Ministero Interno può spiare profili facebook: una bufala

PISA – Da ormai qualche ora su Facebook è uscito un testo secondo il quale il Ministero dell’Interno può spiare il profilo di qualunque cittadino italiano sul social network più cliccato dai giovani e meno giovani. Niente affatto. Eco perchè.

Questo il testo: “I dirigenti della Polizia Postale italiana, due settimane fa, si sono recati a Palo Alto in California e sono riusciti ad ottenere un permesso con il quale possono controllare profili e pagine del social network senza aspettare la rogatoria internazionale prevista in questi casi. I detective nazionali potranno in questo modo, spiare qualsiasi utente si colleghi ad internet dal territorio italiano, analizzandone post e profili per coglierlo in fragrante quando salta il selciato delle regole digitali. La decisione sarebbe stata presa data la consapevolezza che gli organi di controllo italiani scandagliano già il web nelle loro operazioni quotidiane. Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, persino i vigili urbani utilizzano internet nelle loro ricerche. Il testo è stato chiamato “I segreti della casta” che presto ha fatto il giro della rete. Un testo che riprende in parte quello apparso nell’ottobre 2010 sull’Espresso, dove si parlava di un patto tra Facebook e il Viminale per spiare gli utenti. Niente di tutto è vero ed è una grossa bufala.

La risposta della Polizia Postale. Non è mancata la pronta risposta della Polizia Postale sulla vicenda: “Attenzione: nelle ultime ore si sta diffondendo il seguente messaggio Facebook: il ministero degli Interni ha ottenuto le chiavi per entrare nei profili. Vogliamo precisare che è assolutamente falso. La Polizia Postale può visionare un Profilo, una Pagina o un Gruppo, solo ed esclusivamente tramite una rogatoria internazionale (come indicato nel Centro per la sicurezza di Facebook ) la quale deve essere disposta ed autorizzata dalla magistratura.

L’accordo c’è ma… Un accordo nel 2010 tra la Polizia Postale e Facebook c’è stato davvero e prevede la possibilità di tracciare pagine e gruppi che possono destare interesse per determinati eventi (tifoserie violente, pedofili, gruppi politici estremi).

Ecco dove si può intervenire. Per quanto riguarda i profili personali su Fb, relativi dati personali quali nomi, data di registrazione, informazioni su di carte di credito, indirizzi e-mail e indirizzo IP, la Polizia può procedere “solo se per il titolare del profilo è stato emesso un mandato di comparizione nel contesto di un’indagine ufficiale“, “in presenza di una ingiunzione del tribunale e/o di un mandato di perquisizione per fondati motivi“.

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