Lettera aperta di alcuni studenti sulla chiusura dell’Università di Pisa: raccolte 100 firme

PISA – Due studenti pisani e nella giornata di martedì 8 giugno, hanno aperto
alla firma una riflessione circa le pesanti ripercussioni che le
recenti scelte dell’Università di Pisa potrebbero realisticamente  avere
sulla città intesa nella sua dimensione complessiva.

Come è noto, l’Università di Pisa ha deliberato che, per la gran parte degli studenti, la didattica del primo semestre del prossimo anno accademico verrà erogata a distanza, tramite video lezioni. Infatti, nel documento allegato alle ultime delibere del Senato accademico e del Consiglio d’amministrazione, si prevede che “tutte le lezioni frontali… fino al 31/12/2020, verranno erogate… attraverso le piattaforme telematiche messe a disposizione dall’Ateneo”, salvo per i corsi con un esiguo numero di iscritti e i laboratori, che ricorreranno alla didattica parallela, in presenza e da remoto.

Come studenti universitari, ma anche e soprattutto come giovani cittadini che vivono e animano la città di Pisa, siamo stati molto colpiti da questa scelta. 

Riconosciamo che l’emergenza iniziata nei mesi scorsi non si è conclusa e che attualmente i protocolli di igiene restano molto stringenti e probabilmente insostenibili per la nostra Università, in termini economici e logistici.

Allo stesso tempo, tuttavia, le vicende degli ultimi mesi ci insegnano quanto fluida sia la situazione e quanto repentinamente possano essere adeguate le regole sulle varie attività della vita economica e sociale.

Non comprendiamo dunque perché un ateneo come il nostro, che pure ha saputo gestire la fase acuta dell’emergenza con prontezza ed efficienza anche grazie ai suoi docenti, abbia sin d’ora escluso la possibilità di riprendere la didattica in presenza, con evidenti e gravi ricadute sulla realtà cittadina. La giusta esigenza di garantire i numerosi studenti fuori sede poteva, in questa fase, essere soddisfatta dalla garanzia di lezioni in parallelo per tutti.

Al momento, si iniziano a scorgere alcuni segnali di reazione da parte dell’opinione pubblica cittadina. Non si può ignorare il rischio per numerosissime attività, che, dopo mesi di chiusura forzata, continuerebbero, per un semestre, a operare in modo fortemente ridimensionato. 

La penalizzazione riguarderebbe tanto le attività commerciali, quanto i servizi, senza dimenticare il mercato degli affitti: di riflesso l’intera vita economica e culturale di Pisa subirebbe un colpo durissimo.

Ci paiono infatti evidenti l’importanza e la ricchezza di un tessuto culturale e accademico fatto di scambi, di incontri, di confronti che solo la presenza di studenti, ricercatori e docenti in aula ed in città può assicurare.

Pisa registra una popolazione residente pari a 88.880 unità, la sua Università conta 49.673 iscritti ai corsi di laurea. 

Pisa è la sua università come l’università è la sua città.

Queste due realtà vivono in una simbiosi secolare, un arricchimento reciproco che fanno di Pisa una città come poche, una città che può andare fiera della sua realtà sociale, del sapere diffuso, delle contaminazioni, della carica innovativa di un territorio che rischierebbe troppo facilmente di scivolare nella sussistenza-dipendenza dal circuito turistico. 

Riteniamo che una così timida decisione riguardo al prossimo semestre di lezioni contrasti con lo spirito di rilancio che seguirà a questi mesi difficili. In definitiva, potrebbe anche rivelarsi pericolosa se, scoraggiando nuove iscrizioni, dovesse attivare una spirale di inaridimento, difficilmente reversibile, della nostra comunità accademica e della città tutta. 

Ancora diversi mesi ci separano dall’inizio del prossimo anno accademico. 

Possiamo confidare in un miglioramento della situazione generale tale da rendere superati protocolli e cautele, e una ripresa della piena normalità. Ma è solo una speranza.

Fin da ora, invece, si può auspicare che tutti i soggetti interessati – l’Università in tutte le sue componenti, il Comune e gli altri enti pubblici, gli imprenditori e gli attori sociali, l’intera cittadinanza – intraprendano insieme un percorso di riflessione e di condivisione.

Si dovrebbe valutare quali mezzi possano essere dedicati a garantire almeno una parte delle attività in presenza che ora si pensa di non far ricominciare. E, se questo fosse impossibile, bisognerebbe intraprendere ogni azione utile a salvaguardare, per il futuro, un tessuto fatto di vita e di cultura, delicato ma incredibilmente ricco, il cui degrado sarebbe un grandissimo danno per la città, la Regione e il Paese negli anni a venire.

By