valori si confondono. Ecco che si può dire perfino che Mussolini ha fatto cose buone. Ecco che i fascisti rialzano la testa nel nostro Paese, e in tutta Europa e per il globo intero: xenofobia e razzismo sono pericolosamente usciti allo scoperto, a volte con nuovi linguaggi e nuove strategie, altre volte scimmiottando la retorica dei regimi totalitari novecenteschi. Torniamo allora alla Storia. Che cosa è stato, e che cos’è oggi il fascismo? Umberto Eco, ha parlato di un fascismo “eterno”, di un’abitudine culturale, di un insieme di istinti, di passioni e di idee che hanno una valenza meta-storica, quasi una categoria dello spirito, un modo di pensare e di sentire che è destinato a durare, a ripresentarsi sotto molteplici forme, e che richiede costantemente la nostra vigilanza democratica e antifascista. Non ci sono dubbi, però, sulla sua matrice totalitaria sui caratteri dittatoriali e liberticidi del regime mussoliniano, nato in conseguenza di una spaventosa guerra mondiale, da una violenta reazione antiproletaria, sul cadavere di Matteotti e dei martiri della libertà, e dissoltosi poi in un secondo conflitto globale ancor più devastante, in un epilogo vergognoso e in un Paese distrutto e annichilito. Un Paese piegato, quindi, capace però di un pronto riscatto, grazie proprio alle partigiane e ai partigiani che hanno scelto di stare dalla parte giusta. Che hanno combattuto, sofferto e vinto!! Da loro sono nate la Repubblica e la Costituzione, FARO della nostra vita civile e sociale, che dobbiamo difendere, preservare e attuare nel modo più profondo e compiuto. I valori della libertà, dell’uguaglianza -che tendiamo spesso a dimenticare in un mondo attraversato da enormi sperequazioni, dove una decina di individui possiede la stessa ricchezza di oltre la metà più povera del pianeta- i valori della giustizia sociale, della dignità e dell’umanità di tutte e tutti, nessuno escluso, devono essere al centro della nostra condotta quotidiana. Non dovrebbe essere solo un’affermazione ma un impegno di vita concreto e costante. Diceva Piero Calamandrei in un suo celebre discorso ai giovani pronunciato nel 1955: “La nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere”. E quanto lavoro, in effetti, abbiamo ancora da fare!

Ecco noi siamo fortunati perché abbiamo quel faro: la nostra Costituzione!!!Ed è proprio la fedeltà ai principi fondamentali sanciti nella Carta costituzionale, è questa fedeltà che impone oggi l’opposizione ad ogni sorta di muro, ai porti chiusi, al razzismo, alla cattiveria dilagante, al rancore, all’odio in ogni sua forma contro l’ultimo, il diverso. Che impone, ora e sempre, il rifiuto del fascismo, di ogni fascismo, quale che sia la sembianza che assume. Occorre allora una vasta, ferma e profonda risposta in nome dell’antifascismo, appunto.  Certo, la risposta giuridica e della Magistratura non può bastare .Anche perché, accanto a un fascismo disvelato e sguaiato, si fa strada un post fascismo nazionalista più subdolo, caratterizzato da un fastidio crescente, in nome di una fantomatica disintermediazione, verso ogni forma di “mediazione” sociale e politica, appunto; da una evidente semplificazione dell’agire politico che porta con sé la crisi, per alcuni irreversibile, della democrazia rappresentativa. Certi tratti essenziali propri dell’ideologia fascista trovano molto spazio nel dibattito pubblico e anche nel sentire comune: la paura della differenza, del diverso, la ricerca ossessiva di un nemico, il fastidio verso l’informazione libera, il rifiuto della critica, la devozione al capo. Occorre dunque una risposta convincente sul piano politico e sul piano culturale. Bisogna ridare forza e slancio alla partecipazione democratica. Occorre trovare soluzioni concrete al disagio e alla frustrazione del popolo soprattutto nei giorni a venire. Risignificare il lessico politico della nostra epoca confusa. Per questo è così importante festeggiare il 25 aprile. Non ammainare quella BANDIERA. La “libertà e la liberazione da vecchi e nuovi fascismi sono un compito che non finisce mai”. Il nostro sforzo, la nostra lotta, devono continuare, sempre. Proviamo a scrivere insieme, coinvolgendo le nuove generazioni, una diversa autobiografia della nazione. E continuiamo a cantare Bella ciao, l’inno di chi lotta e di chi resiste. E oggi lo canteremo ancora più forte.E allora buona lotta e buona liberazione a tutte e a tutti noi!”

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