Meteore nerazzurre: “Peter Rajczi: profeta in patria, e basta”

PISA – Campioncini in erba, promesse non mantenute, stelle in decadenza, giocatori impresentabili, in questi 105 anni di storia ne abbiamo viste di cotte e di crude. Ripercorriamo insieme le vicende di chi dopo Pisa si è affermato a livello nazionale ed internazionale e di chi è sparito dai radar del calcio che conta.

di Marco Scialpi

Arrivato da lontano, con la fama di cecchino infallibile, Peter Rajczi non è riuscito ad imporsi in un campionato difficile come la Serie B Italiana.

Nato a Lengyeltoti, in Ungheria, il 3 aprile 1981, lega indissolubilmente la sua carriera alla formazione dell’ Ujpest, con la quale nel 2005/06 si laurea capocannoniere del torneo di massima divisione magiara, segnando la bellezza di 23 gol in 24 partite. Sfiora il record di un altro ex nerazzurro, Christian Vieri, che nella stagione 1997/98 con la maglia dell’Atletico Madrid, timbra 24 volte il cartellino in altrettante apparizioni.

L’elevato rendimento di cui si rende protagonista gli vale la chiamata della nazionale Ungherese, e soprattutto lo sbarco nel calcio che conta, infatti approda nel 2006/07 al Barnsley, ambiziosa formazione di Championship, la seconda serie inglese.

Problemi con la lingua e con l’adattamento ad un calcio completamente diverso da quello a cui era abituato, non gli permettono di rendere al massimo delle sue potenzialità, mette insieme un buon numero di presenze, ovvero quindici, entrando nel tabellino dei marcatori però in una sola occasione.

La stagione successiva arriva la seconda occasione, viene portato da Gianluca Petrachi a Pisa, dove riveste il ruolo di alternativa al tridente delle meraviglie Cerci – Kutuzov – Castillo. Esordisce nella sconfitta casalinga per tre a zero contro il Brescia, ma non va molto oltre altri spezzoni di partita.

La prima ed unica gioia personale arriva nella trasferta di Vicenza del 3 novembre 2007, quando a tempo scaduto, sfruttando un pasticcio della difesa biancorossa, firma il definitivo 3 a 1.

Non riesce mai a giocare una partita intera e gli arrivi a gennaio di Colombo e Gabionetta gli chiudono ulteriormente gli spazi per mettersi in evidenza. La grande occasione arriva quando, nella partita in notturna del “Garilli”, contro il Piacenza, il Mister Giampiero Ventura lo lancia nella mischia dal primo minuto, come terminale offensivo di una formazione ampiamente rimaneggiata. L’Ungherese però fino a che rimane in campo, non riesce ad incidere come ci si sarebbe aspettato.

Il suo apporto sarebbe fondamentale nel finale di stagione dove il Pisa arriva stremato e con un organico ridotto all’osso per i noti infortuni di Cerci e Kutuzov. Nella trasferta di Avellino di fine campionato però si fa male al ginocchio, entrando duro in un contrasto evitabile con un pizzico in più di lucidità. Di fatto questo è l’ultimo atto della sua esperienza in nerazzurro, conclusasi con dodici scampoli di partita ed una marcatura.

La stagione successiva torna in patria, all’ Ujpest, e ricomincia a segnare con regolarità disarmante, alla media di praticamente una rete ogni due partite. Un potenziale ottimo giocatore, ma che non ha mai avuto quella marcia in più per riuscire ad emergere al di fuori del contesto in cui si era affermato e nel quale probabilmente si sentiva coccolato e protetto.

In una delle prime interviste alla stampa Pisana, disse: “Sono un rapinatore d’area, ho sempre fatto tanti gol e non ho certo intenzione di smettere”.

Inoltre dopo il gol di Vicenza, in un’altra intervista, ai microfoni di una nota emittente locale, affermò in un italiano stentato: “Finalmente è arrivato il primo gol, ho ancora qualche difficoltà con la lingua, ma spero di conoscere presto una bella ragazza Pisana pronta ad insegnarmela, così da inserirmi sempre meglio e segnarne tanti altri”.

A giudicare da come sono andate le cose, probabilmente non l’ha mai trovata.

Peter Rajczi con la maglia dell' Ujpest (foto www.flickr.com)
Peter Rajczi con la maglia dell’ Ujpest (foto www.flickr.com)
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