Latrofa sulla vicenda della moschea

PISA – Dicevamo il 30 settembre 2014: “Siamo ormai vicini alla costruzione della moschea, che il Comune di Pisa ha inserito in una variante urbanistica nell’aprile dell’anno scorso. A quel tempo Raffaele Latrofa non era ancora consigliere comunale. Votarono contro soltanto gli allora consiglieri Bedini, Buscemi, Luperini e Silvestri, ai quali va il nostro plauso.

L’edificio avrà una cupola e un minareto alto 25 metri e sorgerà nel quartiere residenziale di Porta a Lucca, tra via del Brennero e via Chiarugi. Come prevedibile, la notizia ha suscitato in città polemiche e prese di posizione, quasi tutte contrassegnate da entusiasmo a sinistra e recriminazioni a destra. Il Sindaco sostiene che gli abitanti di Porta a Lucca erano consenzienti: ci piacerebbe sapere quando sono stati consultati e in che modo.

Chiudere gli occhi davanti alle preoccupazioni dei cittadini, come fanno certi esponenti della sinistra, è profondamente sbagliato. I problemi ci sono, e non è mettendo la testa sotto la sabbia che si risolvono. Anzi, negandoli e inneggiando al multiculturalismo, si rischia di alimentare la demagogia e di sbarrare davvero la strada ai processi di comprensione e di corretta integrazione.

I cittadini pisani possono star sicuri che Latrofa appurerà e controllerà che non vengano impiegati soldi pubblici.

Ma, al di là di tutti gli aspetti amministrativi, sui quali ovviamente è opportuno che ci sia la massima trasparenza da parte dell’amministrazione comunale, ci preme fare alcune considerazioni più generali.

Ribadiamo il rispetto per tutte le fedi e auspichiamo che nessuno pensi a una guerra di religione, che, all’interno dell’Islam, rafforzerebbe le correnti radicali. Difendiamo il pieno diritto di tutti a seguire il proprio culto. Ci piacerebbe che questo principio, largamente applicato in Italia in ottemperanza alla nostra Costituzione, fosse riconosciuto anche in quei paesi dove per cristiani, yazidi, ebrei, e addirittura per i musulmani sciiti, ormai è molto difficile non solo praticare il culto, ma anche sopravvivere fisicamente. Da questo punto di vista ci aspettiamo che le comunità islamiche presenti nel nostro territorio si dissocino con chiarezza dall’Islam radicale e jihadista.

Purtroppo invece una delle preoccupazioni maggiori che emerge dall’opinione pubblica, anche pisana, è quella della predicazione violenta, che talora in Occidente viene fatta dentro le moschee, alimento e benzina per le cellule terroristiche che operano qui o si recano a combattere altrove. È evidente che si tratta di un problema enorme, aggravato dal fatto che la predicazione spesso non viene fatta in italiano. Su questo punto noi non potremo che stimolare il governo a intensificare i controlli, imponendo l’uso dell’italiano nella predicazione.

E ancora: nel concedere l’autorizzazione, da parte del Comune non si è valutata la localizzazione così vicina al Duomo, con un minareto che parrebbe messo lì a sfidare la Torre pendente, in contrasto con la struttura e la cultura della nostra città.

Non si è pensato che oltre tutto questa vicinanza, data la notorietà mondiale della Torre, con il gran numero di musulmani che verrebbero richiamati nella zona senza adeguate possibilità di controllo, aumenterebbe non poco il rischio di un attentato clamoroso: nel clima di sfida mortale che l’Islam radicale ha lanciato contro l’Occidente e la cristianità. Lo stesso vale per l’aeroporto e, sempre in zona, per Camp Darby.

A Lucca, dove la presenza di comunità islamiche è paragonabile, se non maggiore, a quella di Pisa, si è scelto di autorizzare il luogo di culto lontano dal centro urbano, in un luogo ospitale e facilmente accessibile anche con l’autostrada.”

Questo dicevamo il 30 settembre 2014, dopo di che siamo stati conseguenti in ogni nostro atto:

1) Non abbiamo firmato una richiesta di referendum, naufragato per motivi tecnici, che proponeva

una variante urbanistica, di fatto annullando il valore di un’area proponendo di trasformarla in verde privato.

2) Abbiamo lavorato in commissione urbanistica, unico luogo dove, a costo zero per i cittadini, si potevano fare emendamenti (il referendum sarebbe stato costoso per i cittadini, senza aver alcun potere vincolante sulle scelte urbanistiche).

3) Abbiamo presentato un emendamento (che allego) votato favorevole solo da Pisa nel Cuore e quindi bocciato. In esso chiedevamo che la destinazione urbanistica della particella catastale fosse variata dalla attuale “luogo di culto” a quella che aveva appena prima che fosse approvata la variante urbanistica del 4 aprile 2013.

4) Abbiamo ripresentato un ordine del giorno con stesso dispositivo, durante il consiglio comunale. In esso chiediamo che la destinazione urbanistica sia riportata a quella di appena prima che fosse approvata la variante urbanistica con delibera di consiglio comunale del 4 aprile 2013.

Pisa nel Cuore pensa che questa vicenda sia stata male affrontata dalla politica e in alcuni casi approcciata con strumenti inidonei, che hanno avuto grande risalto mediatico, ma non hanno ottenuto alcun minimo risultato.

Pisa nel Cuore ritiene che serva fare un passo avanti da parte della politica, che si debba tenere conto delle moltissime firme raccolte principalmente nel quartiere di Porta a Lucca e pertanto si ragioni a livello urbanistico di una eventuale diversa collocazione della moschea. Questa la nostra reale proposta contenuta nel nostro ordine del giorno, che non lede il privato che per merito dei consiglieri di maggioranza e di alcuni di opposizione ha ottenuto nel 2013 un diritto.

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