La Inner Wheel compie 25 anni e regala alla città una tavola di Baccio Lomi Gentileschi

PISA – In occasione dei venticinque anni dalla sua fondazione l’Inner Wheel Club di Pisa, una delle più rilevanti associazioni di servizio impegnate nella promozione sociale e culturale, ha interamente  finanziato il restauro di un’importante opera di arte pisana. Il restauro iniziato nell’annata 2018-2019, con la presidenza di Laura Corsini si è concluso nell’annata in corso, con la presidenza di Cristina Cagianelli.

E’ così che venerdì 10 gennaio alle 17 nella chiesa di San Matteo, l’opera verrà idealmente restituita alla nostra città dall’Inner Wheel Club di Pisa alla presenza dell’Arcivescovo di Pisa , S. E. Monsignor Giovanni Paolo Benotto. Ad illustrarne la storia, lo stile e i contenuti  saranno l’Arcivescovo stesso, la dottoressa Loredana Brancaccio, la dottoressa Francesca Barsotti e il professor Pierluigi Carofano. La Presidente dell’ Inner Wheel Club di Pisa, Cristina Cagianelli parlerà di come è nata l’idea del restauro e dell’impegno profuso dall’Associazione in questa complessa operazione. La presenza all’evento della Governatrice del Distretto 209 International Inner Wheel ,Franca Romagnoli, che sarà a Pisa dal 10 al 12 gennaio per la presentazione del service del Distretto 209 International Inner Wheel, “Plastica Anno Zero” da lei promosso, contribuisce a dare valore a questa iniziativa.

Quest’opera ritorna nella chiesa di San Matteo dopo dieci anni, e può essere ammirata in tutto il suo splendore grazie al restauro eseguito con grande perizia tecnica e acuta sensibilità dalla restauratrice Maria Teresa Leotta, sotto la direzione scientifica della dottoressa Loredana Brancaccio, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Pisa e Livorno. Le fasi complesse della ricollocazione del quadro restaurato nella chiesa sono state seguite dalla dottoressa Francesca Barsotti dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Pisa.

Si tratta di una tavola del pittore Baccio Lomi Gentileschi, comunemente noto col solo cognome Lomi, fratello dei più celebri Aurelio e Orazio, quest’ultimo invece indicato più spesso con il cognome Gentileschi, che sarà utilizzato anche dalla figlia Artemisia, che darà un contributo determinante alle glorie della famiglia. Figli di un orafo fiorentino, i tre artisti avranno vicende personali e fortune  completamente diverse nel panorama artistico tra la seconda metà del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Se Baccio, nato a Firenze e divenuto cittadino pisano nel 1572, lavorò, per quel che sappiamo finora, solo per Pisa e il suo territorio e per la Lucchesia, senza mai muoversi da Pisa, dove muore nel 1595, Aurelio, invece, fu attivo, oltreché a Pisa, anche a Roma, Genova e Firenze. Orazio lasciò Pisa per Roma tra il 1575 e il 1576, quando era poco più che un bambino e dove diventerà uno straordinario interprete del rinnovamento della pittura operato da Caravaggio e dalla sua scuola. Da lì andrà a lavorare a Genova e quindi a Firenze per poi diventare un protagonista della scena internazionale, prima alla corte della regina di Francia  Maria dei Medici e infine di Carlo I di Inghilterra.

 La tavola, databile al 1585, assume un particolare rilievo per la nostra città in quanto rappresenta la Madonna con il Bambino tra San Matteo e, un santo vescovo, san Francesco e san Ranieri, patrono di Pisa.

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