La seconda edizione de “Il Romanzo della città” di Renzo Castelli

PISAVenerdì 25 ottobre dalle ore 17 alle 18.30 al Royal Hotel Victoria in Lungarno Pacinotti a Pisa sarà presentato “Pisa, il romanzo della città” di Renzo Castelli. Presenta il Prof. Stefano Bruni, Università di Ferrara. Interverrà Dr. Paolo Pesciatini, assessore attività produttive e commercio del Comune di Pisa. Saluti dell’Avvocato Patrizia Ciardi, Presidente dell’Associazione Dannunziana di Pisa.

“La vecchiaia – sosteneva Simone de Beauvoir – ti afferra all’improvviso. Cerchi allora di superare lo smarrimento pensando che tanto doveva accadere, che finalmente potrai leggere i libri che non hai mai potuto leggere, visitare le chiese e i musei che non hai mai potuto visitare. Ma alla fine né l’una né l’altra cosa avvengono. E quindi, cosa ti resta da fare? Renzo Castelli risponde alla domanda raccontando Pisa attraverso i suoi ‘luoghi della memoria’ – diventati ben trentasette in questa seconda edizione – nei quali, alla storia segnata da architetture e monumenti, si sovrappongono il costume, i personaggi, l’aneddotica popolare, le emozioni. Da questa singolare ricerca scaturisce il racconto di una memoria collettiva e personale da leggersi come un romanzo: il romanzo della città”.

Alternando alla sua lunga attività di giornalista quella di scrittore, Renzo Castelli (Pisa, 1937) ha pubblicato numerosi libri su argomenti diversi: sport, costume, storia, narrativa. Con questo singolare reportage torna a posare lo sguardo sulla sua città, uno sguardo attento, curioso, commosso – talvolta anche ironico – per raccontarne i luoghi, le vicende, gli aneddoti, le esperienze vissute e mai dimenticate.

Estratto. Il libro non rispetta un criterio logico, né cronologico, né contiene una scala prefissata di valori. I luoghi scelti sono 37, in fondo ancora pochi rispetto alle centinaia che la città offre. Ma questi e non altri sono i «luoghi della memoria» che più ho percepito come tali, per averli in parte anche vissuti. Questa arbitraria selezione pone alcune domande. Quanto l’importanza di ognuno di essi deriva dalla loro storia e quanto, invece, dalla curiosità di un aneddoto o dai ricordi personali, e quindi dalle emozioni, che è stato capace di accendere? Se ognuno di questi luoghi ha avuto un peso diverso e particolare nelle vicende storiche, nel costume di un’epoca e nella percezione individuale, come fare una classifica «di merito»? È troppo irriverente posporre una strada ricca di vestigia alla prepotenza emotiva del trammino o dei giorni di festa vissuti ai Salesiani di via dei Mille? Possono le immagini, ormai sbiadite, dello sferisterio precedere il racconto di luoghi più declamati? E le spallette dell’Arno, in apparenza senza storia ma così ricche di aneddoti, meritano di essere «luogo della memoria» quanto i palazzi straordinari che s’innalzano di fronte?

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