L’agricoltura pisana conferma un buon momento nonostante la crisi

PISA – L’agricoltura è l’unico settore che continua a manifestare segnali positivi nonostante le difficoltà legate alla crisi, all’andamento climatico che certo non ha aiutato e all’aumento costante dei costi di produzione. A confermarlo è la lettura de “La relazione sull’andamento dell’economia pisana nel 2012 e nei primi mesi del 2013” da parte di Coldiretti (info su www.pisa.coldiretti.it) che motiva parte del buon trend “interno” dall’ottimo radicamento del progetto per una filiera agricola tutta italiana che attraverso i mercati esclusivi degli agricoli, le Botteghe e le aziende di vendita diretta accreditate a Campagna Amica hanno permesso alle aziende che operano negli ingranaggi della “filiera” di “difendersi” meglio di altre dalla recessione e dal crollo dei consumi. Sul fronte “esterno” bene anche l’export di due dei principali prodotti del paniere pisano che si confermano anche nel primo trimestre del 2013: vino (+5,7%) e olio extravergine di oliva (+10,5%). Nel 2012 si è registrato il record storico per le esportazioni con 36milioni di euro di controvalore pari ad una crescita del 7,6%. Vino e olio sono i due prodotti che occupano complessivamente l’80% della superficie agricola utilizzata dalle imprese della Provincia di Pisa (circa 100mila ettari) dietro solo ai seminati (56%) che sono coltivati su 76mila ettari, il 15% dell’intera superficie agricola regionale e che rappresentano l’altra grande voce del core-business agricolo locale. Indicatori, quelli riferiti all’export, che sono frutto, oltre che della “propensione” esterofila delle oltre 7mila imprese agricole pisane attive sul territorio, della capacità del Made in Tuscany di penetrare nei mercati internazionali e della progressiva rivoluzione culturale ed imprenditoriale delle imprese agricole che sono, è vero diminuite rispetto a 10 anni fa (trend nazionale), ma molto più strutturate, organizzate, moderne e globalizzate. “Al livello interno e territoriale il nostro progetto per una filiera agricola tutta italiana – analizza Fabrizio Filippi, Presidente Provinciale Coldiretti – ha permesso alle aziende agricole di ritrovare un contatto diretto con il consumatore finale attraverso le occasioni in particolare dei mercati, oggi ben 7 in tutta la provincia. Abbiamo dato la possibilità all’impresa di vendere direttamente e di avere un canale privilegiato per vendere i suoi prodotti, al consumatore di acquistare senza intermediazioni prodotti di qualità, locali e spesso con una forte convenienza economica. Credo che il buon trend interno sia merito di questi strumenti che abbiamo attivato sul territorio e che portano ogni giorno centinaia di pisani a fare la spesa a km zero. Un dato su tutti: nel 2012 il canale della vendita diretta è aumentato del 53% mentre tutti gli altri canali hanno subito evidenti frenate”. Secondo la relazione camerale tra i comparti che hanno avuto un buon 2012 ci sono i cereali, soprattutto grano tenero e duro, e l’orzo. Male, ma diversamente non poteva essere, la produzione di fieno e di mais che ha risentito della siccità della scorsa primavera-estate con un calo tra il 25% ed il 50%. Difficoltà – si legge nella relazione – per il florovivaismo che vede invece calare la quota di export del 13,9% ma sempre sopra il milione di euro grazie ai mercati del Medio Oriente come Turchia e Azerbaigian. Il settore ha risentito, negli ultimi anni, anche del caro gasolio che vale il 20% dei costi di produzione complessivi, e dell’aggravio dell’accisa. Da alcune settimane l’accisa è stata tagliata grazie proprio all’intervento e al pressing di Coldiretti: “le imprese del settore, ma anche le aziende che producono ortaggi in serra che sono una parte consistente sul territorio risparmieranno 110 euro ogni mille litri; – spiega Aniello Ascolese, Direttore Provinciale Coldiretti – questo permette alle aziende di investire il risparmio in sostenibilità e nuovi mercati”. L’altro grande macro settore è storicamente rappresentato dalla zootecnia che risente, come del resto del paese, degli alti costi di produzione, dell’eccessiva burocrazia e dell’interminabile “guerra sul prezzo del latte” che non riconosce appieno la qualità ed il lavoro degli allevatori. Se per le aziende che producono latte non è stata una buona annata, meglio – spiega l’analisi camerale – è andata per le carni bovine bovine (Chianina, Mucco pisana e Pomarancina), i suini, il latte ovino ed il pollame. Particolarmente significativo l’incremento delle aziende informatizzate: il 6% delle imprese pisane utilizzano stabilmente la rete e hanno un sito internet o una pagina web. Un numero che può apparire piccolo ma che è praticamente il doppio rispetto a 5 anni fa. “E’ un indicatore destinato a crescere velocemente grazie al forte turn over aziendale, all’ingresso di giovani nell’architettura azienda e alla nascita di nuove aziende sollecitata e favorita dalle risorse del Piano di Sviluppo Rurale e da Giovani Si della Regione Toscana. Le nostre aziende – spiega ancora Filippi – stanno diventando sempre più digitali”. Proprio i giovani e l’occupazione in seconda battuta sono stati anche i temi dell’Assemblea Nazionale che si è tenuta al Palalottomatica di Roma a cui ha partecipato una importante delegazione pisana: “L’agricoltura è l’unico settore che in questa fase – conclude Ascolese – garantisce prospettive, offre opportunità e non è delocalizzabile”.

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