Misericordia, il 20 Novembre la Regione convoca i sindacati. La riflessione dei Cobas sui 32 licenziati

PISA – Il prossimo 20 Novembre la Regione ha convocato i sindacati per parlare dei 32 licenziamenti scattati il mese scorso. Solo due dei 32 licenziati ha trovato lavoro, seppur a tempo determinato. Vi riportiamo di seguito un comunicato dei Cobas.

I Cobas hanno diffuso questo comunicato sulla vicenda dei dipendenti Misericordia licenziati.

Dopo quasi due anni di lotta la vertenza è arrivata alla conclusione con il licenziamento di 32 dipendenti, oltre il 50% della forza lavoro. Chi sono i responsabili di questi licenziamenti?

La Misericordia regionale e l’arcivescovado. Nessun controllo esercitato sulla Confraternita, un debito accumulato in pochi anni di quasi 12 milioni di euro, una sede faraonica con interi piani mai utilizzati. Dov’erano i revisori dei conti che per anni hanno approvato bilanci in perdita? E’ possibile che a nessuno sia venuto in mente di vigilare?

L’inchiesta della Magistratura investe le Misericordie toscane, Pisa e Viareggio in primis. Documenti sequestrati e ad oggi un solo inquisito in una inchiesta scaturita dalle denunce dei lavoratori riunitisi nel presidio permanente che per mesi ha occupato la rotonda del Cep, il quartiere dove sorge la sede della Confraternita. Il debito è stato accumulato da più Governatori, allora perché un solo indagato ad oggi?

Le responsabilità delle istituzioni locali

Gli impegni di Sindaco e Provincia sono rimasti lettera morta, eppure uno strumento formidabile era in loro possesso, ossia la possibilità di imporre (con i vertici ospedalieri) clausole sociali nelle convenzioni sul trasporto sanitario e sociale. Con le clausole, le associazioni di volontariato che si sono aggiudicate la convenzione (dividendosi anche i servizi un tempo svolti da Misericordia) avrebbero dovuto assumere anche il personale della Confraternita oltre ai servizi svolti dalla stessa.

Le istituzioni hanno sempre rifiutato di inserire queste clausole, ma allora perché i soli Cobas sono rimasti a denunciare questa situazione?

La risposta è semplice: attorno ai servizi socio sanitari ruota un colossale business e la tendenza delle associazioni e della Regione Toscana è quella di cancellare posti di lavoro sostituendoli con la figura del volontariato. Il modello toscano per abbattere i costi cancella i posti di lavoro destinandoli al volontariato (spesso e volentieri un volontariato sui generis visto che sulle ambulanze salgono uomini e donne obbligati ai servizi sociali come misura alternativa alla pena).

In questo modo sono in molti a guadagnarci, le associazioni di volontariato che hanno un monopolio assoluto che ai fini elettorali facilmente spendibile, le finanze della Regione e della società della salute (risparmiano) ma a rimetterci sono lavoratori ai quali viene perfino disconosciuta la professionalità acquisita che non potranno più utilizzare visto che vanno sopprimendo questi posti di lavoro.

Le istituzioni locali si sono mosse in ritardo e solo a licenziamenti avvenuti il Sindaco ha chiesto l’intervento della Regione per la cassa integrazione in deroga per mesi richiesta dai soli Cobas

La provincia avrebbe già dovuto avviare una valutazione \analisi delle competenze provvedendo a dotare ciascun dipendente di attestati, ma se nel frattempo si smantellano i servizi socio sanitari, cosa se ne faranno le lavoratrici e i lavoratori di questi attestati?

Dei 32 licenziati, solo due hanno trovato un lavoro seppure precario e a tempo determinato. Proprio per questa ragione la soluzione non è solo l’ammortizzatore sociale che Misericordia ha il dovere etico e morale di erogare ma bisogna rivedere le convenzioni assicurando lavoro a parte del personale licenziato. Il resto lo facciano Cooperative e Rsa private gestite ormai solo con appalti e subappalti\interinali.

Fonte: Cobas Pisa

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