Ladri di pigne. L’Ente Parco intensifica i controlli

PISA – Si sono registrati nelle scorse settimane alcuni preoccupanti casi di furti di pigne nei boschi di pino domestico di proprietà dell’Università di Pisa ed in gestione al Parco; l’allarme, partito dall’ufficio foreste dell’Ente Parco a seguito di un sopralluogo e di segnalazioni ricevute, è stato trasmesso al Servizio Vigilanza per gli approfondimenti del caso

Riguarderebbe in particolare le pinete lungo la via Vecchia livornese; anche i boschi situati fra l’Aurelia e l’Autostrada e anche oltre quest’ultima sarebbero però a rischio.

I presunti autori dei furti sarebbero alcune persone con accento straniero che si aggirano nell’area con un furgone chiuso di colore bianco – probabilmente un Daily o un Ducato – sostando nei pressi delle pinete, per poi arrampicarsi sull’albero e “scuotere” manualmente le pigne.

L’Ente Parco ha predisposto appositi servizi di controllo nella Tenuta di Tombolo da cui, al momento, non è però ancora scaturita l’individuazione dei responsabili, anche perché le zone da controllare sono molto vaste e le forze a disposizione devono essere anche utilizzate per altre esigenze di controllo del territorio.

Il Direttore del Parco, Andrea Gennai, chiede la collaborazione delle altre forze dell’ordine e dei cittadini: «Si tratta di un’attività illecita che potrebbe avere un rilievo addirittura nazionale, perché oltre al reato di per sé influisce negativamente su un’attività che, se esercitata regolarmente, costituisce tradizione, cultura, economia pulita, valorizzazione gastronomica del territorio e molto altro: il furto di pigne può inoltre compromettere gravemente la raccolta che stiamo assegnando tramite gara a una ditta e, conseguentemente, anche l’introito per l’Ente Parco. Per questo è importante che chiunque abbia informazioni sullo svolgimento di operazioni illecite di questo genere si rivolga quanto prima al Servizio Vigilanza del Parco (vigilanza@sanrossore.toscana.it) o alle altre forze dell’ordine .»

I pinoli del Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli – primo frutto per importanza produttiva all’interno dell’area protetta – devono il loro successo alle modalità di lavorazione e di essiccazione delle pigne, effettuate utilizzando ancora macchine tradizionali molto antiche e lavoro manuale. La produzione del pinolo biologico, che non subisce alcun trattamento chimico né stress meccanico, conservando cosi intatte le proprietà organolettiche e nutrizionali, non ha però solo un valore storico e umano, ma anche alimentare, vista l’elevata qualità dei prodotti e l’ampio utilizzo che ne viene fatto tra i ristoratori e gli artigiani dell’intera Toscana.

Fonte: Ufficio stampa Ente Parco Regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli

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