Lazzeri e Vianna (Più Toscana) sulla Fusione dei Comuni: “La Regione va contro la volontà popolare”

PISA – “In un solo caso su cinque ha vinto il “no”. Con questo voto, la Maggioranza in Consiglio regionale ribalta la volontà popolare”.

È quanto sostiene il consigliere regionale di Più Toscana-Federazione dei Cristiano Popolari, Gian Luca Lazzeri, sul voto contrario dell’Aula di Palazzo Panciatichi alla fusione dei Comuni di Campiglia Marittima-Suvereto, Villafranca in Lunigiana-Bagnone, Aulla-Podenzana, Capannoli-Palaia-Peccioli e Borgo a Mozzano-Pescaglia.

“I risultati del voto sono sotto gli occhi di tutti. Solo nel referendum di Borgo a Mozzano-Pescaglia (LU) ha vinto il “no” col 58,41% dei voti. Negli altri quattro casi, la maggioranza dei cittadini ha optato per la fusione, ma la Regione ha deciso di andare contro la volontà popolare”. Infatti, a Campiglia Marittima-Suvereto (LI) ha prevalso il “sì” col 54,58% dei voti, a Villafranca in Lunigiana-Bagnone (MS) il “sì” ha registrato il 62,30%, ad Aulla-Podenzana il 60,78% (MS) e a Capannoli-Palaia-Peccioli (PI) il 53,38%.

“Sicuramente – spiega Lazzeri – c’è stata una campagna di informazione non efficace nei Comuni più piccoli. Infatti, sono stati soprattutto i cittadini dei Comuni più piccoli a votare “no”. Ma se guardiamo ai risultati dei referendum per i quali si è votato oggi in Consiglio regionale, è evidente che in quattro casi su cinque abbia prevalso il “sì”. Purtroppo, a quanto pare chi guida questa Regione vuole l’unanimità per cambiare le cose. Tutti devono essere d’accordo sulla fusione altrimenti non si fa. A questo punto, mi chiedo se abbia senso continuare a fare i referendum se la volontà popolare viene sovvertita in Consiglio regionale, visti i costi rilevanti dei referendum a carico delle casse regionali…”.

Sul tema interviene anche il capogruppo di Più Toscana-Federazione dei Cristiano Popolari, Antonio Gambetta Vianna, per il quale “adesso il rischio è che le fusioni dei Comuni vengano imposte per legge, così come è già stata imposta l’unificazione di alcuni servizi per i Comuni sotto i 5.000 abitanti”.

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