Licenziamenti alla Saint-Gobain. Sindacato di Base annuncia lo sciopero nazionale per l’11 Ottobre

PISA – “La Saint-Gobain ha annunciato di voler licenziare almeno 30 lavoratori, per dare in appalto ad una ditta esterna il loro lavoro. Sant-Gobain sta facendo esattamente quello che tanti altri padroni oggi fanno: utilizzano l’accordo del 29 Giugno 2021 fra Confindustria, governo, Cgil, Cisl e Uil per operare licenziamenti collettivi“. Lo afferma il Sindacato Generale di Base.

Questi sono i fatti, le scuse per nascondere questa verità, fanno parte delle meschinità di chi tira le pietre e poi nasconde la mano. I padroni vogliono uscire da questa pandemia da virus con delle ristrutturazioni dei processi produttivi che comporteranno maggiore innovazione tecnologica e meno lavoratori. Per attuare questo processo Confindustria, di cui la Saint-Gobain fa parte, ha chiesto al governo una montagna di soldi pubblici, si parla di 100 miliardi per ristrutturare i processi produttivi, riducendo i costi di produzione per acquisire più competitività sui mercati. La cosa grave è che la Saint-Gobain, come la GKN di Firenze e tante altre grosse industrie, non sono fabbriche in crisi, ma fanno ciò per la loro famelica ricerca di maggior competizione sui mercati e profitti da mettersi in tasca, ma anche per aumentare il loro potere politico di dominio sul movimento dei lavoratori. Addirittura la multinazionale francese vuole licenziare per esternalizzare il lavoro, a una delle tante dittarelle o cooperative sempre pronte a pagare meno gli operai e a dargli meno tutele. Gli operai fino a quando manderanno a trattare per loro conto sigle sindacali che hanno firmato i loro licenziamenti, al massimo potranno ottenere qualche breve ammortizzatore sociale. L’11 Ottobre tutto il sindacalismo di base ha indetto lo sciopero generale nazionale contro i licenziamenti e la macelleria sociale del governo e del padronato. E’ ora di far rispettare l’articolo 1 della nostra Costituzione “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (non sulla disoccupazione) e rivendicare con forza una drastica riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per lavorare meno, lavorare tutti e vivere meglio”.

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