Le imprese pisane protestano. “Siamo al tracollo. Riaprire in sicurezza si può”

PISA – Imprenditori pisani protagonisti della giornata di mobilitazione #riapriamoilcommercio #riapriamoipubbliciesercizi. Su iniziativa e invito di Confcommercio Provincia di Pisa, serrande alzate, negozi, bar, ristoranti, pizzerie aperti simbolicamente, e selfie da condividere sui social, per lanciare un messaggio forte: che nel rispetto dei protocolli di sicurezza aprire si può.

Ne è fortemente convinta la presidente di Confcommercio Federica Grassini, mentre al cospetto del sindaco di Pisa Michele Conti snocciola i numeri dell’impatto tremendo che l’epidemia del Covid-19 ha sull’economia del commercio, del turismo e dei servizi pisani. “Numeri drammatici e previsioni preoccupanti” – ha ricordato la presidente Grassini, alla presenza anche del vicepresidente vicario Alessandro Trolese, della presidente di ConfRistoranti Daniela Petraglia e del direttore Federico Pieragnoli“Con 13 mila aziende su 20 mila chiuse da marzo a causa del lockdown, in un trimestre crollo del Pil provinciale di 9 punti percentuali, 800 milioni di euro in fumo, una perdita stimata di 6 7 mila posti di lavoro e la chiusura definitiva di un numero compreso di aziende tra le 2 mila e le 3 mila. Di fronte a questo scenario apocalittico, chiediamo di fare presto e una riapertura anticipata nella più assoluta sicurezza per noi, per i nostri collaboratori e per i nostri clienti. Fino ad oggi non abbiamo avuto nessun aiuto dallo Stato, escluso la cassa integrazione per i nostri dipendenti, di questo passo si rischia una crisi irreversibile. Tutto questo è contenuto in un corposo dossier che abbiamo inviato al Prefetto di Pisa Giuseppe Castaldo affinché lo inoltri al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte”.

“Nella nostra città, fortunatamente, è presente molto pubblico impiego, settore che ha risentito meno di altri della crisi economica generata dall’emergenza sanitaria in corso” – ha spiegato il sindaco di Pisa Michele Conti: “Ma Pisa è una città che vive anche di turismo e di commercio, ambiti che hanno bisogno di un sostegno concreto per ripartire. Noi abbiamo varato il piano Riapri Pisa, in cui sono presenti molte misure interamente finanziate dal bilancio comunale in favore di queste categorie economiche: ricordo il straordinario di 700mila euro per sostegno all’affitto per immobili commerciali e di giovani professionisti; l’azzeramento del suolo pubblico per pubblici esercizi, ambulanti, alberghi, edilizia per l’anno 2020; l’azzeramento imposta di soggiorno fino al 31 dicembre 2020; la costituzione di un fondo di 500mila euro per abbattimento TARI da destinare alle attività rimaste chiuse in base al codice ATECO; l’apertura ZTL estiva notturna sui Lungarni e la sosta gratuita per le prime due ore con disco orario nei parcheggi di piazza Sant’Antonio e piazza Santa Caterina per favorire l’accesso al centro alle famiglie che vorranno fare acquisti. Ma il Comune da solo non ce la può fare: le nuove misure del Governo non convincono perché non sembrano contenere un piano organico e una tempistica certa per la riapertura del Paese e delle nostre città. Manca, poi, un vero piano economico di sostegno alle imprese e all’economia reale e ai cittadini. Per questo stamattina sono al fianco dei commercianti per chiedere maggiori tutele e una ripartenza certa per chi dimostra di essere in grado di far rispettare le norme sul distanziamento sociale. Le attività se non saranno adeguatamente aiutate non ce la faranno a ripartire: il Governo, che nelle scorse settimane si è preoccupato di nominare i vertici delle grandi aziende statali, si occupi ora, da subito, di aiutare i commercianti a togliere per un anno le spese fisse, ad esempio, dalle bollette Enel. C’è un estremo bisogno di azioni concrete o ne risentiranno tutti i territori”.

Le richieste di Confcommercio sono sintetizzate dalle parole del direttore Federico Pieragnoli: “Riaperture il 4 maggio per i negozi e il 18 maggio per i pubblici esercizi, anno fiscale in bianco e annullamento delle tasse per l’intero 2020, risorse a fondo perduto per i mancati guadagni delle aziende costrette a chiudere, moratorie sui debiti estese a dodici mesi, l’azzeramento dei costi di accesso al credito, con lo Stato che si fa carico degli interessi richiesti dalle banche e dei costi della garanzia, mantenimento della cassa integrazione, lo sblocca fondi per le casse dei comuni”.

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