La figura del dentista per i bambini affetti da autismo

PISA – Come far accettare la figura del dentista ai bambini affetti da autismo e riuscire a far intraprendere percorsi di cure preventive per mantenere la salute del cavo orale – dall’igiene alla sigillatura dei molari, come se fosse un gioco – senza ricorrere alla sedazione o all’anestesia generale?

A Pisa è stato possibile grazie a un progetto sperimentale partito nel 2016, oggetto di una tesi di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria, affiancata da una tesi in Informatica umanistica che insieme hanno dato vita a una Web application e quindi a un percorso di cure dentarie dedicato e che, in un futuro non lontano, potrà essere esteso, con la collaborazione dei genitori, anche agli altri bambini del territorio con le stesse problematiche.

Il progetto – reso possibile grazie al supporto del Dipartimento di Informatica, con la professoressa Susanna Pelagatti, che è anche presidente dell’associazione “Autismo Pisa”, una onlus che raggruppa genitori di bambini, ragazzi e adulti con sindrome dello spettro autistico residenti nella zona Pisana e in Valdera, dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa e dell’Asl Toscana nord-ovest con il supporto della neuropsichiatra infantile Cristina Casella – è stato sviluppato in Aoup sotto la direzione della professoressa Maria Rita Giuca (Unità operativa di Odontostomatologia e chirurgia del cavo orale, diretta dal professor Mario Gabriele), che si occupa da anni di Odontoiatria pediatrica, negli ambulatori dell’Ospedale Santa Chiara.

Si sa che convincere i piccoli a sottoporsi alle cure dentarie è sempre molto difficile, a maggior ragione quando si tratta di bambini che hanno una sensibilità speciale e devono quindi passare attraverso numerosi filtri prima di accettare nuove persone e nuove realtà con cui interagire.
Ciascuno di questi bambini ha dei canali di comunicazione differenti, privilegiando quello visivo ed hanno una sensibilità marcata ai rumori ambientali.
Partendo quindi da una profonda conoscenza delle loro caratteristiche, si sono messe insieme competenze trasversali alle varie professionalità in campo e, con il sostegno decisivo dei genitori, sono stati reclutati nel progetto una quindicina di bambini dai 6 ai 13 anni. Per circa 6 mesi, con sedute effettuate quando gli ambulatori consentono di andare incontro alle loro esigenze ovvero quando sono silenziosi e poco affollati, i bambini sono stati introdotti nella sala di Odontoiatria pediatrica e progressivamente abituati a familiarizzare in primis con l’operatore, la poltrona, la lampada odontoiatrica, ma anche con tutti gli altri strumenti necessari ad eseguire le cure.
A questo scopo il gruppo di lavoro si è avvalso della visione in successione su supporti multimediali di CAA (disegni utilizzati per la comunicazione), fotografie e filmati di ambienti domestici, figure familiari e dell’ambiente odontoiatrico (videomodeling). I bambini sono stati così abituati ai rumori, alla ritualità dei gesti dei familiari e del personale dell’ambulatorio, ai colori e hanno cominciato a collaborare, sedendosi sulla poltrona e facendosi visitare. Con la necessaria gradualità si sono poi sottoposti a sedute di igiene orale professionale, alla sigillatura dei molari e anche alla cura delle carie semplici. Un successo senza precedenti se si pensa che, spesso, i bambini affetti da disturbi dello spettro autistico arrivano in età adolescenziale con una dentatura compromessa, dove l’unica soluzione terapeutica è l’estrazione dei denti cariati, che può essere eseguita soltanto in anestesia generale. In questo modo, invece, si riesce a fare prevenzione anche in un settore, come quello odontoiatrico, che ha sempre rappresentato una grave difficoltà per le famiglie con queste problematiche.

Il progetto di Pisa, che è stato anche oggetto di pubblicazioni scientifiche sia in campo odontoiatrico che tecnologico, è uno dei pochi, a livello internazionale, che integri la tecnologia con la neuropsichiatria e l’odontoiatria per questa tipologia di bambini.

L’autismo è una malattia genetica in cui sono coinvolti numerosi geni e la prevalenza è di 1 ogni 88 nati (vivi) negli Stati Uniti e di 1 ogni 150 in Toscana, secondo una stima dell’Osservatorio regionale. La prevalenza sui fratelli è dell’ordine del 30% e i casi sono in aumento. Ma l’autismo è soprattutto un modo di essere e bisogna saperci entrare, per migliorare la qualità della vita di chi ne è affetto e dei suoi familiari. Questa applicazione sperimentata a Pisa è riuscita nello scopo.

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