Quando l’architettura diventa magia. Agli Arsenali Repubblicani presentato il progetto Les Docks

PISA – Si è svolto nello splendido scenario degli Arsenali Repubblicani a Pisa, nell’ambito della “Mostra sul progetto LES DOCKS, a Marsiglia”, realizzato dallo Studio 5+1AA Alfonso Femia e Gianluca Peluffo un interessante incontro sul tema del significato dell’Architettura al giorno d’oggi, dal titolo che sembra un ossimoro, vale a dire “Un Nuovo Realismo Magico”.

di Giovanni Manenti

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Con il saluto dell’Assessore all’urbanistica del Comune di Pisa, Ylenia Zambito, che ha evidenziato come l’evento odierno non sia stato altro che “un’anticipazione di quella che sarà la seconda edizione della “Biennale di architettura” che si svolgerà nella nostra città nel prossimo mese di ottobre 2017, un po’ come quando un cantante introduce sul mercato un brano singolo quale anteprima di un album che verrà pubblicato a seguire, e l’Amministrazione Comunale non può che essere orgogliosa sia di poter ospitare questa mostra che del tema che sarà a tema della riferita biennale, vale a dire l’acqua, un elemento particolarmente a noi caro perché riporta alla nostra Storia di Antica Repubblica Marinara”.

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Sulla stessa lunghezza d’onda le parole del Sindaco Marco Filippeschi, il quale non ha mancato di sottolineare come si sia trattato “di un’iniziativa che mantiene alto il confronto culturale della nostra città, come quando siamo stati stipulati per il recupero dei beni della città d’arte, nel cui ambito ci sono ancora tanti capitoli ancora da aprire, sperando che la loro progettualità possa consentire di essere inseriti nei piani di Finanziamento governativi, questo perché in un periodo di crisi non può esservi omogeneità nel Paese, e solo chi si dimostrerà più virtuoso potrà accedervi, ed in questo senso mi auguro che una notevole spinta al riguardo la possa dare la prossima Biennale con grandi temi come quello dell’acqua, che rappresenta uno squarcio in cui si possono aprire nuove e valide prospettive”

Nello specifico dell’iniziativa, curata dall’Associazione LP (Laboratorio permanente per la città) e promossa in collaborazione con il Comune e l’Ordine degli Architetti di Pisa, è stato possibile per i presenti ammirare le foto illustrative del progetto “LES DOCKS MARSEILLE”, inerente il recupero a fini commerciali dei magazzini portuali di Marsiglia e che ha vinto nel 2016 il prestigioso MIPIM di Cannes per la sezione “miglior edificio commerciale”, universalmente ritenuto come il Premio Oscar nel settore immobiliare.

 

L’incontro, moderato da Massimo Del Seppia, Presidente di LP, ha viceversa fornito alla folta platea presente, l’opportunità di un’analisi a 360 gradi su cosa voglia dire fare architettura oggi, ed al quale hanno presenziato gli architetti Alfonso Femia, del riferito Studio 5+1, e Luca Molinari, nonché Gianluigi Pescolderung, visual designer che ha curato la grafica della facciata dei Docks.

Al riguardo, l’architetto Molinari si è soffermato sulla “tecnica del riuso”, utilizzata per il progetto marsigliese, mettendo in evidenza come “ogni cosa abbia una potenzialità di riutilizzo secondo una nuova prospettiva, qualità questa tipicamente italiana ed europea, di cui la Basilica di Siracusa è uno degli esempi più eclatanti, con la facciata in stile barocco conservando all’interno la struttura di antico tempio greco, ed è una tecnica tipica proprio della cultura urbana, che deve essere ripensata e rinnovata per una Società che cambia in continuazione e nella quale le zone ed i luoghi in stato di abbandono rappresentano una sconfitta per la mancata riqualificazione degli spazi”. “La politica del riuso”, ha proseguito l’architetto, “sta a significare voler combattere l’idea dell’abbandono, attraverso l’innovazione e la visione che consentono di pensare ad un progetto come opportunità di ascoltare un luogo abbinandolo alle capacità creative, con ciò generando anche un valore di mercato, come dimostrato dai numerosi “scheletri di cemento” del nostro Paese, alcuni dei quali si sono trasformati da vergogna nazionale a motivo di orgoglio e ciò è stato altresì un tema centrale nell’urbanistica cittadina degli ultimi 30 anni, attraverso il recupero ed il restauro di opere, ed utilizzando anche gli spazi pubblici per dare una nuova e positiva immagine alle città”.

In merito, viceversa, alla componente grafica, nel suo intervento l’architetto Gianluigi Pescolderung ha posto l’accento su come “io abbia sempre pensato alla grafica come un qualcosa che dovesse rendere un’immagine che andasse oltre al visibile, verso l’immaginario, rielaborandola, convinto che la stessa abbia la capacità di generare un pensiero che riguardi la conformazione dei modi d’uso, in quanto la scrittura è al tempo stesso narrazione, e con lei costruiamo luoghi densi di significato attraverso la configurazione della stessa”. “La scrittura”, ha proseguito l’architetto, “è combinazione tra figure e parole, e ciò non fa ancora parte del patrimonio del progetto di architettura, in quanto la scrittura deve generare una visione e tocca a noi ricostruire tale visione attraverso le parole, ed, al riguardo, non è stato facile applicare questa idea alla facciata principale dei Docks, per la quale sono stati raccolti testi delle più grandi ed autorevoli firme che avevano dedicato un pensiero a Marsiglia, che è sempre stata un crocevia commerciale, nonché un luogo in passato sognato, per un totale di mq. 1.500 coperti con oltre 5.000 parole”.

Ma il vero e degno protagonista dell’evento è stato l’architetto Alfonso Femia, ideatore del progetto, il quale, oltre a presentarlo attraverso apposite slides, ha posto il tocco finale su cosa significhi al giorno d’oggi fare architettura, dichiarando come “l’architettura si debba occupare del reale e della sua metamorfosi, perché il progetto è sempre qualcosa che modifica il reale verso una nuova identità e questo deve avvenire, secondo il nostro punto di vista, attraverso una visione ed un’idea immaginaria che permetta alla risposta reale e pragmatica di trasferire un significato, di raccontare una storia in cui il progetto si possa identificare, poiché se viceversa si tratta semplicemente di una risposta ad una domanda delle quantità e delle funzioni non potrà mai essere un paesaggio anche empatico nei confronti delle persone, e quindi divenire un “realismo magico” che richiama un momento storico italiano particolare dove la cultura può essere spostata verso la metafisica rispetto a quando c’era un realismo concentrato solo sulla dimensione reale e che sta a significare mettere insieme questi due aspetti; noi facciamo in modo ogni volta che questi due aspetti si nutrino vicendevolmente, il che vuol dire che il progetto si possa contaminare con l’arte, con la scrittura, la fotografia e differenti sguardi affinché prenda anima e nel suo corpo possa affrontare la storia”.  Io credo che noi, come Italia”, ha concluso Femia, “saremo sempre un luogo di cultura che sarà in grado di fare in modo che la riflessione sul futuro non porti mai a delle risposte banali, perché dovremo sempre confrontarci con il patrimonio, il paesaggio, la natura nelle sue diverse dimensioni, la cultura, l’arte e quindi ritengo che prendere coscienza di questo aspetto e voler ridare centralità al progetto permetterà, oggi più che mai ed in futuro ancor di più, all’Italia di mantenere il ruolo che ha sempre avuto storicamente e sul quale dobbiamo andare a riprenderci la quotidianità, non solo attraverso episodi importanti, perché solo attraverso la quotidianità fatta di piccoli progetti si può creare un processo culturale che sia capace di cambiare il rapporto con l’architettura”.

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