Lavoro. Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso degli agrotecnici sulle pensioni

PISA – È una sentenza storica quella del Consiglio di Stato n. 3859/2014, depositata il 20 luglio, perché chiarisce come il criterio di rivalutazione dei contributi pensionistici, definito dalla legge n. 335/1995, debba intendersi come quello minimo (che deve essere sempre riconosciuto), mentre le Casse di previdenza “virtuose” e con i conti in ordine possono riconoscere rivalutazioni maggiori così “… consentendo di erogare trattamenti pensionistici più alti”.

Con questa sentenza, viene definitivamente scardinato il principio, difeso fino all’ultimo dal Ministero del Lavoro, per cui la previdenza dei professionisti doveva essere, sempre e comunque, “tutta uguale”. Anche quando i rendimenti dei contributi, per effetto del meccanismo di calcolo, erano pressoché pari allo zero, con il risultato di deprimere all’inverosimile le future pensioni, come in effetti è avvenuto negli ultimi anni.

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Una questione portata all’attenzione del Ministro Poletti dai deputati M5S della Commissione Agricoltura con un’interrogazione parlamentare. “Il Ministro del Lavoro sbagliava a bloccare la delibera della Gestione previdenziale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati – dichiara la deputata Chiara Gagnarli (M5S), prima firmataria dell’interrogazione – Una Cassa virtuosa, con totale sostenibilità previdenziale, che dal 2010 attendeva di poter aumentare la rivalutazione dei contributi previdenziali dei propri iscritti così da poter erogare loro pensioni significativamente più alte. Dopo questa storica sentenza, le Casse meglio amministrate potranno distinguersi da quelle amministrate peggio. Nessuna potrà nascondersi dietro l’alibi delle rivalutazioni dei contributi ‘secondo legge’, con la conseguenza che gli iscritti alle Casse dei liberi professionisti – continua Gagnarli (M5S) – potranno misurare la capacità dei propri amministratori in base ai risultati ottenuti e chiedere di poterne beneficiare. In sostanza: meno derivati, meno operazioni finanziarie border line, ma pensioni più alte, anche notevolmente, per chi versa i contributi”.

L’importanza della vicenda è ancor più evidente se si considera che, dal 2005 ad oggi, la costante riduzione della percentuale di rivalutazione dei contributi previdenziali, dovuta alla rarefazione del PIL a sua volta schiacciato a causa della crisi economia, ha finora compromesso l’entità delle future pensioni, destinate ad essere del tutto insufficienti a garantire una dignitosa esistenza. Nel 2014, ad esempio, si prevedeva un indice pressoché pari a zero, dato il perdurare del PIL negativo. “Anche gli effetti sugli albi professionali saranno notevoli – ha dichiarato il Collegio nazionale deli agrotecnici – perché aumenterà il livello di concorrenza fra le diverse categorie, già oggi migliorato grazie al DPR n. 328/2001 che ha permesso ai laureati delle professioni tecniche di scegliere liberamente fra più Albi”.

Il problema dell’insufficiente rivalutazione dei contributi previdenziali (con l’effetto di generare pensioni irrisorie o comunque insufficienti) riguarda pressoché tutte le casse dei liberi professionisti, ma in particolare quelle nate dopo la “riforma Dini” del 1995, cioè le Casse con meccanismo di calcolo interamente contributivo e precisamente: ENPAIA (agrotecnici), EPAB (Biologi), EPPI (Periti Industriali), EPAP (Attuari, Agronomi, Chimici e Geologi); ENPAPI (Infermieristica), ENPAP (Psicologi), più tutti i nuovi iscritti nelle “vecchie” Casse professionali (di cui al Decreto 509), interessando, in totale, una platea superiore ad 1,2 milioni di persone. “Riteniamo questo un passaggio importante – conclude la deputata 5 Stelle Gagnarli – perché aumenta il livello di concorrenzialità in un settore che include qualcosa come 1,2 milioni di lavoratori. Ci aspettiamo che il Ministero del Lavoro si allinei in fretta alle disposizioni della sentenza”.

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