La questione Daspo Urbano secondo Rifondazione Comunista

PISA – Una brutta pagina della politica della nostra città quella che si è scritta ieri nel Consiglio comunale. L’approvazione da parte delle forze di maggioranza dei provvedimenti DASPO per garantire il “decoro” di piazze e strade vetrina della città è una pagina che, a nostro avviso, i cittadini pisani non si meritavano, la nostra città con la sua storia non si meritava.

I destinatari di questi provvedimenti saranno soprattutto i più poveri e non dobbiamo dimenticare che la crisi economica sicuramente non aiuta il superamento di questi fenomeni, per i quali anzi sarebbero necessari più investimenti e politiche attive di solidarietà.

Si mistifica anche il senso della stessa normativa sui daspo affermando che con la sua applicazione si andrà a migliorare la sicurezza per i cittadini, quando in realtà non si andrà a colpire né i grandi né i piccoli reati.
Il daspo infatti non interviene sui reati, ma sui comportamenti, quei comportamenti che vengono ritenuti indecorosi, ma che non sono reati!

Ma allora di cosa si parla? Ci rifiutiamo di pensare che nella nostra città si assimili il senza fissa dimora, chi chiede l’ elemosina, i venditori ambulanti al tema della sicurezza e se si dice che è comunque un “tema”, è vero.
Ed è per questo che chi amministra la città deve rispondere a queste richieste con intelligenza politica, strategia e programmazione di interventi e servizi e promuovere la soluzione. Mentre queste operazioni non sono altro che tentativi di nascondere la marginalità, il disagio e la povertà, allontanandoli dagli occhi dei turisti, dei commercianti e dai salotti buoni della città. Faranno in modo che scompaiono dalla vista, che si spostino un po’ più lontano, ma non investiranno in modo sufficiente negli interventi sociali e preventivi.

L’ unica cosa che ormai distingue il centro sinistra – MDP compreso – dalla destra, dal centro- destra è il numero delle strade interessate dall’applicazione del daspo, dal fatto che ci rientrino P.zza Cavalieri, delle Vettovaglie, piuttosto che i parcheggi di tutta Pisa. E ci appare fragile anche la motivazione di coloro che giustificheranno il voto a favore della delibera soltanto per la presenza di un periodo di sperimentazione trimestrale.

Ma al termine di questa sperimentazione come verranno valutati i risultati di tali provvedimenti? Cosa verrà monitorato per validarne l’ efficacia, forse il numero degli allontanamenti?! Come si misureranno i risultati?

Ma a prescindere da questo a noi pare impossibile definire efficace un provvedimento che non mira a risolvere ma a punire e allontanare. E’ gravissimo dare applicazione ad una norma che viola platealmente i diritti della persona restringendo la libertà personale a fronte di un “comportamento” e non di un reato.

Applicando il cosiddetto daspo urbano sicuramente non risolveremo i bisogni dei cittadini ma metteremo a repentaglio i loro e i nostri diritti fondamentali, andando in barba all’ Art 13 della Costiuzione: “ Non è ammessa nessuna restrizione della libertà personale, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato della autorità giudiziaria”.

Abbiamo visto molto in questa legislatura, molta brutta politica, ma ieri è stata superata ogni pessima aspettativa e si è manifestato il cambiamento “culturale” di alcune forze politiche pisane che hanno, infatti, approvato un provvedimento che ratifica un atteggiamento improntato all’auto negazione del disagio e delle sue origini. Sarebbe quasi da leggere con un ottica nuova il medioevo, in cui la società non temeva mendicanti e vagabondi e la cui presenza era invece prevista e ritenuta necessaria perché si potesse esercitare, quanto meno, la cristianissima carità.

Fonte: Rifondazione Comunista sezione Pisa

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