La scomparsa di Ilaria Alestra: “Un grande sorriso, un immenso vuoto”. La lettera del padre

PISAIlaria Alestra si è spenta con il suo sorriso martedi sera intorno alle ore 20 e Giovedì pomeriggio è stata salutata da una folla immensa di amici, tra la tristezza dei genitori e dei parenti all’interno della Chiesa di S. Giovanni Al Gatano, nel quartiere di Porta a Mare.

Quella Chiesa in cui aveva seguito il suo percorso religioso con Don Riccardo, chiamato a concelebrare il funerale assieme a Don Luca l’attuale parroco della Chiesa. Chi scrive ha seguito, purtroppo, molti addii, ma quello di Ilaria è stato speciale. Tanta, tantissima gente, che difficilmente si vede ad un ultimo saluto, per una ragazza a cui tutti volevano bene per la sua semplicità e la sua voglia di vivere, che l’ha aiutata a cercar di combattere la malattia a cui a soli 24 anni ha dovuto cedere dopo un lungo calvario.

Ilaria Alestra lascia, il padre Marco Alestra, la madre Sabrina La Pusata, la compagna del padre Irene e il fidanzato Daniele Vierucci, molto attaccato a lei fino all’ultimo giorno della sua vita.

Il dolore per la scomparsa di un figlio è tanta. Il padre Marco attraverso queste colonne vuole ringraziare tutti coloro che sono intervenuti all’ultimo saluto e chi ha seguito Ilaria nel suo percorso della malattia non solo professionalmente ma anche umanamente. Il padre tiene a ringraziare l’Equipe del Dott. Claudio Favre, la Dott.ssa Sayla Bernasconi, il Dott. Menconi del reparto oncoematologico pediatrico, oltre che il Dott. Luigi De Simone e la Dott.ssa Katia Valentini del reparto rianimazione 3 dell’Ospedale Santa Chiara e il Dott. Roberto Sposito del reparto neurologico.

Di seguito pubblichiamo la lettera del padre di Ilaria:

“Adesso come farò?”. Me lo sono chiesto un minuto dopo che Ilaria ci ha lasciato. Un silenzio angoscioso ha come inghiottito ogni idea di futuro, ha sbiadito le tante cose belle condivise fin qui con Ilaria. Forse capita a ogni genitore che presto, troppo presto, deve lasciare andare un figlio. Come si può dire questo dolore? E prima ancora, come lo si può pensare? Insieme ad un figlio non facciamo un pezzo di strada. Un figlio è lo stesso impasto dei nostri giorni, fino alla fine dei nostri giorni, che a bussare siano la felicità, preoccupazione, speranza, tristezza, attese, dolore. Senza, cosa rimarrà di un padre, di una madre?

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ILARIA ALESTRA E IL SUO IMMANCABILE SORRISO

“Come farò adesso?” Mi sono chiesto davanti agli occhi chiusi di Ilaria. Li ho trovati apertissimi dentro di me e dolci e sorridenti come sono stati fino all’ultimo istante, nonostante le sofferenze, nonostante lo sgretolarsi lento della speranza. Se gli occhi riflettono i colori più autentici dell’animo, quello di Ilaria, parlavano della sua adesione alla vita piena di gioia e di fiducia; parlavano della facilità con cui sapeva trasmettere agli altri la pienezza del suo slancio, la sua generosità, il suo amore per la vita

Parlavano di questo amore, che ha portato nell’esistenza di chi è stato parte della sua così breve: i genitori e i familiari che ha confortato nella lunga malattia, con una forza che abbiamo capito fino in fondo in questi mesi e giorni e ore, quando la disperazione e l’abbandono potevano essere approdo naturale al troppo dolore. Ai genitori e si familiari ha pensato fino a pochi istanti prima di andare, con le raccomandazioni per il loro, il nostro futuro, di cui a volte risplendono le parole più semplici per dire l’amore.

Risplendono, sì, perché Ilaria è stato anche questo, una luce calda – come sanno i parenti, gli amici, Daniele, i compagni e gli adulti incontrati a scuola o altrove, che nel tempo della sofferenza nel pensiero di quella luce tempereranno il dolore. Di questo si sono nutrite le radici stesse della mia fede, per accettare l’inaccettabile, sopportare l’insopportabile, per riempire una lontananza che tante volte è sembrata incolmabile. Al cuore di un uomo, al cuore di un padre. Nel buoi del dolore l’immagine luminosa di Ilaria è una carezza e una guida. Ed è soprattutto un dono. Come – immenso – è stata Ilaria per le nostre vite, una “fontana vivace” di gioia in ogni stagione della sua esistenza; adesso tutte quelle stagioni, nella mente e nel cuore, sono come racconto in un istante, effimero come un istante, eppure così denso come una.vita. Ed è più di un conforto, più di una consolazione, più di un balsamo: è la forza per continuare ad amare la vita, le persone care, il nostro lavoro, le cose grandi e piccole di ogni giorno, come lei faceva, come vorrebbe che continuassimo a fare. Un dolore indicibile si fa compagno inseparabile a un senso di gratitudine per il dono che ho, abbiamo ricevuto. Il dolore non potrà estinguersi, Ls gioia che Ilaria, ci ha dato continuerà a rinnovare i suoi frutti nel cuore di quelli che l’hanno conosciuta e amata”.

Ilaria, amatissima Ilaria.

Prof. Marco Alestra, padre di Ilaria

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