#lacosagiusta: Mazzeo, Nardini e Pieroni raccontano l’accoglienza profughi a Pisa

PISA – Una giornata per raccontare il modello toscano dell’accoglienza diffusa, attraverso le voci e le storie dei suoi protagonisti.

Per incontrare uomini e donne che fuggono da guerre e fame, troppo spesso rappresentati come “numeri” e non come persone, toccare con mano e descrivere le forme di integrazione e di lavoro volontario che sempre di più caratterizzano la presenza degli immigrati in Toscana. È quella che si è svolta stamani grazie all’iniziativa #lacosagiusta promossa dal gruppo consiliare Pd in Regione Toscana. Ogni consigliere si è recato sul proprio territorio a visitare una delle tante strutture deputate all’accoglienza profughi e rifugiati e si è fatto portavoce di una delle storie di alcune di queste persone. La giornata è stata raccontata con una diretta web, a partire dalle prime ore della mattina, attraverso uno “speciale” del sito internet del gruppo consiliare (http://www.gruppopdregionetoscana.it/web/lacosagiusta/ ) e condivisa attraverso i suoi social network.

I consiglieri regionali Pd Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni , si sono recati in strutture della provincia di Pisa. Di seguito le storie.

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Adam, il sogno dell’Erasmus e una partita di pallone

PISA. Adam aveva appena 20 anni quando è partito dal Ciad. E un unico obiettivo, un’unica fortissima volontà. Attraversare il mare per coltivare il sogno di costruirsi un futuro. “Volevo crescere, studiare, trovarmi un lavoro, costruirmi una famiglia. Semplicemente, volevo vivere la mia vita. E per farlo dovevo scappare dalla guerra”. Anni di sofferenza e di paura, poi la decisione. “Dovevo partire. Dovevo farlo”. E’ arrivato a Pisa insieme ai suoi connazionali Mohamed, Jibril, Ali e al malese Aboudun nell’agosto del 2011, in fuga dalla Libia, stipati su un barcone che quasi per miracolo ha raggiunto Lampedusa. A Pisa hanno trovato accoglienza nei locali della Croce Rossa Italiana dove li ho incontrati insieme al presidente Antonio Cerrai e l’assessore al sociale del Comune Sandra Capuzzi. Mi hanno raccontato del loro arrivo, della volontà di integrarsi nella realtà che li ha accolti e nella quale hanno iniziato subito a frequentare il corso base di accesso alla CRI, per poter diventare volontari. Poi sono arrivati i tirocini formativi retribuiti con la Provincia di Pisa nello svolgimento dei servizi quotidiani di accompagnamento disabili in città e nei comuni limitrofi.

E così l’accoglienza piano piano si è trasformata in integrazione. Mi hanno raccontato che Ali ha momentaneamente sospeso il tirocinio per tornare a trovare la sua famiglia mentre gli altri quattro abitano oggi in una casa che sono riusciti a prendere da soli in affitto a Cisanello. Non solo. Adam si è iscritto all’Università, frequentando prima un corso alla Scuola Sant’Anna, dove ha sostenuto 7 esami, e poi Ingegneria chimica all’Università di Pisa dove ha presentato una richiesta di partecipazione al programma Erasmus. “Spero davvero che la accolgano, sarebbe un’altra fantastica esperienza da vivere”. E’ il suo sogno che continua e qui ha trovato la possibilità di coltivarlo.

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Insieme a loro ho voluto incontrare anche un altro gruppo di migranti. Se Adam e i suoi compagni sono stati tra i primi ad arrivare a Pisa, loro sono stati tra gli ultimi. Sono arrivati da Lampedusa da pochi giorni. In Comune hanno quel viaggio attraverso il mare, ma se negli occhi dei primi c’è consapevolezza e determinazione, in quelli dei secondi c’è ancora smarrimento e paura. E’ per questo che ho pensato fosse bello mostrargli un esempio vero e positivo della speranza che può dar loro la Toscana, che fosse giusto fargli capire che qui possono costruirsi un presente e un futuro. Stasera alla Festa de l’Unità provinciale a Buti saranno protagonisti di una partita di calcio contro una squadra composta da amministratori locali di Pisa col patrocinio dell’assessorato al Sociale di Pisa, perché da sempre lo sport è una lingua universale che aiuta come poche altre ad abbattere barriere e inibizioni.

Sono piccoli gesti, lo sappiamo. Ma sappiamo anche che stiamo facendo #lacosagiusta e che questa è la strada da seguire. Perché è proprio partendo dai piccoli gesti che si possono ottenere i risultati più grandi. E permettere a Adam, Ali e ai tanti altri ragazzi come loro di continuare a coltivare i propri sogni.

Antonio Mazzeo

Trent’anni, la guerra, l’inferno. Poi il pallone e una bella comunità

Perignano (Pisa) – Bakary ha 29 anni e viene dal Mali. Bakary viene da un paese dove dal 1999 c’è la guerra civile. Lui, i suoi familiari, i suoi amici; tutti abituati a vivere sotto un eterno ricatto. Poco meno di trent’anni, un inferno alle spalle, racconta di essere qua anche per loro. La sua speranza, come quella di tanti altri, è quella di vedersi riconoscere il diritto di asilo. La prima cosa che farebbe? Aiutare la sua famiglia.

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Intanto dal centro d’accoglienza di Perignano, dove vive da circa un anno, gestisce il campo sportivo di un’associazione calcistica. Il ‘pallone’ è sempre stato una sua passione. A calcio ci gioca con i ragazzi del paese; si rende utile come può anche nei lavori della comunità. Poter interagire costantemente con i ragazzini che frequentano la struttura, lo rende felice.

Ma facciamo un ‘passo’ indietro. Prima di arrivare al centro d’accoglienza di Perignano; prima di inserirsi in questa piccola comunità, Bakary ha vissuto a dir poco un lungo incubo. Tre anni fa è iniziato il suo viaggio verso l’Algeria. Poi è finito in Libia. Qui poteva uscire solo per lavorare. Nessuno lo ha mai pagato. Per un anno ha mangiato solo pane e acqua. Razzismo e violenza erano all’ordine del giorno. Come tanti dei suoi coetanei in Italia ci è arrivato per mezzo di trafficanti di esseri umani; attraverso un gommone che conteneva 123 persone. Dieci di loro, tra donne e bambini, in Sicilia non ci sono mai sbarcati. Lui invece, il 19 marzo dell’anno scorso, è arrivato in Italia. Da quel giorno per Bakary è iniziata una nuova esperienza di vita.

Nel centro di Perignano c’è un gran lavorio. Perno di tutto è la collaborazione tra operatori che gestiscono le strutture ospitanti e istituzioni locali. L’obiettivo è quello di far integrare questi ragazzi con la comunità che li ha accolti. Ci sono corsi per imparare a leggere e a scrivere in italiano; si fanno attività lavorative di diverso tipo. Gesti semplici che comunque permettono loro di riacquisire la possibilità di vivere una vita degna di questo nome, e, soprattutto, consentono di conoscere e farsi conoscere dalla comunità locale; riuscendo a vincere eventuali paure e pregiudizi.

Alessandra Nardini

Verso un lavoro vero

Montopoli – Salima è arrivata in Italia nell’ottobre 2014. Costretta a lasciare il suo paese, la Libia, è salita su un barcone insieme a tanti altri, uomini e donne, in fuga da guerre, persecuzioni e fame per approdare sulle coste della Sicilia.

Circa un mese dopo viene trasferita a Montopoli val d’Arno dove è stata ospitata fin da subito presso un centro d’accoglienza a San Romano, gestito da una cooperativa. Nei primi mesi ha avuto modo di accedere ai servizi di prima accoglienza, assistenza sanitaria e assistenza legale, percorsi di orientamento al territorio e ai suoi servizi e corsi di lingua italiana.

“Ho lasciato la mia terra con grande dolore – racconta Salima – ma qui ho trovato persone che mi stanno aiutando, sto cercando di imparare l’italiano e sto lavorando come volontaria in una lavanderia del posto”.

Non potendo lavorare per i primi sei mesi, perché richiedente asilo politico, questa ragazza ha chiesto di poter partecipare ad attività di volontariato seguite dalla cooperativa. Salima infatti lavora come volontaria presso una lavanderia gestita da una cooperativa. Salima ha ottenuto il permesso di soggiorno per richiedente asilo poco meno di un mese fa, un evento grazie al quale è stata inserita in un progetto di orientamento, per la ricerca di un lavoro, che inizierà tra pochi giorni.

Un paese civile e maturo non può non aprire le porte a chi bussa fuggendo da situazioni di guerra e di terrore. Ce lo impongono i principi di solidarietà internazionale oltreché l’articolo 10 della Costituzione Italiana. In Toscana lo stiamo facendo con il modello dell’accoglienza diffusa, consapevoli che abbiamo di fronte persone, non numeri, che meritano di essere conosciute ed ascoltate, che vogliono rendersi utili e collaborare ai bisogni delle comunità che le ospitano. In questo le istituzioni non sono sole perché possono contare sulla straordinaria offerta del mondo dell’associazionismo e del volontariato. I fenomeni migratori a cui stiamo assistendo sono un fatto epocale e di lungo periodo, per cui è necessario adottare politiche strutturali e lungimiranti. Inoltre è fondamentale tornare a lavorare sul versante della Cooperazione Internazionale per curare condizioni di vero sviluppo – economico e civile – nei paesi di provenienza.

Andrea Pieroni

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