La vicenda-Buscemi continua a tenere banco in Consiglio Comunale e… fuori. Le foto

PISA – “Anno nuovo, questioni vecchie”, potrebbe essere lo slogan per definire la prima seduta consiliare del 2019 svoltasi martedì 15 gennaio presso la Sala delle Baleari di Palazzo Gambacorti, in quanto ancora una volta a far parlare è la vicenda giudiziaria personale dell’Assessore alla Cultura Andrea Buscemi, con tanto di reiterazione della protesta – peraltro civile e per nulla rumorosa – all’esterno, in Piazza XX Settembre, delle rappresentanti della Casa della Donna, che hanno esposto per terra uno striscione con scritto: “Siamo tutti parte civile, Buscemi dimettiti“.

 di Giovanni Manenti
Il “casus belli“, che ha portato il Capogruppo Pd Giuliano Pizzanelli ad aprire la seduta con un’interrogazione al Sindaco Michele Conti, è stata la recente sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione – la cui lettura del cui dispositivo ha dato peraltro adito a diverse interpretazioni, scatenando sui social network una campagna denigratoria nei confronti del collega de “Il Tirreno” Pietro Barghigiani, “colpevole” di averla correttamente riportata – in merito alla quale il citato Consigliere di minoranza ha evidenziato come: “anche alla luce del dispositivo della sentenza della Cassazione, le vicende personali dell’Assessore Buscemi si stiano sempre più prolungando, in quanto, se per la parte penale oramai tutto è definito, ciò non può dirsi in ambito civile, senza trascurare che entro fine febbraio prossimo andrà in discussione a suo carico un’altra causa di natura penale, ragion per cui tutta questa serie di problemi ritengo che tolgano serenità all’Assessore e sono a chiedere al Sindaco una sua valutazione in merito“.
Chiamato in causa, il primo cittadino, nel precisare come ancora non siano state depositate le motivazioni della sentenza della cassazione, ragione per cui può attenersi al solo contenuto del dispositivo, ha ripercorso l’escursus giudiziario del Buscemi, per poi affermare che: “Si deve riconoscere che la Corte di Cassazione ha fatto venir meno l’accertamento di responsabilità su cui si fondava il riconoscimento dell’indennità risarcitoria, così come si deve dar atto che l’intervenuta prescrizione in sede penale non si accompagna più ad una responsabilità dichiarata, sia pure ai soli sensi civili“.
Questi sono i fatti oggettivi -prosegue Conti ed a questo punto mi preme rilevare (riferendosi anche ai citati attacchi al giornalista de “Il Tirreno”, a difesa del quale sono intervenuti, oltre che il Consiglio di redazione del quotidiano, sia l’Ordine dei Giornalisti della Toscana che l’Associazione Stampa Toscana, ndr) come vi sia viceversa la volontà di alcuni di travisarli secondo il proprio tornaconto, e sarei pertanto a suggerire a chi ricopre incarichi istituzionali ad attenersi ai fatti e non a fare da cassa di risonanza a chi evidentemente mal interpreta il concetto di lotta politica, ed è per questo, come del resto ho sempre dichiarato, che Andrea Buscemi sarà da me giudicato per il suo ruolo di Assessore alla Cultura sulla base del lavoro che farà nell’interesse della città sulla base delle deleghe da me affidategli“.
Chi non ci sta a sentirsi continuamente perseguitato è lo stesso Andrea Buscemi, il quale ha tenuto a rilasciare ai nostri microfoni la seguente dichiarazione: “Desidero innanzitutto ringraziare il Sindaco per le parole spese nei miei confronti, che peraltro derivano dal fatto che lo stesso, come tutti del resto, ha preso atto della mia vittoria nel giudizio di terzo grado, in quanto il dispositivo della sentenza della Corte di Cassazione recita testualmente: “annulla la sentenza impugnata agli effetti civili”, il che sta semplicemente a significare, nonostante tutte le mistificazioni contrarie, che la sentenza della Corte d’Appello con cui, oltre alla prescrizione del reato in sede penale, si disponeva un risarcimento alla parte attrice in sede civile, è stata annullata, ragion per cui se la Signora Pagliarone vorrà tentare di avere un risarcimento, sarà costretta ad intentare una nuova causa in sede civile ed a quel punto staremo a vedere le decisioni del Giudice, ovviamente solo se l’eventuale processo sarà istruito“.
Si sarà scritta la parola fine?. Mai come in questo caso è lecito attenersi al vecchio adagio “ai posteri l’ardua sentenza”, termine, quest’ultimo, quanto mai indicato.
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