La situazione della Smith di Volterra: il pensiero di Diego Vitali

VOLTERRA – Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di Diego Vitali, sulla situazione critica della Smith di Volterra, società specializzata in prodotti per l’industria estrattiva, che rischia di chiudere e di mandare in mobilità i propri dipendenti.

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C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria. Anzi di antico. Mentre tutta Italia, stretta nella morsa del caldo di questi giorni, brama le tanto attese ferie per prendere un po’ di respiro, qualcun altro quest’anno non trascorrerà delle vacanze serene.

Quasi duecento lavoratori della Smith di Volterra, società specializzata in prodotti per l’industria estrattiva, sono stati messi in mobilità per la chiusura dell’azienda. Una vicenda davvero drammatica, perché l’economia di Volterra e dell’Alta Val Cecina – appena 20mila abitanti – dipendono fortemente da quest’azienda e dall’indotto che genera. Dai trasporti alle macchinette per il caffè, tutto rischia di fermarsi adesso, mentre per le 200 famiglie si prospetta un’estate davvero nera.

Tutto è cominciato lo scorso aprile, quando la multinazionale Schlumberger, proprietaria della Smith International, ha annunciato di voler chiudere l’impianto, specializzato nella produzione di punte per le perforazioni petrolifere. «La debolezza dell’industria della perforazione ha causato il declino della domanda dei nostri prodotti: in queste condizioni la società deve rivedere le risorse e ridurre l’eccesso di capacità produttiva» ha affermato Giuseppe Muzzi, amministratore delegato di Smith.

Di certo il contesto italiano nel quale l’azienda opera non è d’aiuto: dai No Triv alla sindrome Nimby che attraversa il Paese, è difficile rilanciare il comparto energetico senza inciampare in contestazioni di ogni genere.

Ambiente o lavoro? Abbiamo già affrontato questo tema, parlando dei lavoratori di Irminio a Ragusa. Anche i lavoratori della Smith sul binomio indicibile ambiente-lavoro non hanno dubbi: per difendere i propri posti si sono costituiti in assemblea permanente e hanno scelto di mantenere il blocco delle merci in uscita. Lo stesso sindaco di Volterra, Marco Buselli, è andato in fabbrica per stare vicino ai lavoratori, chiedendo di “mantenere il sangue freddo e rafforzare l’unità dei lavoratori e della comunità nel suo complesso, stringendoci attorno a loro senza se e senza ma”. Come abbiamo più volte ribadito, un conto è parlare di teorie astratte fondate sul poco lungimirante ambientalismo, un altro è fare i conti con la realtà di una crisi che continua a non attenuarsi o affrontare la real politik di un paese da amministrare.

Difficile dire come andrà a finire. La Smith era un fiore all’occhiello della manifattura italiana. Vendevano le loro punte per perforazione perfino ai texani e quando, nel 2010, i trentatré minatori cileni rimasero bloccati a 700 metri di profondità, furono gli operai di Volterra a costruire la punta speciale da inviare dall’altra parte del mondo, permettendo di raggiungerli e liberarli. Pare che nel pacco spedito da Volterra e diretto al Cile ci fosse un biglietto, con una scritta: “Fai il tuo lavoro”. Un messaggio che mi sento di condividere: gli operai di tutto il mondo devono essere messi in condizione di fare il proprio lavoro, per mantenere economicamente le proprie famiglie e permettere al nostro Paese di andare avanti.

Lavoro e dignità, invece che inutili slogan.

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