L’Angolo DiVino. “Giuseppe Benanti, Etna: la Sicilia che vorrei” (parte prima)

PISA – Terzo appuntamento con la rubrica L’”Angolo DiVino”, alla scoperta delle cantine più belle d’Italia e d’Europa, un viaggio inebriante, fatto di persone, passioni e sogni curato dalla nostra Stefania Tardino, sommelier e responsabile del blog su vino e viaggi www.WeLoveItaly.eu, La puntata numero tre ospita nel nostro spazio la prima parte dedicata a “Giuseppe Benanti, l’Etna: la Sicilia che vorrei” un viaggio alla scoperta di una famiglia importante in quanto al vino della Sicilia.

di Stefania Tardino

L’Italia è, di gran lunga, il Paese con la maggiore diversità vinicola al mondo, ampiamente superiore ai sui diretti competitor come Francia e Spagna, secondo gli ultimi dati dell’ OIV (Organizzazione Internazionale del Vino e della Vigna). Tutte le regioni italiane vantano produzioni vinicole degne di nota, con punte di eccellenza nella magica Sicilia, mia terra natia, e nella bella Toscana dove attualmente vivo e lavoro. Precisamente a Pisa mi occupo con passione del mio blog www.WeLoveItay.eu, per parlare della Sicilia e della Toscana, e del loro eccezionale Patrimonio Culturale, Artistico, Paesaggistico ed Enogastronomico. Curiosa come tutti i Sommelier, un anno fa galeotto fu uno dei tanti momenti di Wine & Food trascorsi con il mio gruppo AIS di Lucca per innamorarmi di due dei Vini della Cantina Benanti: “Rovittello Etna Rosso DOC” (Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio) e “Pietra Marina Bianco Superiore ” ( Carricante ) . Fu così che conobbi, da neofita nel mondo enoico, un patrimonio straordinario, quello Vitivinicolo dell’Etna.

Benanti al Vinitaly. Giunse il momento di conoscere meglio la Cantina Benanti, un’azienda nota in tutto il mondo, che parla di sé senza fare rumore, arrivando dritto al cuore. Come fare? Quale migliore occasione del Vinitaly 2018 ! Proprio a Verona, città dell’amore, al Vinitaly 2018 , manifestazione internazionale dedicata al mondo del vino, Giulietta incontrò Romeo! Allo Stand Sicilia seguì i segnali di fumo della “muntagna” l’Etna, che mi portò direttamente alla Cantina Benanti. Il sogno si tramutò in realtà. Guardai le stelle e mi abbagliò la luna: Giuseppe Benanti e i figli Antonio e Salvino oscurarono, con la loro classe innata e
l’eleganza dei loro vini, tutti gli altri nettari presenti alla fiera in un’uggiosa domenica di Aprile. Iniziai e conclusi il mio primo viaggio al Vinitaly 2018 con una grande esperienza umana e “divina” alla Cantina Benanti! Mi accolse il sorriso di Antonio prima e di Giuseppe dopo, che trovarono il modo di dedicare del tempo anche a me, insieme a una folta schiera di Wine Lovers, giornalisti e buyers. Ciò mi colpì tantissimo. Si presero cura di me , senza fretta. Raccontarono la storia della loro famiglia, del loro legame profondo con la terra, con la gente e la Sicilia, del loro percorso professionale in Italia e all’estero, dei loro successi, delle loro difficoltà. Mi fecero degustare i loro vini Etnei, superbi , con caratteristiche di forte tipicità , che una volta assaggiati, tra rossi e bianchi, tirarono fuori incantevoli ricordi della mia Isola Mediterranea. E la mia mente
andò indietro nel tempo in una parte profonda di me fatta di: estati calde, mare cristallino, feste natalizie in famiglia, calore umano, luoghi cari. E ancora una volta la Sicilia mi emozionò attraverso la degustazione degli antichi vitigni autoctoni dell’Etna, tra i quali il Nerello Mascalese,
il Nerello Cappuccio e il Carricante , da cui provengono le migliori etichette della CantinamBenanti: Noblesse: spumante Metodo Classico Brut, 100% Carricante , bollicine di grandissima piacevolezza; Etna Bianco Benanti, Etna Doc Bianco: Carricante 100%, vino minerale, intenso, ricco e fruttato con una piacevole acidità e un lunghissimo finale in bocca. Etna Rosato Benanti, Etna Doc Rosato: un rosè raffinatissimo di 100% Nerello Mascalese Etna Rosso Benanti, Etna DOC Rosso : Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio vino rosso di una elegante mineralità e freschezza; Nerello Cappuccio Terre Siciliane, IGT Rosso: il Nerello Cappuccio regala un rosso secco, acido, poco tannico e armonico; Serra della Contessa, Etna Rosso DOC: 85-90% Nerello Mascalese più 10-15% di Nerello Cappuccio , un mix esplosivo di profumi e sentori in un vino dal color rosso rubino; Rovittello, Etna DOC Rosso: 90-95% Nerello Mascalese più 5-10% Nerello Cappuccio, un vino rosso profondo e fresco; Pietra Marina Bianco Superiore: un bianco strutturato, prodotto da vigne selezionate
di Milo, Contrada Rinazzo, uno dei rari esempi di bianchi da invecchiamento! La Cantina Benanti fu protagonista della “Rinascita dei vini dell’Etna”, prodotti di un territorio con caratteristiche pedoclimatiche uniche al mondo: diversa altitudine ed esposizione solare, grandi escursioni termiche, età avanzata dei vigneti (spesso pre-fillosserici) varietà d’uva
(Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante , ecc.), suoli vulcanici ricchi ed eterogenei per composizione . Giuseppe, Antonio e Salvino lavorarono per primi con amore i frutti generosi del territorio Etneo, ridisegnandolo e potenziandolo con ingegno e perfezione, esempio lodevole
di “Viticultura Eroica” alle pendici dell’Etna.

Stefania Tardino assieme a Giuseppe Benanti

Incontro a Falconara. Le favole finiscono ma quello con la Cantina Benanti non fu l’ultimo capitolo della mia storia “divina”. Durante le vacanze estive a Licata (AG), mia città natale, il mio primo pensiero fu quello di visitare finalmente la Cantina Benanti a Catania. Purtroppo mancavano pochi giorni al mio rientro in Toscana e non ebbi logisticamente la possibilità di spostarmi. Sapevo che non potevo andarmene senza fare qualcosa. Così presi coraggio e inviai per e-mail una richiesta formale al Cavaliere Giuseppe Benanti , in cui l’unica cosa chiara fu il desiderio infinito di raggiungere a qualsiasi costo la Cantina Benanti e di ascoltare la storia della loro famiglia, per poi riportarla nel
mio blog www.WeLoveItaly.eu . Mi resi conto che si trattava di un’impresa quasi impossibile, però la fortuna premia gli audaci! Con mio grande stupore e gioia si trovò una soluzione per intervistare il Cavaliere Giuseppe Benanti. Il cavaliere Giuseppe Benanti, essendo un amante della cucina raffinata, accettò il mio invito a cena Licata, osannata ovunque per uno dei suoi ristoranti preferiti “La Madia” dello chef due stelle Pino Cuttaia. L’occasione giusta per fare due chiacchiere sulla Cantina Benanti ! Un sabato d’Agosto aspettai il Cavaliere Giuseppe Benanti al Falconara
Resort, per un aperitivo sotto un sole pomeridiano ancora cocente, tra palme, ibiscus, un mare africano e un castello imponente che fece da sfondo a un incontro speciale, quello con il cavaliere Giuseppe Benanti. Il cavaliere Giuseppe Benanti ruppe subito il ghiaccio con una raffinata
semplicità, rammentando la nostra prima conoscenza al Vinitaly 2018 e si iniziò così a conversare davanti a due bicchieri di Noblesse , Metodo Classico di Carricante in purezza. Il cavaliere mi chiese di dargli del tu, mi mise subito a mio agio, perché vide quanta felicità traboccava dal
rossore del mio viso. Forse per paura che svenissi, Giuseppe , gran maestro della favella ma al contempo schietto, mi fece cenno di sedermi e di deliziarmi con un altro bicchiere dello spumante etneo per riprendermi! Al fresco di un secolare albero di ulivo, prima che il pomeriggio cedesse il
passo alla sera, Giuseppe iniziò a raccontarmi di lui, della sua famiglia, della sua azienda, dei suoi vini, dei suoi amori, delle sue passioni, della sua terra, dei suoi viaggi, della sua vita , di cui ne ha fatto inevitabilmente un vero capolavoro. Io ero lì ad ascoltarlo, incantata, pensando che la Cantina
Benanti è la Sicilia che vorrei: una terra fatta di uomini che collaborano, che lavorano duramente per valorizzarla con passione, con immenso amore, rispettando le tradizioni ma con uno sguardo verso il futuro.

Il Cavalier Benanti

Il Cavaliere Benanti. Giuseppe Benanti imprenditore catanese nel campo della farmaceutica da generazioni, Cavaliere del Lavoro, ed Accademico Aggregato dei Georgofili, fece di una antica passione di famiglia per il vino un punto di riferimento ed un fiore all’occhiello per l’intera economia del territorio Etneo e Siciliano. Tutto iniziò quasi per caso a fine anni’ 80 al Picciolo Golf Club di Castiglone di Sicilia. Giuseppe, a pranzo con un amico medico Francesco Micale, rimanendo insoddisfatto di un rosso ordinato al tavolo, scommise che si poteva e si doveva fare di meglio in fatto di vini a
Catania, sull’Etna, perché era un luogo ricco di grandi potenzialità. Giuseppe, uomo di mondo, sofisticato, abituato al meglio, ma anche profondamente legato all’isola, tornando in patria, non si accontentò certo di bere vino mediocre! Giuseppe cominciò così a cercare quel qualcosa in più che gli altri non furono in grado di vedere. Un visionario dall’ animo inquieto, che nel giro di pochi anni realizzò il “Rinascimento” dei vini Etnei, da molto tempo anonimi e offuscati dal modaiolo Nero d’Avola. Giuseppe portò l’eccellenza dell’Etna in un bicchiere valorizzandone le varietà autoctone! Si avvalse di un equipe di autorevoli personalità dell’ Enologia provenienti dalle Langhe e dalla Borgogna: rispettivamente Salvo Foti, punto di riferimento per il movimento del vino sull’Etna, Rocco di Stefano dell’Istituto di Enologia di Asti, e Jean Siegrist, professore di Enologia
all’ Università di Beaune. Giuseppe fu un pioniere, intravide una punta di diamante laddove gli altri fermarono lo sguardo su uno strato di carbone. Giuseppe ebbe un’intuizione importante che poi diventò una filosofia di azienda: impiantare i Vitigni Etnei Autoctoni su più versanti e contrade
del Vulcano , ognuno con differenze ampelografiche e di terroir notevoli e oggettive, per portare il potenziale del territorio dell’Etna nella produzione di vini autentici ed eleganti. Giuseppe capì che bisognava puntare a Nord dell’Etna per i rossi autoctoni, quali il Nerello Cappuccio, il Nerello
Mascalese: così il primo polo dell’azienda nasce nel 1988, a Castiglione di Sicilia con l’originario nome di “Tenuta di Castiglione”. Per i bianchi autoctoni, quali il Carricante, Giuseppe mira a Sud dell’Etna, a Milo . Dopo nel 1994 Giuseppe lavorò per conto di terzi l’area vitivinicola a Santa Maria di Licodia (Etna sudovest), e poi finì per allagarsi fino a Monte Serra a Viagrande (Etna sudest), zona del nonno di Giuseppe, riprendendo con ben altra visione l’attività amatoriale di famiglia avviata qui alla fine del 1800. Giuseppe investì tutto e subito con decisione su tali varietà, effettuando circa 150 prove di micro vinificazione e valorizzando sia i tradizionali assemblaggi tipici della DOC Etna Rosso (Nerello Mascalese più Nerello Cappuccio) che i monovitigni, all’ epoca una vera rarità. Nel giro di pochi anni la Cantina Benanti ispirò diversi produttori giunti in seguito sull’ Etna e diventò in breve tempo un distretto vinicolo di eccellenza.
Dal 2000 a oggi la Cantina Benanti contribuì ad incrementare ancor di più la visibilità e la conoscenza dei Vitigni Autoctoni Etnei, e si evolse attraverso importanti tappe aziendali. Tra queste: 2003 primo spumante metodo classico dell’Etna da uve Carricante; 2010 selezione ed ottenimento del brevetto di quattro lieviti autoctoni, ancora oggi, esempio
unico sull’ ’Etna.

Una Famiglia una Passione per il Vino Etneo. Nel 2012 al Giuseppe si affiancarono a tempo pieno i figli Antonio e Salvino, classe 1974, reduci
da esperienze accademiche e lavorative di diversi anni all’estero e poi in Italia. Antonio e Salvino interpretarono con ancora maggiore focalizzazione e rigore la filosofia aziendale ed agirono da subito con grande decisione facendo scelte importanti. Di questa seconda parte della storia della Cantina Benanti , Giuseppe mi propose di parlarne da loro in cantina a
Catania!

To Be Continued. Si era fatto tardi e Giuseppe ebbe giusto il tempo per concludere la nostra interminabile conversazione sulla Cantina Benanti e sulla vita a cena in un altro scenografico ed eccellente ristorante di Licata, la Bottega del Relais Villa Giuliana. Un piatto gigantesco di crostacei freschi serviti su ghiaccio e una bottiglia di “Seleziona di Famiglia di Cantine Milazzo” fu l’unica cosa capace di far scendere improvvisamente il silenzio.
La notte calò e la carrozza andò via insieme a Giuseppe, un Cavaliere Siciliano nel senso più romantico e grande del termine.

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