La maledizione del secondo turno:riflessioni su Siena-Pisa

PISA-Il Pisa non riesce a superare per il terzo anno consecutivo il secondo turno della Tim Cup. A differenza delle ultime 2 edizioni, dove Cittadella prima e Padova l’anno scorso avevano eliminato i nerazzurri con grande difficoltà solo dopo i tempi regolamentari, contro  il Siena, appena retrocessa dalla massima serie, non c’è stata storia. Pur giocando contro una squadra di categoria superiore, in molti speravano di poter vincere per disputare il derby con il Livorno previsto per il turno successivo. Si pensava che gli avversari allenandosi da pochi giorni non fossero preparati; e che la società dopo aver rischiato di non iscriversi aveva  alcuni tra i suoi migliori elementi, poco motivati e sul piede di partenza.

Con l’annuncio delle formazioni, balzava agli occhi il divario in termini di esperienza tra la retroguardia nerazzurra, composta in pratica da ventenni e l’attacco locale tra i migliori della B, dove figuravano elementi  con molti anni di professionismo alle spalle. Questa mancanza di esperienza è stato uno dei motivi che ha permesso al Siena di chiudere la gara dopo neanche mezz’ora. Ogni volta che i locali acceleravano, prendevano regolarmente d’infilata la retroguardia nerazzurra, arrivando spesso primi sulla palla e sfruttando i diversi errori degli ospiti in fase di palleggio. A fare la differenza non sono stati i giocatori più noti come D’Agostino o Rosina, ma Paolucci e Giannetti che saltavano a ripetizione Lucarelli, Rozzio e  Speranza con veloci ripartenze. Sia quando si allargavano, sia quando si accentravano gli attaccanti del Siena mostravano un altro passo senza mai  trovare filtro efficace a centrocampo dove Sampietro si dannava l’anima correndo spesso a vuoto. Da queste ripartenze sono nate le reti, in particolar modo i 2 rigori frutto anche di ingenuità colossali, che hanno tagliato le gambe al Pisa.I nerazzurri  inizialmente con la coppia sulla sinistra Martella-Napoli sembravano mettere in difficoltà la vulnerabile retroguardia senese .Alla fine però l’attacco ha dato una sensazione d’impotenza, faticando a creare spazi e dare profondità alla manovra. A riprova di ciò il fatto che le prime occasioni autentiche sono arrivate solo sul 3-0 per i padroni di casa, mentre il gol nella ripresa di Giovinco è stato un mezzo regalo del portiere avversario. Nel secondo tempo  Pagliari ha apportato delle modifiche che hanno cambiato volto alla squadra. Gli ingressi di Mingazzini a centrocampo e Bollino sulla fascia con il contemporaneo avanzamento di Lucarelli hanno dato maggiore equilibrio tattico al Pisa che ha espresso una manovra più fluida. Infatti di fronte ad una Siena che aveva perso lo smalto del primo tempo,  i nerazzurri hanno creato diverse opportunità. Al campionato mancano ancora tre settimane, ma alcuni elementi della squadra di Pagliari, sembrano ancora lontani dalla condizione migliore. In conclusione, con la dovuta eccezione di Bollino il più applaudito per la personalità mostrata, la gara di domenica sembra dar ragione a chi sostiene che per vincere  un campionato come la Lega Pro sia più opportuno puntare su un mix tra elementi d’esperienza e giovani magari provenienti dalla Seconda Divisione, più abituati sul piano caratteriale e fisico alla lotta rispetto magari a giocatori più tecnici  che arrivano dai vivai di società di A. Se la seconda frazione ha mostrato una squadra più equilibrata a centrocampo,altrettando non si può dire per la difesa che si è mostrata in grave difficoltà per tutta la gara. Ultima riflessione non originale ma dovuta, che senso ha organizzare una Coppa Italia, coinvolgendo tutti i campionati nazionali per poi strutturarla in modo da favorire sempre le squadre più quotate, disputando le gare secche regolarmente in casa della più forte

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