La protesta della Curva Nord: venti minuti di silenzio per il nuovo blocco delle trasferte

PISA – Se Pisa – Santarcangelo, sul rettangolo di gioco, non ha lasciato sussulti degni di nota per quasi la totalità dei novanta minuti; sugli spalti si è assistito alla protesta della Curva Nord contro il nuovo blocco delle trasferte. Prima il silenzio e poi il solito gran tifo fino al fischio finale ed oltre.

Venti minuti di silenzio assordante, con il settore centrale della Curva Nord lasciato deserto ed uno striscione in bella vista: “Questo è quello che volete…”.

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Si è aperta così la tarda mattinata di ieri all’ Arena Garibaldi, in un lunch-match che, se non ha proposto molti spunti d’interesse sul campo, ha visto però questa protesta, ancora una volta civile, del settore più caldo del tifo Pisano.

L’antefatto ormai noto, sono le grottesche situazioni susseguitesi nella settimana che portava a Teramo – Pisa e che avrebbe dovuto portare per la prima volta in Italia alla liberalizzazione delle trasferte anche per i non tesserati, con tanto di vendita libera dei tagliandi per ventiquattro ore. Poi l’improvviso stop e l’ennesima beffa, con motivazioni che oltretutto vanno anche a scontrarsi pesantemente con principi costituzionalmente garantiti, come quelli di circolazione e di associazione.

Inutile riportare i testi dei comunicati che si sono susseguiti da parte delle diverse parti in causa, anche perchè si sono sparsi fiumi di inchiostro, ma la situazione appare ancora nebulosa e senza una vera e propria risposta a questo dietro-front; dopo mesi di duro lavoro sotto traccia da parte dei ragazzi della “Nord” e da parte del Comitato Vecchio Cuore Nerazzurro.

Probabilmente qualcuno temeva atti clamorosi da parte degli “Ultras” ieri, approfittando del turno casalingo; i gruppi organizzati del tifo nerazzurro però hanno dimostrato ancora una volta che la nostra è una “Curva pensante”, che pondera bene i metodi ed i mezzi di protesta e che rimane sempre nei canoni di civiltà e correttezza, nonostante le imposizioni pesantissime dei vari decreti che si sono susseguiti dopo il Caso Raciti e le piogge di diffide per i motivi più vari ed assurdi (esempio: suonare un tamburo).

Dopo il primo quarto di partita, il settore centrale è tornato a riempirsi ed a colorarsi, con un altro striscione “Questo è quello che siamo!”. Il tifo, quello sano e corretto, è l’essenza del calcio, ed i pisani in questi anni hanno dato lezioni di civiltà e di umanità in tutto il mondo, con iniziative trasversali che sono andate ad aiutare tra gli altri: la pediatria dell’ ospedale cittadino, i terremotati de L’Aquila o per esempio popolazioni bisognose in Africa (Burkina Faso).

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Probabilmente sarebbe il caso di fermarsi ad un tavolo, sedersi e discutere, capire che “Ultras” non è sempre male a prescindere. Certo, si, esistono cose e pensieri più o meno condivisibili, ma quella nerazzurra è una realtà sana, che probabilmente non merita di essere sempre e comunque nel mirino spietato degli organi di controllo.

Ora come non mai, con un campionato da vincere, il Pisa ha bisogno di tutti, in casa ed in trasferta, e buttare a mare tutto il lavoro di questi mesi sarebbe un peccato mortale.

di Marco Scialpi

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