L’alibi della lentezza. Niente di fatto al tavolo tra Municipio dei Beni Comuni e Giunta Comunale

PISA – Martedì 17 dicembre una folta delegazione del Municipio dei Beni Comuni si è recata presso Palazzo Gambacorti, su invito del sindaco Filippeschi, per discutere del presente e del futuro di quell’esperienza fiorita all’interno dell’ex Colorificio Liberato, sgomberata in modo coatto dalle forze dell’ordine nella mattinata del 7 dicembre.

Al tavolo era stata annunciata la presenza degli assessori Zambito e Danti, e tuttavia solo questi ultimi hanno poi di fatto presenziato, mentre il sindaco Filippeschi si è detto impegnato in altre iniziative.

Delusione, frustrazione, e la sensazione diffusa di essere stati invitati a cena mentre il padrone di casa è fuori. Con tutta evidenza non sono stati sufficienti per Marco Filippeschi un anno di iniziative, la riqualificazione di un luogo destinato al perpetuo abbandono, né lo sono stati ben due sgomberi e le migliaia di persone più volte portate in piazza dal Municipio, le stesse che hanno chiesto in ogni modo e forma che l’attuale amministrazione prendesse parte attiva nella vicenda dell’ex Colorificio. No, non è stato sufficiente. La premessa dell’incontro, pronunciata dallo stesso assessore Zambito, è stata lapidaria: “Il sindaco su questo passaggio non vuole delegare, ragion per cui oggi ci consulteremo tra noi, ma sarà necessario organizzare un altro momento di confronto”.

Non è nella storia – nello stile – del Municipio dei Beni comuni far saltare i tavoli, anzi auspichiamo sempre e con costanza che questi rappresentino spazi di pubblica discussione e di democrazia. Non possiamo di certo dire che sia stato così per la giornata di martedì. Nessuno nuova notizia a parte che il documento inviato dal prof. Ugo Mattei è al vaglio dei tecnici – “Così che il Comune possa acquisire i pareri necessari”, ha detto l’assessore Zambito.

Una sensazione diffusa di incomprensione – volontaria – che gela l’azione di questa Amministrazione. Il Municipio dei Beni Comuni, ancora una volta, ha illustrato con chiarezza quali potrebbero essere gli strumenti a disposizione delle istituzioni cittadine per intervenire in maniera attiva nella vicenda dell’ex Colorificio: esproprio, acquisizione in uso – sul modello della delibera Lucarelli a Napoli – e coinvolgimento della Regione in qualità di istituzione interessata a una riqualificazione in senso socio-culturale dell’area di via Montelungo. Tutto questo nella semplice cornice di una presa di posizione, chiara, pubblica, sulla richiesta di variante avanzata alla proprietà dell’ex Colorificio Toscano.

La risposta in tal senso è stata altrettanto chiara, eppure a suo modo funambolica, pronunciata ancora una volta dall’assessore Zambito: “La risposta alla richiesta di variante non ci potrà essere fino a quando non sarà concluso il piano strutturale d’area. Come posso rispondere alla richiesta avanzata dalla J Colors se ancora non è chiaro quale sarà la funzione attribuita a quell’area? Noi non prenderemo in considerazione nessuna richiesta di variante, né ci faremo influenzare da queste per disegnare il futuro del territorio. Solo quando il piano sarà concluso, attraverso un percorso partecipato, potremo pronunciarci”.

Viene quindi da pensare che l’idea dello sviluppo di questa città, nascosto dietro un percorso partecipativo, non preveda di dire un no chiaro alla speculazione di privati; perché anche di questo di potrebbe trattare una lotta alla speculazione di privati, dato che dubitiamo ogni percorso realmente partecipato possa individuare la necessità di ulteriori case e villette (anche su questo continuano a nascondersi nel definire il progetto della multinazionale un progetto per la costruzione di residenze per anziani o collettive, ma è difficile comprendersi se non si arriva a finire la lettura del progetto in cui sono previste strutture recettive -leggasi alberghi -o case con piscina – leggasi residenze di lusso), dato l’elevato numero di abitazioni sfitte della città.

Ma la realtà è ben più complessa di un teorema così ben confezionato. I lavori sul piano strutturale dell’area sono già partiti? A che punto sono? Quali sono i tempi di chiusura? Quali le modalità che identificano quel “percorso partecipato” di cui dice l’assessore Zambito? Giusto non farsi influenzare dagli appetiti di ciascuno, ma dopo un intero anno trascorso a denunciare il degrado dell’ex Colorificio Toscano, dopo decine di tentativi di proposte alternative a questa drammatica realtà, dopo il coinvolgimento di centinaia di cittadini e associazioni che hanno preso parola sulla questione, la posizione dell’amministrazione non può e non deve essere “terza” di fronte a uno stato oggettivo di degrado.

Bisogna prima realizzare il piano strutturale d’area, bene. Quali sono le idee che ne indirizzano la stesura? Quali le proposte? L’amministrazione pisana non ha la più pallida idea di cosa fare dell’ex Colorificio Toscano, oppure no? È lecito dichiararsi contro il degrado – storico cavallo di battaglia delle due amministrazioni Filippeschi – e poi lasciare tutto così com’è in attesa di un deus ex machina che possa districare tutti i nodi? È davvero così realistico?

In poche parole l’amministrazione comunale di Pisa ha affermato nella giornata di martedì 17 novembre che, in attesa del piano, l’area di via Montelungo rimane così com’è. Ovvero vuota, degradata, inutilizzata, sprecata. Una risorsa sottratta indebitamente alla città.

Quando il sindaco Filippeschi incontrerà nuovamente il Municipio dei Beni Comuni? Non è dato saperlo. Il Natale e le festività certo non aiutano alcuna accelerazione, anzi esasperano ulteriormente l’elogio della lentezza che tanto piace – a volte – ai nostri amministratori. La storia continua, invece, e va veloce.

Fonte: Municipio dei Beni Comuni

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