L’ultimo saluto a Giorgio Vecchiani Alla Pubblica Assistenza si sono svolti i funerali. La commemorazione del Sindaco

PISA – Commemorare Giorgio è come parlare di una persona ancora viva, di un amico e di un compagno carissimo, che oggi di certo non riusciamo a sentire altrove e non con noi. Prevale questo sentimento forse perché Giorgio è stato davvero in prima linea fino all’ultimo giorno.

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Il 25 aprile lo abbiamo salutato con affetto nella cerimonia di Palazzo Gambacorti – come se ci fosse – e poi in un piccolo gruppo siamo andati a casa sua, in San Michele dei Scalzi, a fargli visita. Lo abbiamo visto provato ma lucidissimo, felice e desideroso di uscire di casa – così ci ha detto – per gestire di persona almeno alcuni fra i tanti impegni dell’Anpi. Tanti progetti che aveva incardinato con la sua creatività vulcanica e la sua passione. Pur sapendo della malattia, vedendolo mi ero fatto l’idea che questo momento di saluto fosse ancora distante e che si potesse ancora avere il privilegio della sua vicinanza, del suo consiglio, delle sue raccomandazioni.
Aveva tutte le idee in ordine e dava ancora le sue direttive, con il tatto e la saggezza dell’esperienza. Forse lo faceva con uno sforzo un po’ garibaldino, per se stesso e per noi, per le sue figlie, innanzitutto, per fare sempre a testa alta i suoi ultimi passi.

Giorgio è, è stato, conosciutissimo e amato da tutti per la sua umanità e per essere un interprete autentico e combattivo della sua militanza e, insieme, un uomo capace di dialogare, di spendere la sua generosità.
Giorgio è stato un uomo di azione e di principii. Di azione. E non mi riferisco solo alla scelta coraggiosa dell’antifascismo, ispirata da esperienze giovanili e provenienze anche assai diverse dalla sua, e alla partecipazione alla Resistenza. Perché nella sua vita, con il suo impegno civile, politico e civico, con la sua generosità solidale, ha affrontato e risolto mille problemi difficili, senza paura di sporcarsi le mani, col realismo che era proprio di una classe dirigente formatasi in anni difficili, abituata per necessità e poi per cultura a tradurre i principii in fatti, in atti concreti, in scelte che spostavano in avanti la frontiera dei diritti e anche la civiltà di una comunità.

Giorgio ha dato tantissimo alla città e per i valori dell’antifascismo e della Resistenza che ha impersonato da partigiano e che ha coltivato con straordinario impegno, in nome della Costituzione – che ha difeso strenuamente –, avvicinando tanti giovani.

Da partigiano, giovanissimo – uno fra i 1780 partigiani combattenti che si contarono nella nostra provincia, di cui 101 caduti o trucidati dai nazisti e dai fascisti durante la lotta armata di Liberazione – è stato tra coloro che unendosi nelle formazioni, da Pisa a Lucca, alle Apuane, resero impossibile ai tedeschi l’attuazione del piano di rastrellamento e di deportazione d’intere popolazioni e partecipò, come scrissero Ilio Cecchini e Gioiello Mariotti, a quella “scuola per la ripresa della vita democratica, dopo la notte del fascismo, stabilendo rapporti con le popolazioni, infondendo lo spirito di partecipazione e il senso delle proprie responsabilità”. Una scuola che dette, con l’esempio di uomini e di donne, le fondamenta morali della costruzione della Repubblica, del suo tessuto democratico e della ricostruzione materiale delle città devastate dalla guerra e smarrite nella catastrofe causata dal fascismo.

Dobbiamo immaginarci Pisa per come Giorgio ce l’ha raccontata tante volte e per come abbiamo cercato di rappresentarla in questi anni, coltivando la storia. Fra le macerie, nella demolizione dei bombardamenti che l’avevano sfigurata, irrimediabilmente danneggiata, con famiglie che contavano i lutti e facevano la fame, con uomini come Giorgio che in questa polvere s’impegnarono giorno per giorno in un’opera di ricostruzione davvero immane.

Giorgio Vecchiani è stato protagonista e testimone della ricostruzione del dopoguerra, amministratore locale, dirigente politico del Partito comunista italiano. Ancora giovanissimo, fu investito da Italo Bargagna e dagli altri antifascisti protagonisti della ricostruzione, di responsabilità molto delicate. Fu segretario della Commissione provinciale per l’Epurazione dei fascisti. Dunque conobbe a fondo le responsabilità, le crudeltà, le miserie morali, dei fascisti pisani, di quelli che furono perseguiti, di coloro che fuggirono, di quelli che in fondo pagarono un prezzo lieve per i loro delitti.

Nei racconti di Giorgio è rimasta profonda l’impronta di questa esperienza: ce l’ha trasmessa con tenacia e disincanto, senza sconti, come nel suo stile. E le sue ricostruzioni hanno aiutato a fare la storia: con le sue testimonianze, che lo hanno impegnato anche personalmente a raccogliere e riproporre materiali preziosi, e con l’aiuto dato agli studiosi. Penso, per esempio, alla collaborazione con Carla Forti per la ricostruzione, fatta in un libro bellissimo, dell’eccidio di via S. Andrea del 1 agosto 1944, dove fu assassinato anche il capo della Comunità ebraica Pardo Roquez.

Giorgio ha dato tante prove della sua straordinaria capacità di organizzatore, della sua intelligenza operativa. Uomo per le situazioni difficili. Capace amministratore pubblico, impegnato a lungo nella Provincia e per la gestione dell’Ospedale. Dirigente politico del Partito comunista italiano, quando questo partito aveva un radicamento molto forte nella nostra città, in ogni quartiere e in ogni strato della popolazione, dagli operai delle grandi fabbriche agli studenti dell’Università.

Giorgio ha fatto parte di quella schiera di militanti che si era formata nel governo locale. Quando Occhetto propose la svolta, dopo il 1989, Giorgio fu fra coloro che l’avversarono. Non era d’accordo. Fece la sua battaglia politica. Si trovò da un’altra parte rispetto a compagni con i quali aveva condiviso tante esperienze, una vita intera, si può dire, penso a Vinicio Bernardini. Col quale, comunque, ha sempre mantenuto un’amicizia fraterna.

In realtà, quello che di assai solido ha unito una comunità politica molto vasta non è mai venuto meno. E io spero che in fondo possa resistere anche alle sfide difficili di oggi. Giorgio ha fatto un’altra importantissima esperienza, che va almeno ricordata: quella nel volontariato. Con la sapienza tipica di compagni e compagne – tanti e fondamentali – che hanno saputo trasfondere nel volontariato l’esperienza politica o sindacale. Non solo come presidente della Pubblica Assistenza, alla quale ha dato obiettivi di rinnovamento, con sfide ambiziose che si sono vinte. Va portata ad esempio l’esperienza che ha creato della cooperativa Don Bosco, l’esperienza sociale di apertura del carcere, praticata per la lungimiranza di Vittorio Cerri, a lungo direttore e molto legato a Giorgio.

La guida che Giorgio Vecchiani ha dato all’Anpi è stata aperta e creativa. Non è stata “di mantenimento”.
Abbiamo fatto tante cose nuove, nel nome del lascito di uomini come Uliano Martini, che poche settimane fa abbiamo ricordato. E’ stato un rincorrersi di progetti. Pochissimo di rituale, anche se tutto fatto con rigore, secondo un’impostazione dovuta anche ai suoi indirizzi. Molto fatto con le scuole e l’Università. Fino a progetti più innovativi, quale “Memory Sharing”, o a quello sui luoghi della memoria – grazie, devo dirlo e Giorgio ne sarebbe contento, all’impegno di Marilù –. E io tengo tanto all’istituzione del ricordo della firma delle Leggi Razziali del 1938, fatta a San Rossore, che ha ridato spazio a una memoria irrinunciabile e a studi, alla collaborazione con la Comunità Ebraica. Che ha riproposto le tremende responsabilità del fascismo e che si ritrovano nella genesi dei fascismi e che devono rimanere un monito attualissimo.

Idee anche ambiziose che si sono realizzate davvero. E ogni anno abbiamo fatto qualcosa in più di costruttivo e di non effimero, con linguaggi adatti a parlare ai giovani. Giorgio, come ho detto, ha voluto e saputo avvicinare molti giovani: a loro ha dato tantissimo, ma ha anche saputo prendere. E’ stato davvero giovane fra i giovani, di testa e di spirito. Caro Giorgio, ti salutiamo con la coscienza al posto e con l’impegno a fare ancora di più. Questo sarà il ringraziamento che ti è dovuto e che vorresti. Vogliamo che quello che abbiamo costruito con te, grazie a te, sia un edificio solido. Che duri nel tempo, come i nostri monumenti. Un monumento vivo d’impegno civile e di verità. Valorizzeremo l’esempio luminoso e vivissimo che ci lasci. Ti sentiremo vicino ogni giorno. Intanto, la città si stringe ai tuoi familiari, alle tue figlie, ai tuoi compagni dell’Anpi e a tutti coloro che con te hanno condiviso memoria e principii di pace, di giustizia sociale e di democrazia

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