Lo scrittore Marco Malvaldi incontra i suoi lettori alla Libreria Ghibellina

PISA – La cosa importante, per un artista, non è essere bravo, è essere riconoscibile. Fare una cosa in modo tale che soltanto lui la può fare in quel modo.” L’autore di queste parole è lo scrittore pisano Marco Malvaldi (dal suo libro “Aria di montagna”), sabato ha presenziato alla libreria Ghibellina di Pisa, in Borgo Stretto, per l’iniziativa “Libraio per un giorno”.

di Massimiliano Morescalchi

Malvaldi, oltre a essere molto bravo, è sicuramente riconoscibile per il garbo, la disponibilità e la simpatia che mostra quando incontra i propri lettori.

Marco Malvaldi firma il suo nuovo libro ai suoi lettori

In questi giorni è uscito il suo ultimo lavoro, “Il borghese Pellegrino”, come sempre per l’editore Sellerio, dove per la seconda volta il protagonista della storia è il famoso gastronomo e critico letterario Pellegrino Artusi (il primo racconto dove figurava questo personaggio era “Odore di chiuso”, 2011).

La Libreria Ghibellina

L’Artusi (Forlimpopoli 4 agosto 1820 – Firenze 30 marzo 1911) è una figura estremamente interessante: non tutti sanno che fu anche scrittore, per quanto il suo saggio sulla vita di Ugo Foscolo e quello sulle lettere del poeta Giuseppe Giusti passarono praticamente sotto silenzio. Il libro che sancì la sua eterna fama, legando imperituramente il suo nome a quello dell’alta cucina, fu “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, manuale scritto con sapienza e ironia e pubblicato nel 1891, tuttora considerato un capolavoro della cucina italiana e del servire in tavola. Basti pensare che l’opera conta ben 111 edizioni e ha venduto più di un milione di copie.

Malvaldi ha sicuramente intuito il carattere estremamente letterario e iconico del personaggio Artusi, che ha saputo inserire all’interno dei suoi intrecci investigativi con la consueta ironia e la leggerezza con cui affronta anche i più efferati omicidi. È un marchio di fabbrica il tono scanzonato dei suoi racconti, così come il sorriso sincero col quale accoglie i suoi lettori, visibile anche sotto la mascherina che ormai nasconde le fattezze dei volti e omologa le facce rendendoci tutti quanti dei perfetti sconosciuti. 

E i lettori riconoscono questa sua disponibilità, avvertono il suo piacere di stare in loro compagnia. È evidente dal fatto che anche ieri, in un sabato pomeriggio afoso con più di 32 gradi di temperatura, una nutrita schiera di fans attende l’arrivo dello scrittore pisano per più di un’ora, certi di essere ripagati dalla prontezza al dialogo di Marco. 

C’è bisogno di sorridere, ora più che mai, in questa lenta ripresa della vita dopo la paura del Covid che è ancora dipinta sul volto, sugli occhi, della gente per la strada e dentro i negozi, negli sguardi schivi, nella paura ad avvicinarsi gli uni agli altri. D’altra parte, si sa, i pensieri negativi sono duri da allontanare. Lo scrive Malvaldi stesso nel suo “Il telefono senza fili”:

“I pensieri deprimenti, si sa, magari fanno il giro largo, ma non perdono mai la strada di casa. Basta un minimo appiglio, un collegamento apparentemente ridicolo, e loro si ripresentano, ancorandosi al fondale del tuo cervello come una nave: magari fluttuanti come posizione, ma impossibili da mandar via.”

L’ironia è una parte fondamentale dei lavori di Malvaldi. Il suo enorme successo è figlio soprattutto della fortunatissima serie dei delitti del Barlume, racconti dove gli omicidi sono visti attraverso gli occhi di quattro vecchietti annoiati nel paese inventato di Pineta. Il sarcasmo toscano, il divertente linguaggio vernacolare, gli intrecci polizieschi hanno decretato l’affermazione di Marco nel panorama letterario nazionale, accresciuta enormemente dalla fortunata serie tv prodotta da Sky. 

Ma i suoi romanzi non sono privi di poesia, quella poesia popolare, squisitamente toscana, che disegna la vita quotidiana delle persone comuni e le attribuisce valore. Come in questo passaggio preso da “La briscola in cinque”, dove Malvaldi descrive, attraverso le parole di Massimo, il titolare del Bar Lume, la bellezza delle ragazze che tornano dalla spiaggia:

“Come sono belle, le ragazze belle che tornano dal mare. Passi stanchi per la lunga giornata sotto il sole, ma ancora ritmati con cadenza da dea nordica che di nulla si accorge. Un’aura di naturale intoccabilità che conferisce loro un aspetto quasi ultraterreno, un ammonimento a non cercare di indovinare quale Zahir si celi sotto gli occhiali scuri e il prendisole che asseconda in uguale misura la brezza e i fianchi. Dee, appunto, di un qualche remoto Walhalla che magari crolla miseramente in una vicina Pappiana non appena aprono bocca. Non parlate, e fatevi guardare.” 

E Malvaldi ama comunicare coi suoi lettori. Nell’introduzione del suo ultimo lavoro, “Il borghese Pellegrino”, gioca con loro e con le loro aspettative. “E infine ci sei tu, amico lettore, o più probabilmente amica lettrice” ammicca dalle pagine del racconto, consapevole che la maggior parte dei lettori italiani è rappresentato dal genere femminile, “che hai un vantaggio sleale. Cioè, siccome quello che stai leggendo è un giallo, sei perfettamente consapevole che nel volgere di qualche pagina qualcuna delle persone che stai per conoscere tirerà il calzino. E, seppure ignorando i termini precisi dell’evento, sai benissimo che verrà assassinata. Solo, ignori chi sta per lasciarci, e chi ne sia il responsabile. Se hai un po’ di pazienza, ci arriveremo.”

È questa confidenza, questo rapporto che sa quasi di amicizia che ama il lettore, che vi assapora il gusto di una storia raccontata da qualcuno di cui ti fidi. D’altra parte, che cos’è la letteratura se non la prosecuzione dei racconti intorno al fuoco dei nonni, il bisogno che ognuno di noi avverte che qualcuno continui a raccontarci delle buone storie, come faceva il papà per farci addormentare?

“Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”, scriveva Baricco nel suo splendido “Novecento”.

Ecco, è questo che fa Marco Malvaldi: continua a raccontarci delle buone storie.

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