Luca D’Angelo, il successo della semplicità e dell’allenatore anti-divo

PISA – Non è mia abitudine esprimere riflessioni a caldo, ragion per cui ho atteso le classiche 24 ore (e qualcosa di più) per tributare quello che ritengo sia un doveroso omaggio a colui che è stato il principale artefice di questa straordinaria impresa, nella quale in pochissimi potevano sperare al termine del girone di andata, il tecnico nerazzurro Luca D’Angelo

di Giovanni Manenti

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Non è mai facile venire ad allenare a Pisa una piazza calda e appassionata come poche, dove tutti sono tecnici, i gruppi social imperversano, sei sempre sotto esame, vieni criticato per ogni scelta – che ricordiamo, gli allenatori devono fare “ex ante”, mentre i commenti sono “ex post” -l e dove devi conquistarti l’affetto, per non dire l’amore dei tifosi che vedono in colui che guida la squadra del loro cuore una sorta di capopopolo.

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Ma ognuno ha il proprio carattere che, come sostiene Schopenhauer, è immutabile  e Luca D’Angelo, 48enne abruzzese, uno che “si è fatto da solo” senza scorciatoie di sorta, ama tenere il “profilo basso”, consapevole delle difficoltà che lo attendono ed altrettanto che l’unica strada che conosce per superarle è il lavoro e l’impegno costante. Poche chiacchiere e tanto lavoro insomma. E i risultati arrivano prima o più, proprio come è successo in questa stagione.

Ed allora, ben supportato  e questa è stata la sua prima fortuna sotto la Torre Pendente  dal Direttore Sportivo Roberto Gemmi, con il quale ha formato una coppia indissolubile, sotto con la crescita di ragazzi bravi quanto si vuole, ma logicamente inesperti data l’età anagrafica, nel delicato reparto difensivo (per chi avesse memoria corta, un 1996, un ’97, un ’98 ed un ’99) cui è costretto ad adattare De Vitis prima della “rivoluzione di gennaio” che, tra gli altri, porta a rinforzo l’esperto Benedetti.

Finalmente con un organico in grado di competere ai massimi livelli della categoria, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, con la trionfale conquista della promozione ottenuta oltretutto in campo avverso, una situazione che a chi ama il nerazzurro ha fatalmente ricordato l’impresa di Cremona 1987, anche in quel caso contava solo vincere in una sorta di spareggio da “o noi o loro”.

Ovvio che è più facile vincere se hai a disposizione un organico di prim’ordine, ma allo stesso tempo se non ci riesci dimostri di non essere all’altezza del compito, e qui emerge tutta la grandezza dell’uomo, prima che dell’allenatore D’Angelo, uno che ha saputo attirare su di sé le critiche (talora anche ingiuste) dell’andata “a protezione” del gruppo, per poi saperlo gestire alla perfezione nel ritorno con una rotazione dei giocatori perfetta e con i ragazzi che lo hanno sempre seguito anche quando erano costretti ad avere meno spazio, facendosi sempre trovare pronti nel momento del bisogno, Brignani, Izzillo e Marin e anche Moscagol sono gli esempi più lampanti.

Ecco quindi che il coro “Luca D’Angelo, Luca D’Angelo, ” che la curva gli ha a lungo riservato lunedì sera credo che sia stato il miglior riconoscimento ad un “Anti Divo”, una persona normale che è riuscito in un impresa fantastica.

Il principale attore del successo nerazzurro è stato proprio lui, alla Dirigenza va il grandissimo merito di averlo confermato per l’anno prossimo, una dimostrazione di fiducia incondizionata a prescindere dall’esito della stagione, circostanza che, forse, ha dato a D’Angelo quel “pizzico” di carica in più che è servita al Pisa per arrivare all’obiettivo finale.

 

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